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lunedì 8 luglio 2013

di Lucia Zapparoli

La calcolata ironia di Martin Creed in giro per Roma

Martin Creed
(Link foto)
In mostra alla galleria Lorcan O’Neill fino al 30 luglio le opere di uno degli artisti inglesi più interessanti della scena attuale, Martin Creed.
Vincitore del Turner Prize del 2001, gli sono state dedicate numerose mostre nei musei di tutto il mondo dalla Tate Britain al Moscow Museum of Modern Art e anche oltreoceano al Museum of Contemporary Art di Chicago. Non poteva mancare una tappa tutta italiana e infatti nel 2006 ha esposto alla Fondazione Trussardi di Milano e in seguito a Roma sempre presso la galleria Lorcan O’Neill.

mercoledì 26 giugno 2013

di Unknown

Intervista | Oblivion, il pianeta della "dimenticanza"

Si è conclusa domenica scorsa la mostra Oblivion, presso l'Alviani ArtSpace, lo spazio espositivo nel cuore dell'AURUM di Pescara, accessibile solo e grazie ad un tunnel, opera site specific realizzata dal maestro dell'optical art Getulio Alviani. 
Ancora una volta, la scelta espositiva di Lucia Zappacosta, direttrice dello spazio,  ha regalato all'opera di Alviani una nuova identità. 



Ricordate l'ammirazione del Piccolo Principe quando approda sul pianeta del lampionaio che non fa altro che accendere e spegnere ogni minuto il suo lampione, nella solitudine dello spazio che lo accoglie? La stessa ammirazione e la stessa poesia l'ho provata viaggiando nel pianeta Oblivion: un'immersione totale in un piccolo ambiente fatto di buio denso e proiezioni luminose. Un pianeta abitato non da un unico lampionaio ma da un collettivo di tre artisti che accolgono i viaggiatori con le loro tre installazioni.

La mostra, a cura di Sibilla Panerai, ha ridisegnato completamente lo spazio dell'Alviani ArtSpace, immergendo il visitatore in una dimensione altra, in cui suono, luce e materia dialogano fra loro con fare poeticamente minimal. Il pianeta Oblivion ha coordinate totalmente nuove. 

Luce: intrappolata, evanescente, psichedelica, appare e scompare in un gioco continuo di verticali e orizzontali sospese a mezz'aria, proiezioni concentriche e perpendicolari.
Materia: quasi invisibile, è pelle che cattura i giochi di luce, è parete labirintica consumata dal tempo, un fossile in cui il buio si scompone per lasciar spazio a rose luminose.
Suono: un battibecco altalenante che narra la composizione e scomposizione di materia e luce, grazie alla bravura di un violinista classico ma non troppo (Luca D'Alberto) e un chitarrista dell'underground (Pierluigi Filipponi).




Per spiegarvi meglio il progetto abbiamo intervistato il collettivo formato da Giustino Di Gregorio, Manuela Cappucci e Claudio Pilotti,  i tre artisti che intrecciando i loro percorsi, le loro ricerche, sensazioni e emozioni ci guidano verso lo stato sperduto della "dimenticanza".

Giustino Di Gregorio, Manuela Cappucci, Claudio Pilotti
Eccovi l'intervista ai tre lampionai di Oblivion.


Servizio video a cura di blarco.com
Fotografie: Giustino Di Gregorio, Peter Ranalli
Per maggiori info vi rimando alla Pagina Facebook di Oblivion

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sabato 8 giugno 2013

di Unknown

Louise Nevelson a Palazzo Sciarra, mostra da non perdere per grandi e piccini

Louise Nevelson, foto scattata da Robert Mapplethorpe

Louise Nevelson aveva le idee chiare fin da bambina, da quando in una biblioteca di Rockland, nel Maine, chiesero a lei a alla sua amica cosa sarebbero volute diventare da grandi. Blanche rispose che sarebbe diventata una contabile. La piccola Louise, senza titubanza alcuna, rispose:
 "Sarò un artista, anzi no, sarò uno scultore perché non voglio essere aiutata dal colore"
Louise, alla nascita Leah Berliawsky,  è diventata una scultrice, anzi la madame della scultura della seconda metà del '900. Infaticabile sperimentatrice, votata all'arte in toto, anche nei momenti più bui della sua vita, sarà sempre l'arte la sua migliore amica.

Decisa a non sposarsi, si sposò invece subito dopo aver incontrato Charles Nevelson, matrimonio accettato più per convenienza che per amore, interrotto dopo anni perché più che un marito Charles fu per lei una sorta di socio e lei non aveva bisogno di una società. Dal matrimonio ebbe il suo primo ed unico figlio, Mike.

Indipendente, libera, forte tanto quanto fragile, Louise fu presa a modello anche da esponenti del movimento femminista degli anni '70. Basti pensare che Judy Chicago inserì il suo nome tra quelli delle donne ricordate nella sua installazione The Dinner Party (1974-1979).

Ma Louise Nevelson non sentì mai l'esigenza di proclamarsi femminista, lei fu la liberazione della donna, così, naturalmente. Si sentiva talmente donna e talmente libera da non dover portare i pantaloni. Molto probabilmente fu merito del padre, Isaak Berliawsky, che all'inizio del '900 tenne alla formazione scolastica e culturale per tutti i suoi figli, indifferentemente dal sesso. Più che di femminismo, a cui tra l'altro la critica spesso rimanda, per Nevelson è bene parlare di sensibilità femminile. Sensibilità tutta palesata nel suo modo di lavorare e di interpretare, attraverso il gioco dell'assemblaggio, l'oggetto prelevato dalla vita quotidiana, spesso dall'ambito domestico, salvandolo così dall'oblio.

Le opere di Louise Nevelson, scultrice statunitense ma di origine ucraina, saranno esposte fino al 21 luglio  nella mostra organizzata da Fondazione Roma-Arte-Musei, presso Palazzo Sciarra. Una mostra che racchiude opere dagli anni '30 agli anni '80, corredata da un corpus fotografico che racconta le vicende e il carattere dell'artista. 

L. Nevelson, Homage to the Universe, 1968

Dai piccoli scrigni alle grandi pareti, dalle sculture da tavolo a quelle dall'andamento verticale, tutti i suoi lavori, come castelli, ci raccontano un mondo fatto di ricordi intimi e collettivi, ma anche storie di oggetti in bilico tra passato e presente. Dal nero al bianco e dal bianco all'oro, dai muri alle porte, dai totem alle sculture libere nello spazio, dal piccolo al grande... in tutte le sue sculture/installazioni, la fantasia accumulatrice, l'istintiva capacità compositiva e la poetica dell'assemblaggio inscrivono un percorso ricco di rimandi ed echi.

Mostra da non perdere e per i più piccini non dimenticate gli appuntamenti organizzati da Fondazione Roma-Arte-Musei WorkInProject (qui trovate tutte le info), un modo divertente per avvicinare i bambini al mondo dell'arte contemporanea.

Totem di famiglia, didattica per mostra Louise Nevelson
(Link foto)
Per tutte le altre info sulla mostra clicca qui
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venerdì 7 giugno 2013

di Unknown

Biennale Arte 2013 | Il Palazzo Enciclopedico da Marino Auriti a Massimiliano Gioni [il video e le foto]

MarinoAuriti
e sua moglie
(link foto)
Il 16 novembre 1955 l'artista autodidatta italo-americano Marino Auriti depositava presso l'ufficio brevetti statunitense i progetti per il suo Palazzo Enciclopedico, un museo immaginario che avrebbe dovuto ospitare tutto il sapere dell'umanità, collezionando le più grandi scoperte del genere umano, dalla ruota al satellite.

Sarà per la complessità del progetto, o forse per la dolcezza del sogno incompiuto o semplicemente per il fascino dell'utopia, in bilico tra reale e immaginario, che Massimiliano Gioni, il giovane curatore della 55. Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia, ha cercato la sua ispirazione nell'abruzzese Auriti e nel suo modellino architettonico di 136 piani, intitolando la sua mostra ricerca, per l'appunto, Il Palazzo Enciclopedico.

Marino Auriti,
Palazzo Enciclopedico
Attraversando i vani espositivi dell'Arsenale e dei Giardini, di volta in volta, è come se ci accucciassimo a guardare attraverso le minuscole finestre di celluloide del palazzo di Auriti, e guardassimo dentro con l'irrefrenabile voglia di scrutare, scoprire e forse anche capire. 

Il nipote di Auriti, in un recente articolo, ricorda come da bambino, guardando il modellino realizzato da suo nonno, provasse ogni volta una sorta di indignazione nello scoprire il vuoto dell'interno e l'attesa e la speranza di vedervi un giorno tutte le invenzioni del genere umano, già in perfetto stato di funzionamento, ridotte in scala 1:400.

Gioni, attraverso la Biennale, ha popolato quelle stanze con tutta l'infinita varietà e ricchezza dell'umanità che ha trovato forma, trasformandosi in formule, calcoli, cataloghi, credenze, visioni oniriche e ancestrali, ma soprattutto immagini. 
Immagini reali e immagini del sogno, concrete o potenziali, individuali e collettive, evanescenti e geometricamente concrete, mute e chiassose, provenienti dalla memoria e proiettate dal futuro.
Come il Palazzo di Auriti anche la mostra di Gioni è un involucro ricolmo di immagini. E come il Palazzo di Auriti e il Palazzo di Gioni, anche noi, con tutto il nostro carico di credenze, conoscenze catalogate, immaginazione e pazzia, siamo media, portatori sani di immagini che dentro e fuori di noi si moltiplicano all'infinito.

Massimiliano Gioni

Un percorso che dall'Arsenale ai Giardini e dai Giardini all'Arsenale sembra ribadire che
"non ha senso cercare di costruire un'immagine del mondo, quando il mondo stesso si è fatto immagine" (M. Gioni)
Basta guardare dentro e fuori di noi.

Per chi non ha avuto e non avrà l'opportunità di andare a Venezia per curiosare e meravigliarsi, ecco un reportage fotografico e un video, in cui troverete le opere che più ci hanno colpito ne Il Palazzo Enciclopedico e i commenti di Gioni stesso, beccato nel giorno dell'inaugurazione, mentre passeggiava per l'Arsenale accompagnato e intervistato da una troupe di giornalisti e cameramen.
Da notare come tra un'intervista e l'altra si sia preoccupato perfino di raddrizzare le opere esposte.
Bravo Gioni, 100% Art Curator!





Servizio fotografico: Silvia Lucantoni
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sabato 4 maggio 2013

di Martina Cicogna

Ghitta Carell e il potere del ritratto



Ha inaugurato il 18 aprile presso il Pastificio Cerere "Ghitta Carell e il potere del ritratto", omaggio alla fotografa scomparsa nel 1972.
La mostra comprende un corpus di 150 fotografie dislocate in quattro differenti sedi dello storico ex Pastificio del quartiere romano San Lorenzo.

Ghitta Carell, nata a Budapest nel 1899 comincia a formare la sua identità viaggiando in Europa fino ad approdare in Italia agli inizi degli anni '20. Una fotografa dall'eccezionale occhio analitico che è riuscita ad immortalare nei suoi scatti la società del periodo; dai Papi alla nobiltà, dai sovrani ai letterati. Le sue foto sono riuscite sempre a cogliere "il bello" di ogni soggetto.




Antesignana del fotoritocco, è stata una donna precisa e meticolosa che nella sua continua ricerca della perfezione ha truccato e pettinato diverse nobildonne romane prima di ritrarle. Chi è stato fotografato da lei ricorda lunghe giornate di scatti in pose accuratamente scelte e determinate dal suo spirito deciso e diretto. 
Il suo carattere forte le permette di intrattenere rapporti con le personalità più in vista del periodo, il suo stile diventa immediatamente riconoscibile e col passare del tempo quasi ogni famiglia della medio borghesia romana si fa fotografare da lei, i suoi scatti cominciano per la società a rappresentare un’affermazione di benessere, quasi uno status symbol dell’alta società.




La curiosità, caratteristica fondamentale del suo operato, la conduce a numerose sperimentazioni sulle varie tecniche di modifica dei negativi e delle lastre fotografiche, si tratta di una delle prima fotografe infatti che lavora le foto in fase di stampa. Aggiunge particolari ai suoi scatti, un riflesso nei capelli, un bagliore nello sguardo, in alcuni casi modifica le ombre create dalla luce, per smussare tratti induriti dalla luce e conferire quindi una maggiore dolcezza. Operazioni che nell'era di photoshop fanno pensare a come la scrupolosità di questa donna si sia spinta così in là in un'epoca in cui tecniche d'avanguardia erano vera fantascienza.



La mostra comprende un insieme di 15 fotografie originali e una serie di immagini stampate per l'occasione, divise ed articolate in un percorso che si snoda fra gli ambienti dell'ex Pastificio: lo Studio d'Arte Contemporanea Pino Casagrande presenta una serie di scatti con protagonista il clero più una selezione di ritratti della nobiltà e della borghesia italiana, la Fondazione Pastificio Cerere espone riviste dell'epoca e una selezione di immagini correlate da un video riassuntivo, nello Spazio Cerere troviamo il corpus più consistente di scatti dell'artista e nel ristorante Pastificio San Lorenzo una serie di immagini dedicate al ritratto femminile.
Una mostra corposa e variegata che rende omaggio ad un'artista che è riuscita con la sua puntigliosità e maestria a cristallizzare un'epoca nelle sue nitide sfaccettature.

[per maggiori info]
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sabato 2 marzo 2013

di Unknown

VideoPost | Winter, un'audiovideoinstallazione del collettivo Triac

Triac, Winter
Presso la Galleria Gallerati di Roma abbiamo avuto il piacere di conoscere i componenti del collettivo Triac, un trio di musica elettronica, minimalista e ambientale, nato alla fine del 2011 e composto da Rossano Polidoro (ex Tu m', Line USA), Marco Seracini e Augusto Tatone. La loro ricerca mira a creare installazioni audiovisuali, sperimentando la relazione tra spazio ed elementi naturali.

Sabato scorso la Galleria Gallerati, con la curatela di Noemi Pittaluga,  ha ospitato Winter, una video installazione dei Triac. Uno schermo blu con impercettibili micro cambiamenti visivi. Come scritto nel comunicato stampa,  "Winter è una piega del nostro cervello, una nicchia mentale, un groviglio psichico in cui le coordinate spaziali sono perdute".

Per saperne di più riguardo la ricerca portata avanti dal collettivo eccovi una breve intervista a Marco Seracini, uno dei Triac (www.triac-act.com).

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martedì 19 febbraio 2013

di Unknown

Da Alviani Art Space la contemporaneità che viviamo e i mendicanti della nuova generazione

Da Alviani Art Space, lo spazio di ricerca e sperimentazione sul contemporaneo all'interno dell'Aurum di Pescara e a cura di Lucia Zappacosta, ha inaugurato sabato scorso la seconda mostra della stagione espositiva. 
La collettiva dal titolo (Con)temporary shop, ideas for sale, a cura di Stefano Verri e realizzata in collaborazione con Sponge Arte Contemporanea, vede la partecipazione di sei artisti che indagano la contemporaneità che viviamo. E' una mostra fatta di ossessioni e false credenze travestite da brand, fatta di dipendenze da tempi altrui a cui rispondono proposte di potenziali vie d'uscita.


La mostra è un concentrato di idee che se da un lato smascherano, dall'altro offrono ricette salva vita.
Smascherano le contraddizioni su cui impostiamo la nostra quotidianità, gli artisti Giovanni Presutti, Rita Soccio e Hisako Mori.

G. Presutti, Dependency #15,
fotografia digitale, Dibond, 2011
courtesy Collezione Tartaglione
Giovanni Presutti con la sua serie Dependency, restituisce l'immagine di un'umanità perennemente narcotizzata dalle proprie debolezze. Dell'intera serie in questa mostra troviamo la foto con i due anziani coniugi seduti di spalle in salotto, muniti di cuffie. L'impostazione simmetrica dell'immagine esalta la passività dei due anonimi personaggi, completamente e totalmente catturati dalla propria e personalissima televisione. 

R. Soccio, Costituzione,
stampa fotografica lampda su dibond, 2009
courtesy Galleria Marconi / Cupra Marittima
Rita Soccio presenta un'opera di qualche anno fa ma ancora molto attuale, considerando le recenti affermazioni politiche riguardo la Costituzione. L'artista, servendosi del marketing e dei suoi meccanismi accattivanti, ce ne offre un assaggio, riproponendoci articoli scritti a mo' di frasi smielate alla Federico Moccia (uno degli autori italiani scelti dalla nota casa dolciaria). Al fruitore dell'opera non resta che assaporare il lato contraddittorio e amaro del senso.

H. Mori, è la mia metà,
installazione, origami, 2012,
courtesy Quattrocentometriquadri gallery /Ancona
Al centro della galleria è sospesa la borsetta origami di Hisako Mori, che alla funzione solita dell'acquisto sostituisce un momento di auto-riflessione. Intima e personale tramite un fondo specchiante all'interno della borsetta; ironica e universale attraverso l'utilizzo di riviste (italiane per l'esterno, giapponesi per l'interno), simbolo di mancata integrazione culturale.

Rispondono con modelli di vita probabili le opere di Paolo Angelosanto e Giovanni Gaggia che con For love only for love e Ali squamose, opere d'arte ricamate, optano per una velocità più slow e quindi meditativa per il futuro. Angelosanto durante una performance ha ricamato un cuore su una camicia della linea di moda di John Malcovich e in mostra ne ritroviamo il prodotto: la camicia con il cuore, incorniciata come "una reliquia della contemporaneità". Gaggia invece utilizza la stessa tecnica e lo stesso soggetto su una tela di lino bianca ma all'azione del singolo sostituisce l'azione collettiva di un intero paesino abruzzese (Sant'Omero).

P. Angelosanto, For love only for love,
ricamo su camicia di John Malkovich,, 2012
courtesy Rossmut / Roma
G. Gaggia, Ali squamose,
 ricamo su lino, 2009,
Courtesy Factory-Art gallery / Berlino
L'escamotage risolutivo, per far fronte a tutte le paure concrete regalateci dalla società moderna (crisi, default, spread...), è dato però dall'opera di Jukuki. L'artista partendo dall'Hobo americano, il senzatetto per scelta che non disdegna lavori occasionali, ipotizza e realizza un kit di sopravvivenza fatto con stile, brandizzando di fatto crisi e povertà. L'artista propone una comoda postazione dove inginocchiarsi per elemosinare aiuto tramite una serie di cartelli prodotti su supporti rigidi, colorati, resistenti e leggeri, con un design innovativo ed originale. Il tutto accompagnato da frasi ad effetto scritte da utenti del web.  
Durante la serata inaugurale già in molti hanno provato l'ebbrezza realistica del mendicante contemporaneo, rendendo la postazione una vera e propria installazione - performance fruibile da tutti. D'altronde siamo o non siamo tutti sulla stessa barca? Poveri si, ma con stile...

Jukuki, Be Hobo / poveri con stile,
installazione, 2013
www.behobo.it

Mostra da non perdere! 
Per maggiori info Alviani Art Space.
Se anche tu vuoi essere un Hobo contemporaneo www.behobo.it
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giovedì 14 febbraio 2013

di Unknown

VideoPost | Dai sistemi di classificazione scientifica alla micologia visionaria di Salvatore Arancio

Presso la Federico Schiavo Gallery (Roma) è in corso una mostra che indaga in maniera inedita il mondo della micologia e più in generale dei sistemi di classificazione scientifica. Ma l'artista in questione, Salvatore Arancio, con questa mostra intitolata The Little Man of the Forest With the Big Hat, va oltre l'apparenza e ne fa trasparire, mediante giochi scultorei e composizioni ardite, i risvolti inaspettatamente folli, maniacali e visionari.

S. Arancio,The Little Man of the Forest with the Big Hat, 2012, 
five glazed ceramics, gouaches on printed paper, perspex, painted MDF, giclée print on canvas
(
photo by Giorgio Benni, courtesy Federica Schiavo Gallery, Roma)
La mostra ruota attorno all'omonima installazione scultoreaprogettata e realizzata dall'artista nel 2012 a Faenza, in occasione della residenza presso il Museo Carlo Zauli. Ceramiche in bianco e nero lucente riproducono le forme di insoliti funghi velenosi, che ritroviamo anche in  illustrazioni di schede di classificazione rubate dai libri di micologia.

La manipolazione e la distorsione di forme e catalogazioni precise inducono la ricerca verso l'altra faccia della medaglia, dove la rigida classificazione dilaga in volontà maniacale. Stessa ambivalenza si rintraccia nelle proprietà benefiche e allucinogene del fungo.

S. Arancio, Bird, 2012,
looped video for projection,
(
photo by Giorgio Benni, courtesy Federica Schiavo Gallery, Roma)
Salvatore Arancio presenta anche un video, Bird, girato in Super 8 all'interno del Museo di Zoologia di Bologna. L'indagine qui si concentra sulle collezioni ornitologiche, in particolare quella della prima metà del secolo di Zaifagnini- Bertocchi. Alla manipolazione scultorea si sostituisce la manipolazione della ripresa lenta e ambigua, che ancora una volta mostra al fruitore l'aspetto più visionario insito nella nel rigore dell'azione catalogatrice. Ruolo fondamentale in questo senso è dato anche al suono che accompagna il film, Expo 70, progetto musicale di culto di Kansas City.

S. Arancio, View of The Little Man of the forest with the big hat, 2013
mixed media, installation view,
(
photo by Giorgio Benni, courtesy Federica Schiavo Gallery, Roma)
Nella terza ed ultima sala le relazioni natura/scienza si palesano più chiaramente, tramite giochi illustrativi e l'esposizione di una nuova scultura, realizzata durante una residenza d'artista presso l'European Ceramic Workcentre di 's-Hertogenbosch (Paesi Bassi).

Mostra da non perdere, in corso fino al 16 marzo.
Nel frattempo eccovi un video


Per maggiori info Federica Schiavo Gallery
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mercoledì 13 febbraio 2013

di Unknown

Piante su piante, garden project di Michele Guido

Garden Project, la mostra in corso presso Z20 Galleria | Sara Zanin, comprende una serie di lavori site specific nati dalla ricerca di Michele Guido, artista da sempre interessato a svelare visivamente il rapporto tra natura e spazio architettonico. 

M. Guido, michele guido_02.02.13_garden project Installation view,
©Michele Guido courtesy z2o Galleria | Sara Zanin, Photo credits: Michele Guido

Una similitudine palesata in maniera geometrica, mediante proiezioni ortogonali e sovrapposizioni  di piante su  piante. Le prime botaniche, le seconde architettoniche. 

M.Guido, lotus garden project #03 2013, Installation view,
©Michele Guido courtesy z2o Galleria | Sara Zanin, Photo credits: Michele Guido

Lotus Garden project# 05_Raphael Urbinas 1504_2011 è un'opera recente che mette in relazione la nervatura di una foglia di loto con il tempio sullo sfondo de Lo sposalizio della Vergine di Raffello e quindi anche con il Tempietto di San Pietro in Montorio del Bramante.

M. Guido, Studio Lotus Garden Project #05_Raphael Urbinas 1504_2011, 
©Michele Guido courtesy z2o Galleria | Sara Zanin Photo credits: Michele Guido
L'intera galleria è poi trasformata in una sorta di giardino: le pareti e il soffitto della sala principale divengono supporto di macro fotografie di foglie di loto e dimora di piante della famiglia dell'euphorbia. Un esemplare dalle foglie strette e oblunghe spunta dall'alto con tutto il suo peso leggiadramente invadente.


M. Guido, michele guido_02.02.13_garden project, 2013 Installation view,
©Michele Guido courtesy z2o Galleria | Sara Zanin, Photo credits: Michele Guido
L'evocazione prospettica e analitica delle due forme prese in esame visivamente, si compone e scompone continuamente, si concretizza e nello stesso istante si fa evanescente. Il fruitore ottiene così la piena percezione di uno spazio organico e geometricamente perfetto, che rimane però irreale e impalpabile. 

La mostra sarà visitabile fino al 16 marzo.

Per maggiori info Z2O Galleria | Sara Zanin

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lunedì 11 febbraio 2013

di Unknown

E' morto Richard Artschwager

L'artista americano Richard Artschwager è morto all'età di 89 anni. La notizia è stata confermata nel tardo pomeriggio di sabato da Gagosian Gallery, la galleria che rappresenta l'artista.  La nostra ultima visita da Gagosian a Roma c'è stata proprio durante la personale di Artschwager con una serie di sculture pianoforti. Vi riproponiamo quindi una carrellata di foto scattate proprio in quell'occasione, per rendere omaggio all'artista che più di altri ha reso labili i confini tra minimalismo, concettuale e Pop Art. Tant'è vero che una volta Gagosian Gallery ha dichiarato:
"Richard forged a richly maverick path, confounding the genres and limits of art while forever changing how we view and understand space and the everyday objects that occupy it".










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di Unknown

VideoPost | Dialogo a tre: Armin Linke, Kuehn Malvezzi, Carlo Mollino

Prorogata fino al 28 febbraio la mostra in corso presso Vistamare a Pescara. 
La mostra consiste in un percorso fotografico dovuto all'interesse di Armin Linke e Wilfried Kuehn nei confronti di tutta l'architettura di Carlo Mollino, architetto torinese con una speciale visione del Modernismo, visione "spregiudicata e visionaria".

A. Linke, Carlo Mollino,
 Furggen cableway, ghost station Cervinia (Aosta), Italy
(link photo)

Ne è nata una mostra, anzi due: la prima dal titolo Maniera Moderna, presso l'Haus der Kunst di Monaco, curata da Linke e Kuehn e realizzata con lo studio Kuehn Malvezzi. La seconda a Pescara presso la galleria Vistamare di Benedetta Spalletti. Le due mostre offrono sguardi diversi ma complementari. Se nella prima l'interesse verte tutto su una lettura della "modernità divagante" di Mollino, nella seconda il punto di vista si ribalta e il lavoro dell'architetto torinese diventa l'occasione per approfondire concetti e punti di vista di Linke e Kuehn Malvezzi. Architetture, interni, mobili, fotografie, spazi inventati e installazioni di Mollino fotografati da Linke e divenuti fonte d'ispirazione per Kuehn Malvezzi.

A. Linke, Carlo Mollino,
Casa sull'altopiano (Villa K2), Agra (Varese), Italy
Le affinità si svelano palesemente. Prima tra tutte l'idea di Mollino dell'architettura come display, come palcoscenico, un luogo in cui mettere in scena o provocare delle dinamiche. Stessa ricerca è portata avanti dallo studio berlinese di Johannes, Wilfried Kuehn e Simona Malvezzi, mosso sempre dalla volontà di creare prima che oggetti, relazioni.
Stesso concetto torna in Armin Linke, attraverso l'obiettivo fotografico.

Un discorso a tre colmo di affinità e risvolti ben analizzati dal testo critico di Cloe Piccoli che indaga alla perfezione anche l'altra idea condivisa dalle tre ricerche, ossia il montaggio, inteso con lo stesso carico concettuale di un ready made duchampiano: accostamenti e ri-significazioni di elementi che appartengono a contesti diversi.

La mostra diviene terreno fertile per momenti di riflessione sull'architettura ma anche sul ruolo della fotografia come strumento d'indagine.

Per saperne di più eccovi il link alla galleria e un video della mostra.

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lunedì 28 gennaio 2013

di Unknown

VideoPost | L'arte surreale e grottesca di Nathaniel Mellors

Si è conclusa ieri la mostra dedicata al lavoro di Nathaniel Mellors presso la galleria Monitor di Roma. L'artista inglese nell'ultima Biennale di Venezia aveva catturato l'interesse del pubblico con il suo memorabile Hippy dialectics, una sorta di scultura animatronica a due teste. La ricordate? A noi era piaciuta moltissimo. 

N. Mellors, Hippy dialectics, 2010
(link foto)
La mostra Recent collaboration before THE SAPROPHAGE è la seconda personale dell'artista inglese nella galleria romana. Sviluppata in collaborazione con Gwendoline Christie e Chris Bloor, comprende un nuovo film, stampe digitali e dipinti.

Monitor
Monitor
L'intera mostra gira intorno al video The Soprophage in cui due personaggi, alquanto improbabili, dibattono su un'apocalisse culturale di cui sembrano essere entrambi superstiti. Il loro confronto verbale è bruscamente interrotto dall'arrivo inaspettato di un terzo personaggio, the Saprophage, un predicatore portatore di spiritualità negli Stati Uniti, chiaro omaggio dell'artista al mai realizzato San Paolo di Pier Paolo Pasolini.
A far da sfondo uno strano paesaggio, in verità tre diverse locations: Los Angeles, l'East London e la Grecia che, grazie al video, sembrano catapultare i tre personaggi in uno spazio unico ma temporalmente ibrido, in cui passato e futuro si annullano in un continuo presente.

Surreale e grottesco sono gli aspetti che tornano di nuovo nella ricerca artistica di Nathaniel Mellors. 

Per voi un video della mostra

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venerdì 18 gennaio 2013

di Unknown

Sguardi secondo l'obiettivo di Valentina Larussa

Presso lo Studio d'arte Contemporanea Pino Casagrande ha inaugurato ieri la mostra con il ciclo di ultimi lavori di Valentina Larussa.
Your loving eyes, questo il titolo della mostra, presenta una carrellata di volti e sguardi tutti a loro modo profondi e complici amorevoli dell'obiettivo fotografico.
Come scritto nel comunicato stampa Valentina Larussa studia come cogliere in ogni volto, in particolar modo negli occhi, quello che si cela nel profondo di ogni persona. 

Il risultato è un gioco di sguardi che osservano mentre sono osservati a loro volta, che si rincorrono nello sguardo dello spettatore che infine si ritrova faccia a faccia con se stesso grazie a quattro piccoli specchi installati lungo il percorso espositivo.

Mostra da tenere sott'occhio!



Valentina Larussa "Your loving eyes",
fino al 31 gennaio 2013
Studio d'arte contemporanea  Pino Casagrande
Roma, via degli Ausoni 7A
www.pinocasagrande.com
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