sabato 5 aprile 2014

di Roberta Perego

Andrea Mastrovito alla GAMeC: il disegno che lega terra e cielo



Salendo le scale della GAMeC (Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo) si apre luminosissima SpazioZero, sala concepita per accogliere in mostra progetti temporanei site-specific. Sembra una rivelazione improvvisa.

Veduta d’insieme Gli altri e Buoni amici, andiamo ai campi...,GAMeC, 2014 Bergamo
Foto: Roberto Marossi

Si ha come la sensazione di aver “scovato” qualcosa di prezioso e delicatissimo, terreno e immateriale allo stesso tempo, mentre il bianco delle pareti amplifica lo spazio in ogni direzione. Si entra così, quasi in punta di piedi, in “At the end of the line”, mostra che presenta con un perfetto adattamento d’ambiente quattro interventi del giovane artista bergamasco (classe 1978) Andrea Mastrovito.

Particolare
 Gli altri e 
Buoni amici, andiamo ai campi...
GAMeC, 2014 Bergamo
Il primo lavoro (Gli altri, 2014) rimane al di sotto dei nostri piedi: un lungo pavimento trasparente sotto il quale cento lapidi, realizzate con la tecnica del frottage, sono disposte una accanto all’altra a comporre un piano che si ha quasi timore a calpestare. Questa grande superficie sembra riprodurre, con estrema precisione di copiatura, la pavimentazione di una chiesa antica. Un rimando che spezza così la cronologia del luogo aprendo verso una dimensione senza tempo. La disposizione allineata delle lapidi ricorda poi quel “gioco della campana” (o gioco del mondo) che si faceva da bambini lanciando a terra un gessetto da recuperare saltando, su un piede solo, di casella in casella. Le lapidi sono infatti disposte secondo una progressione numerica dall’uno al cento, quasi fosse una linea del tempo da ripercorrere di balzo in balzo, come un gioco.

S’incontra, a parete, il piccolo collage su tavola Melancholia III (2013) come omaggio alla celebre incisione di primo Cinquecento del maestro tedesco Albrecth Dürer. L’acrilico di Mastrovito immortala un uomo nell’atto di lanciare una fionda. Un gesto bloccato sullo sfondo di un paesaggio desertico di neri e di grigi, mentre al centro galleggia un poliedro a citazione dell’acquaforte düreriana. 

Melancholia III, 2013, acrilico e collage su tavola
GAMeC, 2014 Bergamo

Entro questa sospensione di gesti e di tempo, si fa più vicina la parete di fondo che accoglie Buoni amici, andiamo ai campi... (2014), disegno a grafite realizzato direttamente sulla superficie del muro riproducendo un paesaggio di alberi a fusto sottile. Da questo fondale naturalistico emergono tre statue classiche, inglobate al disegno al punto da appiattirsi (in lontananza) in un illusorio gioco di mimetizzazione. Solo progressivamente si rivelano, in un calibrato movimento di presenze fisiche svelate. 

K3, video animazione, 
GAMeC, 2014 Bergamo
Superata questa sala si apre infine il corridoio dedicato a K3 (2014), video animato che attraverso l’alternanza di milleduecento disegni traccia le concitate movenze di una trapezista rovesciata. I capelli ne rincorrono i movimenti, le gambe azzuffano l’aria mentre il trapezio la trattiene, capovolta, in un magico momento di intermezzo dorato.

“At the end of the line” risulta essere una splendida occasione d’incontro con quel lavoro di “archeologia dell’anima” che Andrea Mastrovito dispiega attraverso uno degli strumenti più delicati e intimi di sempre: il disegno. 

Sono immagini tracciate a raccontare i saliscendi dell’esistenza, le infinite linee che trattengono la terra al cielo. Un percorso di presenze e dissolvenze, di citazione della morte come lavoro sulla vita, di lapidi che si fanno leggere come carta mentre il sotto afferra il sopra e ci capovolge, sospesi. 


Info: www.gamec.it
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