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sabato 5 aprile 2014

di Roberta Perego

Andrea Mastrovito alla GAMeC: il disegno che lega terra e cielo



Salendo le scale della GAMeC (Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo) si apre luminosissima SpazioZero, sala concepita per accogliere in mostra progetti temporanei site-specific. Sembra una rivelazione improvvisa.

mercoledì 5 marzo 2014

di Unknown

VideoPost | Getulio Alviani e Anna Franceschini, doppia personale da Vistamare



Nelle sale che si rincorrono al secondo piano del palazzo in Largo dei Frentani a Pescara, la Galleria Vistamare di Benedetta Spalletti accoglie una doppia mostra dedicata all'opera di Getulio Alviani e Anna Franceschini.
Un sapiente e misurato faccia a faccia tra uno degli esponenti più incisivi dell'arte programmata e ghestaltica e una giovane videoartista.

sabato 17 agosto 2013

di Lucia Zapparoli

Intervista | Pensieri in movimento: Chiara Mazzocchi ci racconta la sua arte

Chiara Mazzocchi
Ve l’avevamo già presentata in un videopost di qualche anno fa (link al post) ma questa volta è Chiara Mazzocchi in persona a parlarci del suo lavoro. 
Nata in provincia di Savona nel 1978, cresciuta ad Andora, dedica la sua vita all'arte visiva e performativa. Dopo aver vissuto a Berlino due anni e partecipato a numerose esposizioni internazionali, Chiara è tornata in Italia e attualmente vive a Milano, dove continua le sue sperimentazioni artistiche e concettuali.

venerdì 31 maggio 2013

di Unknown

Biennale Arte 2013 | Dal Progetto Padiglione Italia al Padiglione Italia

Flashback: una petizione per il Padiglione Italia all'allora ministro Ornaghi, ritardatario nelle nomine per il curatore, poi finalmente la tanto attesa nomina di Bartolomeo Pietromarchi con il suo carico di malumori per le modalità misteriose e sottaciute dell'ardua selezione dei 7 candidati curatori, il crawfunding di Pietromarchi nei salotti della Milano bene, gli inviti ai non giovanissimi dell'arte, la dichiarata volontà di prendere le dovute distanze dall'affollato ultimo Padiglione Italia targato Sgarbi, optando per un progetto all'insegna della sobrietà, privo di provocazioni, concentrato sugli artisti, quelli veri e che finalmente ottengono riconoscimento. E alla fine i nomi svelati: Francesco Arena, Massimo Bartolini, Gianfranco Baruchello, Elisabetta Benassi, Flavio Favelli, Luigi Ghirri, Piero Golia, Francesca Grilli, Marcello Maloberti, Fabio Mauri, Giulio Paolini, Marco Tirelli, Luca Vitone, Sislej Xhafa. Queste le premesse.

Vice versa, questo il titolo del Padiglione Italia 2013, è ispirato ad un concetto teorizzato da Giorgio Agamben nel volume "Categorie italiane. Studi di Poetica" (1996), in cui il filosofo sostiene che per interpretare la cultura italiana sia necessario individuare una “serie di concetti polarmente coniugati” capaci di descriverne le caratteristiche di fondo. 
E Pietromarchi traduce il tutto in un poliedrico gioco di coppie d'artisti che s'incontrano e scontrano in sette stanze. L'indagine a quattro mani e due teste si traduce in installazioni, sculture, dipinti, performance, interventi sonori e ambientali, dentro e fuori il padiglione all'Arsenale.


Eccovi le foto!





Ghirri e Vitone e il paesaggio inteso come luogo, sospeso tra visione e memoria:




Mauri e Arena e il rapporto sofferto e contraddittorio con la storia, tra dimensione personale e collettiva:





Maloberti e Favelli e gli sconfinamenti tra autobiografia e immaginario collettivo, cultura e tradizioni popolari:






Baruchello e Benassi tra frammento e sistema in cui l’umana ambizione ad archiviare e a classificare si scontra con l’impossibilità e il fallimento:






Bartolini e Grilli e la contrapposizione tra suono e silenzio, libertà di parola e censura:






Paolini
e Tirelli sul tema dell'arte come illusione, come sguardo prospettico in bilico tra realtà e rappresentazione:







Golia Xhafa e il gioco dialettico tra tragedia e commedia, tra vita vissuta e immaginata:




Venezia (Tese delle Vergini, Arsenale)
1 giugno – 24 novembre 2013
Curatore Bartolomeo Pietromarchi
Commissario Maddalena Ragni
Per maggiori info vi rimandiamo al sito ufficiale della Biennale.

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mercoledì 15 maggio 2013

di Lucia Zapparoli

Intervista | Il particolare sguardo di Diego Miguel Mirabella

Diego Miguel Mirabella è un giovane artista romano con radici siciliane. Nasce a Enna nel 1988 e successivamente si trasferisce a Roma, dove si diploma all’Accademia di Belle Arti. 
A soli venticinque anni ha già esposto in numerose gallerie e musei di diverse città italiane. Fra un allestimento di una mostra e l’altra sono riuscita a incontrarlo per farci raccontare il suo lavoro.

Partiamo dal presente, l’ultima opera che hai realizzato è stata quella per la nuova galleria romana “Operativa arte contemporanea” all’interno del progetto Il peso della mia luce. Come sei arrivato a concepire il tuo lavoro per questo progetto? 
Due dei lavori presentati per questa mostra sono delle strutture “architettoniche”, come delle pareti piegate, che accolgono rispettivamente una gomma policroma e delle lastre di vetro. Attraverso questo piegarsi si generano alcuni effetti come ad esempio degli angoli bui, degli antri visivi. Quindi nel creare queste pareti lo sguardo è come violato della possibilità di dirigersi verso un orizzonte altro. Lo stesso titolo Un’innaturale indisposizione all’altrove, del più inedito dei lavori presentati, suggerisce questo mio pensiero: noi uomini siamo predisposti per natura a guardare sempre a un altrove e per risolvere uno dei nostri problemi più spinosi poniamo l’ancora su concetti come Dio, l’amore, l’infinito. Insomma categorie non pensabili, utilizzando un termine caro alla filosofia potremmo dire trascendenti. Io sono certo che esiste un modo altro di appropriarsi degli stessi concetti. Non dico rimanendo a casa ma almeno senza dover ogni volta uscire da noi stessi.

D. M. Mirabella, Un'innaturale indisposizione all'altrove,
Installazione, 2013

Potremmo dire che il tuo lavoro si basa su un concetto fondamentale, quello dell’abbassamento dello sguardo. In cosa consiste? 
L’abbassamento dello sguardo è proprio questa mia sorta di paradigma nei confronti di una modalità di affrontare lo sguardo delle cose. Per “abbassamento dello sguardo” intendo “un’innaturale indisposizione all’altrove”. L’uomo è stato abituato da sempre a cercare la verità e soprattutto a cercarla altrove, a compiere come un grande viaggio. Non penso che non sia importante viaggiare ma bisognerebbe sempre riaffermare passo dopo passo quello che può essere la verità, non andarla a cercare lontano ma riconfermare nel percorso il rapporto con noi stessi. Questo concetto sembra semplice ma in verità apre diverse riflessioni sul nostro comportamento, il nostro modo di affrontare gli eventi. Per me guardare è profondamente legato al pensare. Nessuno guarda una cosa senza pensarla. 
Certo poi un pensiero può essere declinato infinite volte. Basta pensare alle grandi poesie d’amore: quante poesie d’amore sono state scritte da quando esiste il genere umano? Tantissime. Eppure ognuna è diversa dall’altra e ognuna è irripetibile e inappuntabile. Per questo conduco questa mia ricerca in modo quasi “schizofrenico”: non seguo un unico ordine formale, utilizzo sempre materiali e forme diverse, il legno, poi la polvere, i piedistalli. Non cerco mai di attenermi alla forma. 
Ho un’idea principale e ho capito che quest’idea può essere espressa in tanti modi. In questo periodo della vita ho usato l’abbassamento dello sguardo. Da poco sto pensando che non esiste solo lo sguardo verso le cose ma anche verso l’altro e questo apre molti scenari. 

I tuoi lavori sono in gran parte caratterizzati dall’elemento della “piega”. Si vede molto bene in una delle tue ultime opere, Degno. Come mai ricorre così spesso? 
Piegare è uno dei modi che abbiamo per mettere in ordine le cose. Quando vogliamo far entrare le lenzuola nel cassetto non possiamo non piegarle. Ma le lenzuola piegate sono sempre lenzuola? Oppure è lo scopo a renderle lenzuola? Per me rimangono tali ma mi rendo anche conto che ogni cosa cambia, i disegni decorativi vengono spezzati, le dimensioni si sfalzano eccetera. Un disegno su carta subisce gli stessi effetti così come la gomma policroma piegata, accolta anch’essa da una lastra di MDF che appare come piegata.

D. M. Mirabella, Degno,
Installazione, 2012
Utilizzi molto spesso dei materiali industriali particolari, il lattice, l’MDF, ci racconti come realizzi concretamente i tuoi lavori?
Io sarei dispostissimo a delegare tutto quello che è l’operare, la manualità dato che personalmente non apprezzo molto l’aspetto tecnico del lavoro. 
Nonostante tutto so fare, e faccio quasi tutto nei miei lavori ma quello appartiene ad una mia attitudine “cinetica”. Insomma, non so stare fermo. 

La tua residenza è all’Ex Lanificio Luciani dove lavori insieme ad altri artisti emergenti e non. Cosa ti ha dato un’esperienza del genere? 
Ormai sono tre anni che sto all’ Ex-Lanificio e sono tre anni che lavoro come assistente dell’artista Pietro Fortuna, con cui ho stretto un forte rapporto amicale. Divido lo studio con Vincenzo Franza e, fino alla sua partenza per Londra, Mauro Vitturini. 
In questi tre anni, noi quattro abbiamo lavorato sempre insieme, come una sorta di comunità particolarmente felice. Nel novembre 2012 alla Temple University a Roma, abbiamo anche fatto una bella mostra insieme che ha confermato il nostro affiatamento. 
È un’esperienza particolare e sempre stimolante. Penso che sia fondamentale per la crescita questo scambio continuo. Il fatto di essere in compagnia significa avere una responsabilità nei confronti dell’altro e questo sembra essere alla base del lavoro di artista. 

A febbraio hai partecipato con il collettivo ArtNoise al Festival della creatività all’Ex Mattatoio del Macro Testaccio. La tua opera in particolare ha ricevuto una menzione speciale, in cosa consisteva? 
Sì esatto, il collettivo curatoriale ArtNoise, sorto dall’omonima, ottima, rivista online, ha realizzato questo progetto dal titolo Ortica. Organic Theme in contemporary art per il Festival delle Creatività. 
Il mio lavoro in particolare è stato curato da Daniela Cotimbo in quanto erano 8 curatrici per 8 artisti. Il lavoro consisteva in una luce sagomata che correva da una parte della stanza all’altra e veniva intercettata dall’alto da sporadiche cadute di polvere. Penso sia stata quella riflessione che non avevo ancora ben assimilato. L’opera consisteva in due elementi già esistenti, la luce e la polvere, di conseguenza io non dovevo apportare niente ma solo sottolinearli. Questi due elementi, da soli, riuscivano a fermare lo sguardo, creavano una sorta di muro, dove lo spettatore si fermava per mettere a fuoco questa pochezza che lo avvolgeva. 
Il progetto Ortica ha poi vinto il premio per le Arti visive e la commissione ha deciso di darmi una menzione speciale per il lavoro presentato. 

D. M. Mirabella, Tutto aperto tutto chiuso,
Installazione, 2013
Successivamente invece hai esposto insieme a Mauro Vitturini a Palazzo Lucarini a Trevi per la mostra Preuspposti per un dialogo inesatto. Cosa avete realizzato per quell’occasione? 
La mostra è stata curata sempre da Daniela Cotimbo e consisteva in un dialogo fra Mauro Vitturini e me, in passato avevamo fatto insieme anche un’altra mostra intitolata Diasige (2011). In questo caso abbiamo rinnovato l’idea e abbiamo messo l’accento su come un dialogo possa essere fondamentalmente valido anche nelle sue inesattezze. È molto bello il video omonimo che abbiamo fatto insieme. Dentro una stanza del museo siamo proiettati ciascuno in un angolo. Mentre io cerco continuamente di dialogare con Mauro lui non risponde se non tramite sottotitoli. 
La curatrice della mostra è stata molto presente e sicuramente partecipe in modo profondo al lavoro finale. Oltre che abile a intercettare nelle nostre così profonde differenze caratteriali un fil rouge inaspettato ma direi presupposto. 

A questo proposito, in base alla tua esperienza, come dovrebbe essere il rapporto fra artista e curatore? 
Non lo so ancora bene, però mi sono reso conto che sicuramente ci deve essere grande sintonia. Il curatore che non ti conosce bene o che non è molto interessato alla costruzione di un’affinità di intenti non ha molto da offrire. 

Domanda inflazionata forse ma in quanto giovane storica dell’arte mi interessa molto: cosa significa per te essere un giovane artista emergente in una realtà come Roma? 
Non so se sia peculiare di Roma ma sento che in questa città mi manca molto lo scambio umano. Non mi piace il fatto di non scambiarsi idee e opinioni con altri artisti. Mi trovo sempre di più a rapportarmi con curatori, critici o comunque persone che si occupano di arte ma dall’altra parte. Io invece amerei tantissimo capire cosa pensano gli altri artisti. 

Ci puoi annunciare in anteprima nuovi progetti o nuove collaborazioni? 
Anche se in questo momento ho diverse idee per la testa, vorrei prendermi un periodo per rinnovarmi. Ho bisogno di mettermi a pensare, riflettere su quello che ho realizzato, anche per non sottostare a una sorta di bulimia produttiva.

Vi invitiamo a visitare il sito di Diego Miguel Mirabella
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lunedì 22 aprile 2013

di Unknown

VideoPost | Un talk al MACRO per il nuovo lavoro di Luca Trevisani

Nell’ambito del programma Artisti in residenza, mercoledì 17 aprile 2013 presso la Sala Cinema, il MACRO ha presentato il talk di Luca Trevisani, uno degli artisti italiani di ultima generazione più interessante. Il suo lavoro spazia dalla scultura al video, fino a discipline come le arti performative, la grafica, il design, il cinema di ricerca e l’architettura.

Durante il talk, a pungolare l’artista, sono intervenuti Claudia Gioia, curatrice della sua recente mostra presso la galleria Valentina Bonomo di Roma, e l’artista visivo Italo Zuffi.

Trevisani, dopo un’attenta riflessione sul suo lavoro, sempre ricco di echi e suggestioni, ha presentato al pubblico il progetto filmico che sta ultimando durante la residenza al MACRO. Protagonista è l’acqua e le sue trasformazioni.

Nel video che segue troverete nella prima parte il talk e nella seconda la presentazione in anteprima del lavoro (dal 27° minuto in poi).






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giovedì 14 febbraio 2013

di Unknown

VideoPost | Dai sistemi di classificazione scientifica alla micologia visionaria di Salvatore Arancio

Presso la Federico Schiavo Gallery (Roma) è in corso una mostra che indaga in maniera inedita il mondo della micologia e più in generale dei sistemi di classificazione scientifica. Ma l'artista in questione, Salvatore Arancio, con questa mostra intitolata The Little Man of the Forest With the Big Hat, va oltre l'apparenza e ne fa trasparire, mediante giochi scultorei e composizioni ardite, i risvolti inaspettatamente folli, maniacali e visionari.

S. Arancio,The Little Man of the Forest with the Big Hat, 2012, 
five glazed ceramics, gouaches on printed paper, perspex, painted MDF, giclée print on canvas
(
photo by Giorgio Benni, courtesy Federica Schiavo Gallery, Roma)
La mostra ruota attorno all'omonima installazione scultoreaprogettata e realizzata dall'artista nel 2012 a Faenza, in occasione della residenza presso il Museo Carlo Zauli. Ceramiche in bianco e nero lucente riproducono le forme di insoliti funghi velenosi, che ritroviamo anche in  illustrazioni di schede di classificazione rubate dai libri di micologia.

La manipolazione e la distorsione di forme e catalogazioni precise inducono la ricerca verso l'altra faccia della medaglia, dove la rigida classificazione dilaga in volontà maniacale. Stessa ambivalenza si rintraccia nelle proprietà benefiche e allucinogene del fungo.

S. Arancio, Bird, 2012,
looped video for projection,
(
photo by Giorgio Benni, courtesy Federica Schiavo Gallery, Roma)
Salvatore Arancio presenta anche un video, Bird, girato in Super 8 all'interno del Museo di Zoologia di Bologna. L'indagine qui si concentra sulle collezioni ornitologiche, in particolare quella della prima metà del secolo di Zaifagnini- Bertocchi. Alla manipolazione scultorea si sostituisce la manipolazione della ripresa lenta e ambigua, che ancora una volta mostra al fruitore l'aspetto più visionario insito nella nel rigore dell'azione catalogatrice. Ruolo fondamentale in questo senso è dato anche al suono che accompagna il film, Expo 70, progetto musicale di culto di Kansas City.

S. Arancio, View of The Little Man of the forest with the big hat, 2013
mixed media, installation view,
(
photo by Giorgio Benni, courtesy Federica Schiavo Gallery, Roma)
Nella terza ed ultima sala le relazioni natura/scienza si palesano più chiaramente, tramite giochi illustrativi e l'esposizione di una nuova scultura, realizzata durante una residenza d'artista presso l'European Ceramic Workcentre di 's-Hertogenbosch (Paesi Bassi).

Mostra da non perdere, in corso fino al 16 marzo.
Nel frattempo eccovi un video


Per maggiori info Federica Schiavo Gallery
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mercoledì 13 febbraio 2013

di Unknown

Piante su piante, garden project di Michele Guido

Garden Project, la mostra in corso presso Z20 Galleria | Sara Zanin, comprende una serie di lavori site specific nati dalla ricerca di Michele Guido, artista da sempre interessato a svelare visivamente il rapporto tra natura e spazio architettonico. 

M. Guido, michele guido_02.02.13_garden project Installation view,
©Michele Guido courtesy z2o Galleria | Sara Zanin, Photo credits: Michele Guido

Una similitudine palesata in maniera geometrica, mediante proiezioni ortogonali e sovrapposizioni  di piante su  piante. Le prime botaniche, le seconde architettoniche. 

M.Guido, lotus garden project #03 2013, Installation view,
©Michele Guido courtesy z2o Galleria | Sara Zanin, Photo credits: Michele Guido

Lotus Garden project# 05_Raphael Urbinas 1504_2011 è un'opera recente che mette in relazione la nervatura di una foglia di loto con il tempio sullo sfondo de Lo sposalizio della Vergine di Raffello e quindi anche con il Tempietto di San Pietro in Montorio del Bramante.

M. Guido, Studio Lotus Garden Project #05_Raphael Urbinas 1504_2011, 
©Michele Guido courtesy z2o Galleria | Sara Zanin Photo credits: Michele Guido
L'intera galleria è poi trasformata in una sorta di giardino: le pareti e il soffitto della sala principale divengono supporto di macro fotografie di foglie di loto e dimora di piante della famiglia dell'euphorbia. Un esemplare dalle foglie strette e oblunghe spunta dall'alto con tutto il suo peso leggiadramente invadente.


M. Guido, michele guido_02.02.13_garden project, 2013 Installation view,
©Michele Guido courtesy z2o Galleria | Sara Zanin, Photo credits: Michele Guido
L'evocazione prospettica e analitica delle due forme prese in esame visivamente, si compone e scompone continuamente, si concretizza e nello stesso istante si fa evanescente. Il fruitore ottiene così la piena percezione di uno spazio organico e geometricamente perfetto, che rimane però irreale e impalpabile. 

La mostra sarà visitabile fino al 16 marzo.

Per maggiori info Z2O Galleria | Sara Zanin

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lunedì 26 novembre 2012

di Unknown

NewArt | Federica Di Carlo, la vita in un'unica immagine

Premessa: nel momento in cui mi è arrivata l'email di Federica per la nostra selezione New Art, il suo nome mi rimbombava in testa, sicura di averlo già sentito altrove. Quando le immagini del suo lavoro mi sono apparse sul pc ho capito. Come vi ho già svelato, ho un taccuino in cui annoto i nomi degli artisti che "Bum!" a primo impatto e senza troppi giri di parole e concetti astrusi, mi colpiscono e su cui vorrei scrivere un giorno almeno un post. Ebbene Federica Di Carlo era già in cima alla mia lista, quindi sono davvero felice oggi di presentarvi il suo lavoro, ma andiamo con ordine...

Federica Di Carlo è una giovane artista dalla creatività poliedrica, utilizza i linguaggi dell'arte contemporanea con intelligenza e senza farsi ingannare troppo dalla sperimentazione e dalle sue forme falsamente accattivanti.

F. Di Carlo, Test d'identità,
installazione, 2010
Tramite la pittura indaga temi e soggetti importanti, restituendoci visioni poetiche della vita. Pose poco convenzionali ma molto naturali, in cui il colore a macchia ha un peso e un significato non casuale, spesso portatore di messaggi dell'anima. Test d'identità è un'installazione che racconta i sentimenti che s'intrecciano bruscamente o s'insinuano pacatamente nel corso naturale della vita. Le donne dipinte da Federica hanno la dolcezza, il timore del mondo e l'incertezza del futuro tutto in uno sguardo. Ma è anche e soprattutto uno studio sul corpo, le sue trasformazioni e la sua fragile bellezza.

F. Di Carlo, Stream of Consciousness,
installazione, 2012
L'installazione Stream of Consciousness è un vortice cinetico dall'andamento casuale ma dipendente dal passo e dallo sguardo di chi vi gira attorno. Si tratta di una scultura circolare percorsa da un fascio di luce e da tante piccole e leggerissime forme cartacee, con l'immagine di una carpa ricavata da un antico timbro, scovato da Federica a New York. Il tutto viene continuamente deformato e ripetuto da uno specchio posto alla base. E' un'indagine moto-visiva degli istanti creativi, quelli che si susseguono e accavallano caoticamente nel tempo che genera creazioni artistiche. E' il caotico mondo delle idee che prendono una direzione nella mente, sviandola e contraddicendola di continuo.

F. Di Carlo, Stream of Consciousness,
installazione, 2012
La sua installazione-performance I saltatori è un racconto umano, ibrido  di storia, memoria e tempo, quello in cui i ricordi delle persone care si relegano al sicuro e nel contempo si scrollano di dosso. Un salto su un prato di papaveri, immagine di tomba e di rinascita. Federica stessa rivela: 
"Ho scelto il papavero sia per il suo colore forte e deciso, sia perché nella simbologia assume la valenza di veleno che provoca intossicazione ma allo stesso tempo se usato in dosi ridotte possiede forti proprietà medicinali. Inoltre il papavero è associato al simbolo del potere. L'idea era riunire in uno stesso simbolo il virus e la cura. La morte e l'assimilazione di essa".

F. Di Carlo, I saltatori,
installazione, 2011
E' un'inedita visione del lutto, una visione intima, sicuramente autobiografica ma che riflette l'idea universale della morte e scandisce un tempo di metabolizzazione differenziato per ognuno di noi. 

La forza di quest'artista è tutta nel suo saper indagare e sintetizzare in una sola immagine sia l'io che il noi. E' nella capacità di saper cogliere gli istanti profondi e i temi importanti della vita, per restituirceli con sensibilità e chiarezza. E' nella volontà di prestarsi all'ascolto del respiro del mondo, per decifrarne il mistero... semplicemente.

Per saperne di più vi rimando al suo sito
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Federica Di Carlo è nata a Roma nel 1984. Dopo aver studiato presso l'Accademia di Belle Arti della sua citta' e di Bologna, ha vissuto a Barcellona e a Londra dove ha frequentato diversi corsi di perfezionamento ed è entrata in contatto con artisti internazionali. Una delle sue ultime esperienze è stata a Salisburgo con l'artista americana Judy Fox, per affinare le tecniche scultoree.
Ospite di numerose collettive in Italia e all'estero, ha suscitato grande interesse da parte di pubblico e critica. Tra le sue ultime esposizioni "Fabula in art" presso i musei di San Salvatore in Lauro, con la collaborazione di: Arushi Art New Delhi India, MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Cittadellarte-Fondazione Pistoletto, Riso Museo d'Arte Contemporanea della Sicilia, dove in occasione di Fabula in Art III ha esposto assieme a grandi artisti come: Shirin Neshat, Patrick Guerresi Maimouna, MimmoPaladino et al. Nella stessa occasione la sua opera è stata battuta all'asta dalla CHRISTIE'S.
I Saltatori è stata una mostra a cura di Valentina Bernabei (curatrice e giornalista per flashart) presso la Casa Internazionale delle Donne. 
"Stream of consciousness",  presso la galleria IPSAR di Roma, è stata curata da Chiara Natali con una presentazione della curatrice del contemporaneo della Galleria nazionale d'arte moderna di Roma, Angelandreina Rorro.
Appena rientrata nella sua città, dopo un paio d'anni vissuti a Barcellona, Federica è stata notata proprio dalla Rorro in occasione della mostra presso la Casa internazionale delle donne.
Di recente è stata tra i vincitori del prestigioso concorso Como Contemporary Contest 2012.
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sabato 10 novembre 2012

di Unknown

New Art | Tomaso Marcolla e l'ironica serietà dell'arte

Tomaso Marcolla non gira mai intorno ai concetti, punta dritto al senso e non senso di ciò che intorno a noi accade. La sua produzione è una contaminazione tra grafica, arte pittorica, arte digitale e illustrazione.
I suoi collage sono sipari in acrilico che mandano in scena realtà naturali: un fiore, un paesaggio o un intreccio di rami. La stampa fotografica sembra disperdersi nell'acrilico e viceversa. Sembra quasi che una strana pozione stia sciogliendo i colori dinanzi ai nostri occhi. 
La sua produzione grafica a penna ed acquerello sembra essere il dettato visivo di un occhio che scruta il mondo e i suoi oggetti del quotidiano con scrupolosa cura.

T. Marcolla, Mela_inavado,
2006, foto e computer grafica

Ma la parte più interessante del lavoro di quest'artista, quella che ci restituisce le contraddizioni e assurdità della nostra civile società, si nasconde in una serie di  vignette. Un mix tra foto e computer grafica, forti immagini d'impatto visivo e concettuale, che senza equivoci ci spingono ad una riflessione ben precisa. Il gioco è imbastito tutto su semplici e mai scontati accostamenti soppesati con ironica serietà.

T. Marcolla, War, 2007,
foto e computer grafica
War, la sua composizione di proiettili non anonimi, è un quadro amaro delle intenzioni umane che smuove le coscienze e nel contempo un invito alla presa di responsabilità.
La sua matita stretta in vita da un etichetta di censura è più eloquente di uno sciopero di logorroici giornalisti.
La sua Mela_invade è più forte e comunicativa di qualsiasi prima pagina di stampa: una mela rossa, che simboleggia il mondo, e due morsi dalle sembianze di militari che avanzano muniti di mitra. Non a caso quest'opera grafica è stata utilizzata per promuovere una commedia sui diritti umani e ha ottenuto il primo premio nella sezione grafica dei “Best artist 2009” organizzati dal Muvac, Museo Virtuale Arte Contemporanea.

Se è vero che l'arte contemporanea produce prima di tutto simboli, le immagini confezionate da Marcolla potrebbero essere etichette simboliche del nostro tempo. 

Per saperne di più sull'artista e i suoi lavori vi invito a fare un giro sul suo sito.
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Tomaso Marcolla, Diplomato all'Istituto d'Arte di Trento ha iniziato l'attività di grafico nel 1985.Attualmente è impegnato nel campo della grafica, si occupa inoltre di prodotti multimediali. Socio dell'AIAP "associazione italiana progettazione per la comunicazione visiva". Membro del BEDA "Bureau of European Designers associations". All'attività professionale di grafico, abbina l'attività artistica con una variegata produzione che spazia dagli acquerelli agli oli, dalla fotografia all'acrilico, dalle vignette ai lavori grafici fino alla computer grafica. Ha già vinto Premi, esposto in numerose collettive ed ha allestito personali in diverse gallerie e spazi pubblici. 
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lunedì 5 novembre 2012

di Unknown

NewArt | Diego Perucci e la sua poetica semplicità

Diego Perucci, in arte Don Manuel Bueno Martire, è un artista essenziale. 

E' questa la primissima impressione che si ha guardando i suoi lavori. Dal suo curriculum vitae scopriamo che è anche una sorta di scrittore in erba.

Uait, tecnica mista, 2011
In effetti, un po' in tutti i suoi lavori, sembra nascondersi una storia che attende di essere raccontata. Quella che ognuno di noi immagina dinanzi a due occhi che si perdono nel bianco di un fondo monocromo, o negli occhi di un cane, Otto, che ci guarda silenzioso, quasi a volerci ipnotizzare. 

Otto, tecnica mista, 2012
In alcuni suoi dipinti, soprattutto nei paesaggi, il mondo sembra perdere il suo equilibrio e dilatarsi. Dell'uomo non rimane che la silhouette. Spesso sembra di sfogliare un libro illustrato di favole contemporanee fatte di partenze e approdi in luoghi della memoria. Dinanzi alle sue quattro piccole sedie color cielo si ha la voglia irresistibile di sedersi e prendersi una pausa dal quotidiano.

Sedie, tempera su legno, 2011
E poi ci sono i motivi a metà tra pattern anni '70, linee nere sinuose dal sapore art nouveau e labirintici tratti alla Keith Haring che si mescolano e si accordano con naturalezza su qualsiasi tipo di supporto, perfino su violini chitarre.
Diego ci ha colpiti per la sua poetica semplicità!

Per saperne di più vi consigliamo di fare un giro sul suo sito.
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Diego Perucci è nato a Brescia nel 1985. Si è diplomato al Liceo Classico Arnaldo di Brescia e ha conseguito la Laurea in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Siena. Vive e lavora fra Brescia e Siena. Dal 2008 è membro del Collettivo RAM di Brescia, gruppo di artisti e tecnici rivolto alla sperimentazione artistica del suono. Dal 2010 è Presidente dell’Associazione culturale RèSISTANCe di Siena, attiva nella ricerca, nella produzione artistica e nell'organizzazione di eventi. Nel 2009 è stato vincitore del "X Premio di Narrativa essenziale formiche rosse" di Siena. Ha già partecipato a diverse mostre personali e collettive.
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venerdì 26 ottobre 2012

di Unknown

VideoPost | Apre Affordable Art Fair a Roma

Parete con opere a meno di 500€
Avete appena rimesso a nuovo casa e una parete se ne sta lì tutta vuota in attesa che qualcosa arrivi? Avete sempre sognato di essere dei veri collezionisti d'arte ma il vostro portafogli è sempre stato poco all'altezza? Ecco l'occasione giusta per voi. Ha aperto i battenti ieri, e per la prima volta a Roma, l'Affordable Art Fair, la fiera in cui tutti (non proprio tutti ma molti si) possono permettersi di comprare qualcosa.
Noi ci siamo andati e abbiamo fatto un primo giro di perlustrazione tra stand e eventi collaterali. Ma se ieri la serata prevedeva un pubblico numeroso ma solo su invito, oggi le porte si apriranno per tutti. I prezzi? Come promesso dai 100 ai 5000€, anche se intorno ai 100€ non c'è da aspettarsi molto. 

Buone occasioni nello stand a cura di Marie Claire che come ci spiegano hanno avuto opere in donazione da alcuni artisti che, proponendo un prezzo low cost, aiuteranno il progetto per le donne, in collaborazione con Oxfam. L'occasione è ghiotta anche per dare uno sguardo a gallerie internazionali, ad esempio non dimenticate di passare dalla galleria di Tokyo, di cui non ricordo il nome ma vi assicuro che è inconfondibile. Nello stand del MACRO si fa bella mostra delle pantere di Marcello Maloberti. Le ricordate? Sono le poche sopravvissute alla sua perfomance Blitz, quella che ebbe luogo al MACRO nel marzo scorso e in cui l'artista le mandò letteralmente in frantumi. Nella sezione Young Talents ci piace molto Lara Jeranco Marconi

Noi cosa compreremmo? Sicuramente una foto di Jeson Eskenazj o di Claudio De Micheli, ma ahimè, niente bollino rosso, siamo sopra i 1000 euro. Occhio anche alle opere di Marilena Vita.

Da oggi e fino a domenica numerosi incontri con esperti del settore e laboratori per grandi e piccini gratuiti. Insomma, a tasche piene, leggere o addirittura vuote, vale la pena farci almeno un giretto.

Tanto per farvi capire di che si tratta, siamo andati a dare una sbirciatina con le nostre telecamere. Eccovi il video della serata di inaugurazione.


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giovedì 18 ottobre 2012

di Unknown

Da Moby Dick alla balena di Claudia Losi

Claudia Losi, La balena (photo link)
Dovete sapere che nel mio block notes di tanto in tanto appunto nomi di artisti su cui un giorno vorrei scrivere almeno un post. Oggi il doodle che festeggia il 161° anniversario di Moby Dick, il classico della letteratura americana scritto da Herman Melville, mi ha spinto a parlarvi di un'artista che nella mia lista c'è già da un bel po'. Sì, perché Claudia Losi di balene è un'esperta. L'artista piacentina ha realizzato una balena in tessuto di dimensioni reali e l'ha portata in giro il più possibile per creare di volta in volta delle relazioni sempre nuove e spesso inaspettate: Italia, Sudamerica, Inghilterra e Francia. Il progetto è nato nel 2004 da una serie di elementi diversi ma tutti importanti. Il primo ha a che fare con un ricordo infantile, legato alle colline di casa sua, dove trovarono delle ossa di balena o proto balena. E poi le suggestioni di un film in cui si racconta lo strano approdo, in un container guidato da un nano malefico, di una balena in un piccolo centro ungherese.

Claudia Losi è un'artista poliedrica, dal video alla scultura morbida e extra large. Predilige realizzare opere con materiali che necessitino di lavoro manuale, dal ricamo ad altre lavorazioni di tessuti, di volta in volta raccontando favole e poesie sempre nuove.

Balena project ha visto coinvolti anche Antonio Marras e Vinicio Capossela. Marras ha realizzato delle giacche con la stoffa ricavata dalla pelle della grande balena di Claudia e le prime cinque, tutte su misura per l'istrionico Capossela. Nel 2010 ne è nato Les funerailles de la Balene, la fine (artistica) di un progetto.

Per saperne di più, vi suggerisco di fare un giro nel sito di Claudia Losi.
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martedì 9 ottobre 2012

di Unknown

L'Italia di Klee in mostra alla GNAM

Secondo Klee esisteva una profonda analogia tra la genesi della natura e la genesi dell'opera. Per questo l'arte non si limita mai ad una mera riproduzione della natura. Partendo dagli elementi formali della grafica, linea, punto, superficie, colore e tonalità, Klee è stato un poeta dell'arte del XX secolo.

La GNAM (Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma), da oggi 9 ottobre ospita lamostra "Paul Klee e L'Italia", mostra a cura di Tulliola Sparagni e Mariastella Margozzi
Anche se nella biografia dell'artista spicca il suo viaggio in Tunisia del 1914, rivelatore del colore, altri viaggi contribuirono alla creazione del suo mondo così intimo e sublime. In Italia è affascinato dal classico,dalla natura, architettura e musica. Sue mete preferite furono Roma, Firenze e Napoli ma anche Venezia e la Sicilia. 100 le opere riconducibili al suo legame con la nostra terra e a fargli da pendant le opere di artisti italiani sicuramente influenzati dalla sua teoria e dalle sue visioni, tra gli altri Melotti, Lucini, Novelli e Accardi.

Un amore, quello per il popolo italiano, che nasce poco a poco e nel reiterarsi dei viaggi, dal 1901 fino agli anni '20. Prima ci definisce "marmaglia miserabile", poi si affeziona e giunge perfino ad ammettere ammirazione e nostalgia.

La mostra rimarrà aperta fino al 27 gennaio 2013.
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mercoledì 3 ottobre 2012

di Unknown

Intelligenza collettiva delle formiche e modelli di crescita sociale ed economica. Rapporto di Luana Perilli

La prima, la più grande, era stata esposta al MACRO Testaccio di Roma, nella mostra Re-generation. Ora la seconda, di dimensioni più ridotte, campeggia nel centro della romana The Gallery Apart per la mostra 108 (spontaneous collective in thoughtless awareness).

Luana Perilli, 108
 The Gallery Apart

Si tratta di teche in vetro contenenti ecosistemi improbabili ma reali. Mondi a parte in cui mobili dal design anni '50 fungono da nidi per colonie di formiche tessitrici. A realizzarle è Luana Perilli, artista romana  mai scontata e sempre inaspettatamente diversa da se stessa. 
L'avevamo conosciuta sempre presso il MACRO, questa volta nella sede di via Nizza, con l'affascinante intreccio emotivo di The man of the Season, un video nato dalla riflessione sullo schema proppiano della fiaba. 

Luana Perilli, 108
 The Gallery Apart

Ora l'analisi invece coinvolge la sociobiologia, approfondendo in chiave artistico scientifico modelli eusociali di animali, in particolar modo quello della formica. Partendo dall'intelligenza collettiva che contraddistingue l'insetto meglio conosciuto dall'uomo, la critica si rivolge all'attuale crisi dei modelli di crescita sociale ed economica.

Luana Perilli, 108
 The Gallery Apart
(frame dal video)

Come sempre l'approccio alla materia avviene per vie diverse ma tutte collegate tra loro: dalle teche installazioni agli studi svolti su fogli di quaderno, dagli appunti grafici sul design al video spot degli anni '50 montato su un sottofondo tipico di Bollywood.

Luana Perilli? Artista da tenere sott'occhio!

Per maggiori info sulla mostra eccovi un link

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mercoledì 12 settembre 2012

di Unknown

Maurizio Savini e la scultura in chewing gum

Maurizio Savini
(photo by Romaprovinciacreativa)
Quando sembra tutto fatto e sperimentato ecco che un materiale nuovo fa la sua comparsa nel mondo dell'arte. E noi rimaniamo lì a bocca aperta, sguardo incredulo e sorriso sarcastico. Più o meno è così che mi sono sentita quando per la prima volta ho visto dal vivo una scultura realizzata da Maurizio Savini.  
Fino a quel momento ho sempre considerato la Big Babol come nient'altro che panna e fragola compresse in un mini cubetto dal colore pop e dall'inconfondibile aroma dolciastro. Unica azione possibile: masticare.
Savini invece, fin dal 1997, ha scoperto e sperimentato le doti di questo particolarissimo chewing gum, eleggendolo suo imprescindibile materiale scultoreo.

I suoi lavori hanno tutti un'anima in fibra di vetro, poi ricoperta tramite la gomma da masticare. Ma l'arte saviniana non si riduce a mero tecnicismo, anche se in un primo momento è ciò che più colpisce.
La sua ricerca si muove su un doppio binario: la sperimentazione pratica si sovrappone e sottostà ad una critica che è prima di tutto rivolta all'uomo e alla società. Le sue sculture sono tribù rosa di animali in estinzione, personaggi in azioni quasi oniriche e oggetti d'uso comune. Un mix per riflettere su ecologia, consumismo e contraddizioni uomo/società.

La scoperta del materiale è avvenuta per caso ma nel momento giusto: proprio mentre Savino era alla ricerca di un materiale che fosse contemporaneo, duttile e di colore rosa. Ecco che il tabaccaio sotto casa getta via cinque confezioni di gomma da masticare e lui le trova.

Una storia che ha il sapore Dada e Pop, oltre che di fragola. 

M. Savini, Uomo fluttuante

M. Savini, Orso
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giovedì 17 novembre 2011

di Unknown

Giò Pomodoro, Google e Twitter tutti per lui!

Google oggi ha dedicato il suo doodle a Giò Pomodoro che nel contempo è diventato trend topic su Twitter.  

Oggi, 17 novembre 2011, l'artista avrebbe festeggiato il suo 81mo compleanno.


Tra i regali un doodle che richiama direttamente le sue sculture.
Il logo si veste di metallico ed è investito da un gioco chiaroscurale che rivela il soggetto reale della ricerca di Pomodoro: la luce.
Il sole infatti, anche se non sempre rappresentato o simboleggiato, è il dichiarato protagonista di molte delle sue creazioni che su piani fluttuanti innescano colloqui misteriosi con  lo spazio, con il vuoto, senza esimersi da connotazioni ideologiche e sociali.

Pomodoro stesso scriveva: 
"L'opera, sia essa stessa, dovunque essa sia, luogo e presenza"
Ed ancora, riferendosi al futuro della scultura:
"Non ho mai cessato dal 1958 ad oggi, di pensare all'estensione, all'importanza della determinazione, individuazione e presenza del "vuoto" e della sua importanza in scultura. Ormai sappiamo che il vuoto è ricolmo di energia, sia nel macro che microcosmo. Immensi campi d'energia si estendono ovunque. E' l'immensità in cui lavorare, sperimentare ed esplorare, per tracciare nuovi percorsi, costruire nuove realtà e nuove visioni"
G. Pomodoro
Leggendo tra le righe si avverte una visione dello spazio che avvolge l'uomo ma va oltre il tangibile, oltre le definizioni del reale, molto vicina alla dimensione che si respira nel cyberspazio che oggi, forse non a caso, lo omaggia.
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mercoledì 5 ottobre 2011

di Unknown

Videopost | Per una rappresentazione dell'alienazione umana

Chiara Mazzocchi è una giovane visual artist, performer e fotografa.
Vive e lavora a Berlino.
Vi propongo questo suo video in cui mette in scena le costrizioni della donna intrappolata nella cosiddetta "società dello spettacolo", come fosse una sorta di burattino dai lacci legati ben stretti. Simbolo di tale costrizione il collant che ossessivamente "indossa" in ogni azione quotidiana.
Per questo video la Mazzocchi ha ottenuto anche la Menzione Speciale della Giuria nell'ambito di Flux, Concorso Internazionale Videoarte Lodi 2011, perchè
"La complessità di rappresentazione dell'alienazione umana oppressa dal quotidiano, anche se nell'artista ne connota la condizione femminile contemporanea, è mostrata contraddittoriamente senza finzione ma con artifici teatrali (gli indumenti femminili calati sul volto rendono l'anonimato) e l'uso dell'immagine in autoscatto sembra ridurre il gesto ancor più a straniante ripetizione"
Eccovi "Selfportrait":

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sabato 18 giugno 2011

di Unknown

VideoPost | Quando l'immaterialità inonda il vuoto: Meris Angioletti alla Biennale

"Stanzas", l’installazione all’Arsenale di Meris Angioletti, è solo apparentemente immateriale.

L'artista si presenta alla Biennale di Venezia 2011 con un'installazione molto simile ad uno spettacolo teatrale, in cui gli attori  compaiono solo tramite le loro voci fuori campo. Lo spettatore non è più colui che assiste passivo nella sua comoda poltrona al dramma che va in scena. E' letteralmente rapito dal gioco sonoro di cantilene, rumori metallici di sottofondo, rime cantate, sillabate, sussurrate e urlate, teorie lineari e teorie senza capo né coda. 

L'artista, tramite un mix magico di luci e voci, in bilico come funamboli su un'evanescente struttura narrativa, indaga il rapporto tra creazione cinematografica e cura mentale.

Eccovi il video, chiudete gli occhi e godetevi lo spettacolo...




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