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martedì 4 marzo 2014

di Roberta Perego

Le fotografie di Izis Bidermanas a Milano, come un bel sogno


L'uomo con le bolle di sapone,
Petticoat Lane, Middlesex Street, Whitechapel, Londra, 1952
© Izis Bidermanas

La parola che meglio può raccontare una visita tra le sale di Spazio Oberdan per la mostra dedicata a Izis Bidermanas è: sorpresa. “Izis. Il poeta della fotografia” arriva a Milano arricchita da 25 nuovi scatti, dopo il successo riscontrato al Museo Alinari di Firenze, per un totale di 140 fotografie esposte. 
Attraverso un percorso sviluppato in sei sale tematiche (da Parigi a Israele, passando per Londra, tra gli scatti circensi e i coloratissimi ritratti di Chagall) viene raccontata con delicatezza particolare l’opera di questo straordinario umanista di origine lituana, migrato nella sua Parigi “dei sogni” nel 1930.
E se il nome suona meno familiare di un Cartier-Bresson, di un Brassai o di un Doisneau, non è che un ulteriore invito ad avvicinarci e scoprire.

giovedì 20 febbraio 2014

di Lucia Zapparoli

Parigi | Mathieu Pernot, l'enfant terrible della fotografia contemporanea francese

M. Pernot, Caravane, serie Le Feu, 2013
© Mathieu Pernot

Ha inaugurato qualche giorno fa la mostra dedicata all’enfant terrible della fotografia contemporanea francese, Mathieu Pernot

La galleria Jeu de Paume di Parigi gli dedica infatti un’ampia retrospettiva fino al 18 maggio, presentando un’accurata selezione dei suoi lavori dagli anni ’90 ad oggi. 
Rara cosa quella di presentare al pubblico un giovane fotografo di nazionalità francese alla Jeu de Paume che di solito guarda più all’internazionale e ai grandi della fotografia attuale o relativamente passata. 

Mathieu Pernot non solo si distingue a testa alta ma espone i suoi lavori in contemporanea anche alla Maison Rouge, altro must del mondo espositivo parigino. 

Che dire Mathieu… félicitations! 

venerdì 24 gennaio 2014

di Unknown

Week end a Bologna: Arte Fiera 2014 e Art City vi aspettano

Questo week end va trascorso tutto all'ombra delle due Torri: Garisenda e degli Asinelli.
E' partita la tre giorni di Arte Fiera Bologna. Da oggi fino al 27 Gennaio 2014 la città si veste d'arte e lo fa full time. 
La Fiera Internazionale d'Arte Moderna e Contemporanea si presenta agli addetti e non addetti completamente rinnovata. 172 gallerie allestite negli storici padiglioni n° 25 e 26 ma secondo un progetto curatoriale che le ha suddivise tematicamente. Da quelle dedicate all'arte moderna e contemporanea alle gallerie dedicate all'arte dell'800. Ma la vera sorpresa, ed è il caso di dire meglio tardi che mai, sono le 20 gallerie specializzate in fotografia d'autore con artisti italiani e internazionali. E poi 10 gallerie che collezionano arte dei paesi dell'Europa dell'Est e 15 gallerie che puntano tutto su un unico nome, con esposizioni rigorosamente monografiche. Infine 7 gallerie giocano d'azzardo e decidono di lanciare artisti emergenti.

Se deciderete di partecipare a tasche vuote, non perdetevi Conversations, i 10 incontri e le tavole rotonde con tutti gli esperti del settore coinvolti, che affronteranno i dibattiti sulle tematiche dell’ Arte Fiera 2014.

A fiera chiusa non rintanatevi in casa o in albergo, la città vi aspetta per continuare ad ammaliarvi e sorprendervi con l'arte. Da oggi Bologna mette in atto il suo piano: ArtCityBologna 2014, il programma istituzionale nato dalla collaborazione tra Comune di Bologna e BolognaFiere, per affiancare con mostre, eventi e iniziative culturali in città, la trentottesima edizione di Arte Fiera.


Domani 25 gennaio Art City si trasforma in Art City White Night. 160 gli eventi che animeranno la “notte bianca” a Bologna, ma anche fuori città. Saranno coinvolti musei, palazzi storici, ben 14 gallerie d’arte, la Pinacoteca, l’Accademia di Belle Arti, e poi laboratori, ateliers, hotel, caffè e osterie, piazze e punti del centro città e fuori porta in una maratona notturna per le vie cittadine, subito dopo la chiusura dei cancelli della fiera.

Per conoscere l'itinerario dell'ART CITY Bus e scaricare la mappa clicca qui

Per consultare il programma completo di ART CITY Bologna 2014 visita i siti


www.comune.bologna.it/cultura/
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giovedì 13 giugno 2013

di Unknown

Facebook e la foto censurata di Anastasia Chernyavsky

Anastasia Chernyavsky
Anastasia Chernyavsky è una fotografa freelance di origine russa, amante del bianco e nero e fortemente ispirata negli scatti dai suoi due figli.

In questi giorni spopola sul web una sua foto postata e poi censurata da Facebook. La foto in questione la vede campeggiare completamente nuda, sulla destra la sua primogenita, in braccio suo figlio, sul seno una goccia di latte e al centro dell'inquadratura la sua Rolleiflex. 

Un autoscatto che ha in qualche modo violato i diktat della casa di Cambridge e che parte degli utenti non ha digerito. Ma non serve un occhio esperto o una sensibilità spiccata per coglierne la dolcezza materna e naturale. Così  la foto, nonostante sia stata censurata, è stata ripescata da centinaia di siti ed è riapparsa nel web un po' ovunque. 

A voi la foto e la scelta di mettervi o dalla parte dei Facebook bacchettoni (che lasciano circolare tanta immondizia e si premurano di scartare immagini come questa) o dalla parte di chi legge nello scatto l'esibizionismo e furbizia sconveniente di una madre. O, e questa è l'opzione che vi consiglio di scegliere, potete restarvene in silenzio e non far altro che ammirare questa moderna madre: schietta e poetica, padrona assoluta della propria immagine, sicura e fiera del proprio ruolo di lavoratrice, madre e donna.
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mercoledì 12 giugno 2013

di Unknown

Tutti di corsa alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo!

Ricordate il film del '64 Bande à part di Jean Luc Godard o il più recente The Dreamers di Bernardo Bertolucci? In entrambi i film i tre protagonisti si lanciavano in una corsa tra le sale del Louvre. 


Bande à part (1964)

The Dreamers, (2003)
Ora ad emulare la corsa ci pensa la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, centro per l'arte contemporanea di Torino. Con corsART, la fondazione invita i visitatori a correre liberamente dentro lo spazio espositivo e ad immortalare la loro corsa, per poi inviare gli scatti da condividere nella pagina Facebook della Fondazione. 
Un modo divertente di vivere il museo e combinare tra loro cinema, arte, sport, creatività e fotografia. E tra una corsa e l'altra non dimenticate le mostre in corso.

Care ragazze, non importa se non avete i vostri Garrel e Pitt di The Dreamers o Arthur e Franz di Bande à part, andate e inviate gli scatti a press@fsrr.org

Ecco le prime foto, in pole position non poteva che esserci Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, presidentessa della Fondazione.

corsART, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino
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domenica 2 giugno 2013

di Unknown

Biennale Arte 2013 | Le foto della Premiazione della Biennale di Venezia

In esclusiva per i nostri lettori alcune foto inedite della premiazione dei vincitori della 55.a Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia.


Tutto è pronto per la premiazione e gli invitati cominciano a prender posto.



L'arrivo del Presidente della Biennale Arte Paolo Baratta.



Massimiliano Gioni e Paolo Baratta durante i saluti di rito.



I premi prima della consegna.




Si comincia con i Leoni d'Oro alla carriera per Maria Lassnig e Marisa Merz. Per la prima ritira il premio un suo caro amico.




Marisa Merz ritira il suo Leone d'Oro.





Si passa alle Menzioni Speciali per i due artisti Sharon Hayes e Roberto Cuoghi (assente).



Menzioni Speciali per padiglione Lituania-Cipro e Giappone.




E il Silver Lion va all'artista francese Camille Henrot.



E il Golden Lion per il miglior artista è di Tino Sehgal.



Il Golden Lion è del Padiglione della Repubblica dell'Angola e un grido di gioia e applausi fanno da sottofondo al ritiro del premio.





Servizio fotografico realizzato da Silvia Lucantoni
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sabato 4 maggio 2013

di Martina Cicogna

Ghitta Carell e il potere del ritratto



Ha inaugurato il 18 aprile presso il Pastificio Cerere "Ghitta Carell e il potere del ritratto", omaggio alla fotografa scomparsa nel 1972.
La mostra comprende un corpus di 150 fotografie dislocate in quattro differenti sedi dello storico ex Pastificio del quartiere romano San Lorenzo.

Ghitta Carell, nata a Budapest nel 1899 comincia a formare la sua identità viaggiando in Europa fino ad approdare in Italia agli inizi degli anni '20. Una fotografa dall'eccezionale occhio analitico che è riuscita ad immortalare nei suoi scatti la società del periodo; dai Papi alla nobiltà, dai sovrani ai letterati. Le sue foto sono riuscite sempre a cogliere "il bello" di ogni soggetto.




Antesignana del fotoritocco, è stata una donna precisa e meticolosa che nella sua continua ricerca della perfezione ha truccato e pettinato diverse nobildonne romane prima di ritrarle. Chi è stato fotografato da lei ricorda lunghe giornate di scatti in pose accuratamente scelte e determinate dal suo spirito deciso e diretto. 
Il suo carattere forte le permette di intrattenere rapporti con le personalità più in vista del periodo, il suo stile diventa immediatamente riconoscibile e col passare del tempo quasi ogni famiglia della medio borghesia romana si fa fotografare da lei, i suoi scatti cominciano per la società a rappresentare un’affermazione di benessere, quasi uno status symbol dell’alta società.




La curiosità, caratteristica fondamentale del suo operato, la conduce a numerose sperimentazioni sulle varie tecniche di modifica dei negativi e delle lastre fotografiche, si tratta di una delle prima fotografe infatti che lavora le foto in fase di stampa. Aggiunge particolari ai suoi scatti, un riflesso nei capelli, un bagliore nello sguardo, in alcuni casi modifica le ombre create dalla luce, per smussare tratti induriti dalla luce e conferire quindi una maggiore dolcezza. Operazioni che nell'era di photoshop fanno pensare a come la scrupolosità di questa donna si sia spinta così in là in un'epoca in cui tecniche d'avanguardia erano vera fantascienza.



La mostra comprende un insieme di 15 fotografie originali e una serie di immagini stampate per l'occasione, divise ed articolate in un percorso che si snoda fra gli ambienti dell'ex Pastificio: lo Studio d'Arte Contemporanea Pino Casagrande presenta una serie di scatti con protagonista il clero più una selezione di ritratti della nobiltà e della borghesia italiana, la Fondazione Pastificio Cerere espone riviste dell'epoca e una selezione di immagini correlate da un video riassuntivo, nello Spazio Cerere troviamo il corpus più consistente di scatti dell'artista e nel ristorante Pastificio San Lorenzo una serie di immagini dedicate al ritratto femminile.
Una mostra corposa e variegata che rende omaggio ad un'artista che è riuscita con la sua puntigliosità e maestria a cristallizzare un'epoca nelle sue nitide sfaccettature.

[per maggiori info]
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venerdì 15 marzo 2013

di Unknown

VideoPost | Intervista a Hugues Roussel


Hugues Russel è un fotografo francese, che oggi vive e lavora a Roma. Abbiamo partecipato al vernissage della sua ultima mostra presso l'Artothèque de RomeNon ci siamo fatti scappare l’opportunità di fargli qualche domanda sul suo lavoro e sui prossimi progetti. Ecco cosa Hugues ci ha raccontato e un video della mostra in corso, in cui una serie di scatti in bianco e nero ci raccontano il fascino dell'antico e selvaggio paesaggio di Gozo, l'isola sorella di Malta.


H. Roussel, Gozo, #1, 2011
(courtesy of the artist)
Cominciamo dal tuo ultimo lavoro: Gozo. Rappresenta la terza tappa di un progetto più ampio intitolato Inverse Landscape. Com’è nato il progetto e in cosa consiste?
L'inizio è nato a Roma, durante la campagna elettorale che ha visto Alemanno vincere. Volevo raccontare questo periodo strano della mia città come non l'avevo ancora fatto. Poco dopo ho avuto l'opportunità di esporre a New York e ho deciso di proseguire con questo approccio, dando vita all'idea del progetto: fare dei ritratti di luoghi fotografando certi elementi che lo caratterizzano (architettura, gente, natura, dettagli urbanistici, materie, etc.) come se fossero un prisma per guardarli. L'uso del negativo è essenziale perché la sbarra che separa i fotogrammi entra a far parte dell'immagine, diventa un elemento della composizione e ci ricorda che siamo di fronte a una vera impronta luminosa.

Cos’è che ti spinge a fotografare un luogo piuttosto che un altro?
Prima di tutto c'è senza dubbio la curiosità e il piacere di scoprire dei luoghi nuovi. Poi ci sono anche gli elementi “tecnici” per riuscire a fare questo lavoro: la luce (ho bisogno di tanto sole) e la durata della permanenza (almeno due settimane sul posto).

Inverse Landscape ha visto protagoniste tre diverse dimensioni urbane: Roma, New York e Gozo. Cos'è rimasto in te di questi tre luoghi?
Tante cose: incontri con delle persone del posto, rumori, odori, e tante altre immagini non scattate, ma segnate come tali nella mia memoria.

Ci dici qualcosa di più riguardo la particolare tecnica di stampa che utilizzi?
Non è molto particolare nel senso che stampo i negativi che ho, tutto parte da lì. Uso la stampa analogica in quanto stampa tradizionale o “artigianale” perché mi piace produrre il lavoro con le mie mani. Stampando cosi, ogni fotografia è un po' diversa dall'altra, quindi unica...

H. Roussel, Gozo, #7, 2011
(courtesy of the artist)
Tutte le tue foto giocano con la sovrapposizione di strati su strati, ora evanescenti ora più marcati, che cercano di raccontarci un luogo, un tempo, una persona, un’azione. Ci sveli qualcosa riguardo questa poetica?
Unire sul negativo due scatti significa unire due soggetti diversi o due tematiche diverse. In più aggiungo la casualità (una costante nel mio lavoro) per ottenere da queste due realtà un’immagine che fa riflettere, evoca, suggerisce, che bussa alla porta dell'immaginario. In altri tempi il Surrealismo ci ha aperto questa porta e, oggi più che mai, abbiamo bisogno di portare uno sguardo poetico/critico sulla realtà, uno sguardo che ci riporta anche allo spazio dei sogni dove finisce l'impossibile e dove può cominciare l'utopia.

Ora andiamo un po’ più sul personale. Quand’è nata la passione per la fotografia e quando hai capito di non poterne più fare a meno?
Questa passione è nata nel ‘97 quando per sbaglio utilizzai due volte una pellicola. Prima avevo già fotografato dei viaggi, ma non ero ancora “appassionato”. Dal 97 fino al 2003 ho lavorato contemporaneamente alla pittura, fotografia, disegno, video... Nel 2003, dopo la nascita del mio secondo figlio, ho deciso di concentrarmi sulla fotografia. Da autodidatta avevo ancora tanto da scoprire... e la passione era diventata davvero grande...

Qual è la prima cosa che ti viene in mente che vorresti fotografare ma che per un motivo o per un altro ancora non sei riuscito a fotografare?
Non ce n'è solo una!!! Sono tante, quanto tutti i paesi del mondo, tutte le etnie, paesaggi, città e villaggi che esistono sulla Terra. Purtroppo mi mancano i soldi e forse qualche vita in più per riuscirci.

Prossimi progetti fotografici e occasioni espositive?
I prossimi progetti sono legati a sperimenti che riprenderò presto in laboratorio: dopo sette anni senza, sto rimettendo su la mia camera oscura... La prossima mostra si farà a Roma, a giugno, alla Galleria Gallerati.



Per maggiori info sull'artista Hugues Roussel

Per maggiori info sulla mostra Artothèque
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sabato 2 marzo 2013

di Unknown

VideoPost | Winter, un'audiovideoinstallazione del collettivo Triac

Triac, Winter
Presso la Galleria Gallerati di Roma abbiamo avuto il piacere di conoscere i componenti del collettivo Triac, un trio di musica elettronica, minimalista e ambientale, nato alla fine del 2011 e composto da Rossano Polidoro (ex Tu m', Line USA), Marco Seracini e Augusto Tatone. La loro ricerca mira a creare installazioni audiovisuali, sperimentando la relazione tra spazio ed elementi naturali.

Sabato scorso la Galleria Gallerati, con la curatela di Noemi Pittaluga,  ha ospitato Winter, una video installazione dei Triac. Uno schermo blu con impercettibili micro cambiamenti visivi. Come scritto nel comunicato stampa,  "Winter è una piega del nostro cervello, una nicchia mentale, un groviglio psichico in cui le coordinate spaziali sono perdute".

Per saperne di più riguardo la ricerca portata avanti dal collettivo eccovi una breve intervista a Marco Seracini, uno dei Triac (www.triac-act.com).

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giovedì 14 febbraio 2013

di Unknown

Gli occhi di Gabriele Basilico

Gabriele Basilico (link foto)
Lo spazio veniva misurato con gli occhi di un bambino che osserva un luogo per la prima volta, e con la testa di un architetto che scruta i profili della realtà urbana. La città, con i suoi percorsi e vedute periferiche si dava all'obiettivo di questo grande fotografo per essere raccontata silenziosamente con i toni del bianco e nero.
Gabriele Basilico è stato uno dei più importanti fotografi internazionali degli ultimi 40 anni. Ieri, l’assessore alla Cultura del Comune di Milano, Stefano Boeri, dando annuncio della sua scomparsa, ha scritto:
«I suoi occhi di fotografo sono divenuti col tempo gli occhi di tutti noi, davanti alla complessità infinita dei fenomeni urbani. Occhi che hanno incorniciato, registrato e documentato centinaia di spazi urbani e città del mondo, riuscendo a trasmettere la loro sensualità, a decifrare le contrapposizioni più stridenti e a dare dignità anche ai luoghi più derelitti».
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venerdì 18 gennaio 2013

di Unknown

Sguardi secondo l'obiettivo di Valentina Larussa

Presso lo Studio d'arte Contemporanea Pino Casagrande ha inaugurato ieri la mostra con il ciclo di ultimi lavori di Valentina Larussa.
Your loving eyes, questo il titolo della mostra, presenta una carrellata di volti e sguardi tutti a loro modo profondi e complici amorevoli dell'obiettivo fotografico.
Come scritto nel comunicato stampa Valentina Larussa studia come cogliere in ogni volto, in particolar modo negli occhi, quello che si cela nel profondo di ogni persona. 

Il risultato è un gioco di sguardi che osservano mentre sono osservati a loro volta, che si rincorrono nello sguardo dello spettatore che infine si ritrova faccia a faccia con se stesso grazie a quattro piccoli specchi installati lungo il percorso espositivo.

Mostra da tenere sott'occhio!



Valentina Larussa "Your loving eyes",
fino al 31 gennaio 2013
Studio d'arte contemporanea  Pino Casagrande
Roma, via degli Ausoni 7A
www.pinocasagrande.com
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mercoledì 2 gennaio 2013

di Unknown

New Art | Fiabe contemporanee di Marianna Di Palma

M.Di Palma, Legami
I lavori fotografici di Marianna Di Palma raccontano giudizi universali e fiabe contemporanee in cui i corpi si prestano ad accostamenti e relazioni improbabili. Alle strutture e impostazioni spaziali rubate all'iconografia religiosa e mitologica fanno da pendant aureole originali e corpi femminili presentati come Madonne terrene o divinità moderne alla scoperta di misteri nascosti. 
In ogni immagine si ritrova uno spazio preciso ma difficile da decifrare e alla profondità metaforica si sovrappone la bellezza del contesto immaginario.

Nella fotografia Marianna crea una realtà che definisce "trucchi di corpi vivi": teste sottovuoto da cui spuntano corna, castelli di lego in cieli apocalittici, colombe che sorreggono macigni con corpi addormentati, donne gravide accoccolate su tigri protettive, abbracci inaspettati, corpi sospesi tra farfalle rosse e api, scatole da cui si liberano in volo aeroplani di carta...tutto concorre alla definizione visiva di un racconto poetico e sublime. 

M. Di Palma, Per sola osmosi

Marianna riguardo ai suoi lavori afferma:
"La mia ricerca artistica si avvale congiuntamente del mezzo classico pittorico e dei media tecnologici. Attraverso la fotografia trovo una giusta dimensione. I miei lavori rappresentano personaggi che non esistono e che mutano nel tempo senza un fermo immagine dettagliato, attraverso la manipolazione digitale. Tramite la svestizione, riesco ad osservare l’aspetto più genuino dell'essere umano. Perché l’inconscio è tenuto nascosto dalla maschera dello status sociale e biologico, ma è sempre pronto ad emergere. Non sono altro che una specie di “costumista” del mio tempo. Il risultato finale è un mix tra collage e composizione scenografica."

M. Di Palma, La risoluzione dei conflitti
Vi consiglio di dare uno sguardo al suo sito e alla sua galleria di foto per perdervi nel suo mondo visionariamente reale.
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Marianna Di Palma è una giovane artista nata a Termoli il 24 giugno1982. Durante gli anni affonda le proprie radici nella fotografia e nella pittura nutrendo un interesse per l´arte astratta. Proseguendo nella sua vocazione artistica nel 2004 si iscrive all´Accademia di Belle Arti di Bologna, città dove attualmente vive. Oggi l´autrice porta avanti la sua pratica avvalendosi congiuntamente sia del mezzo classico pittorico e dei media tecnologici. Artista contemporanea in continua crescita, espone sia in Italia che all'estero.
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venerdì 12 ottobre 2012

di Unknown

I fotografi baravano anche prima di Photoshop

(photo's link)
Un dirigibile che con la punta del suo naso tocca la punta dell'Empire State Building, il corpo di una donna che funge da corpo di una lampada, una donna gatto, una parete occhio, un bagno di una fanciulla in una coppa da champagne...Sono solo alcune delle immagini frutto delle manipolazioni fotografiche prima dell'era di Photoshop, ora in mostra al Metropolitan Museum di NY in "Faking it manipulated photography before Photoshop".

Maurice Tabard, Room with eye, 1930
La mostra, organizzata da Mia Fineman, assistente curatrice del dipartimento di fotografia del museo, presenta più di 200 scatti manipolati. Le foto in mostra vanno dal 1846 al 1990. La truffa visiva a cui la curatrice si riferisce, non è quella che avviene nel momento dello scatto, creando situazioni non reali dinanzi agli obiettivi, ma  nelle modifiche apportate nelle camere buie. Ad esempio la mostra presenta stampe realizzate tramite l'opposizione di due negativi o colorate a mano.

Secondo la signora Finemann la storia della foto falsata è vecchia tanto quanto il media stesso. Soprattutto quando lo scatto è messo al servizio dell'arte, della stampa e della pubblicità. 

Per maggiori info eccovi il link
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giovedì 11 ottobre 2012

di Unknown

Evan Baden e l'intromissione tecnologica tra i giovani

Datalogic è l'azienda leader mondiale nell'identificazione automatica. Per capirci meglio è il collegamento fisico tra le cose e le informazioni relative alle cose. Data base, codici a barre etc...
Quest'anno per festeggiare i suoi 40 anni ha deciso di dar vita ad un evento artistico open air, presso piazza Re Enzo a Bologna, dal 9 al 18 ottobre. La mostra fotografica "People in progress" è una raccolta di scatti del fotografo americano Evan Baden. Occasione ottima e free entry per conoscere questo giovane artista. Prima di andare di persona qualcosa sul suo conto ve la diciamo noi.

Evan ha sempre lavorato in bilico tra fotografia e ricerca  nel campo della comunicazione e nuove tecnologie, ed è sicuramente per questo che Datalogic per il suo compleanno lo ha ingaggiato. I suoi soggetti sono soprattutto giovani alle prese con media tecnologici. 
Evan Baden e la serie Technically Intimate
(photo link)
Interessante il corpo di lavori del 2008 intitolato Technically Intimate, che indaga sul come la tecnologia, soprattutto internet, abbia modificato nei giovani la visione del sesso, dell'intimità e della privacy. Le foto mettono in risalto l'intromissione del mezzo tecnologico nei rapporti interpersonali. E lo fanno senza mezzi termini. Ciò che più colpisce è il contrasto tra la carica sessuale delle pose e l'innocenza data dalla giovanissima età degli attori e dalle ambientazioni.

dalla serie fotografica The Illuminati
(photo link)
The Illuminati invece è un progetto fotografico che si concentra sulla parola "connessione". Termine con cui la generazione anni '90 è cresciuta. Oggi con internet, instant messaging e la casella di posta praticamente in tasca, siamo sempre connessi agli altri e paradossalmente sempre più isolati. Sembra essere questo il senso dei volti illuminati dall'aura tecnologica.

The Illumination e Technically Intimate sono già stati presentati in diversi musei americani e molte foto sono già state pubblicate su quotidiani e riviste internazionali.

Non vi rimane che scoprire il suo ultimo lavoro a Bologna.

Nel frattempo eccovi anche un video:

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giovedì 4 ottobre 2012

di Unknown

Erwin Wurm e la manipolazione del reale attraverso semplice e sano humor

Improbabili punti di ancoraggio, case ciccione o esageratamente slim, macchine obese, strani maglioni che nascondono forme in espansione, teste e mani talmente curiose da perdersi nei corpi altrui, forme e volumi pompati e sgonfiati come fossero palloncini ad elio, tir che prendono una brutta piega...Erwin Wurm gioca con la fantasia non solo platonicamente. 

Erwin Wurm, Fat House

Erwin Wurm, Camion

E' come se, durante il processo creativo, l'artista austriaco fosse colto da attacchi schizofrenici che all'improvviso lo spingono verso variazioni destabilizzanti. In tutta la sua produzione si nasconde un'azione non ordinaria che ha un tempo sia perenne che istantaneo. Una casa in bilico sul tetto di un palazzo, bloccata ma che sta per schiantarsi al suolo. Corpi su muri agganciati come quadri che da un momento all'altro cadranno. Abbinamenti inaspettati e dimensioni relative si combinano di volta in volta.

Rewin Wurm, House Attack

One Minute Sculptures, questa la definizione dei suoi lavori, a metà tra sculture temporanee e installazioni precarie immortalate dal mezzo fotografico, affrontano di petto la realtà e, servendosi di oggetti d'uso quotidiano e familiari, la stravolgono attraverso un unico media: sano e semplice humor.

Erwin Wurm, one minute sculpture

Consiglio: divertitevi a cercare altre foto dei suoi lavori sul web. Se poi avete voglia di trovarvi faccia a faccia con i lavori di Wurm, sappiate che sono parte di prestigiose collezioni. In Italia, ad esempio, lo troviamo nella Collezione del Centro per l'Arte Contemporanea Pecci di Prato.
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venerdì 21 settembre 2012

di Unknown

Il caso Vivian Maier, la nanny fotografa arriva a Brescia

Vivian Maier
Immigrata dalla Francia agli Usa negli anni Trenta, single, cattolica, esile e un po' mascolina, faceva da baby sitter a tre rampolli di buona famiglia. 
E' più o meno questo tutto ciò che si sa di Vivian Maier e fin qui una storia qualunque. 

Avete presente le migliaia di ragazze oggi in giro per il mondo, armate di Reflex al collo come fossero collane portafortuna, a fare foto in ogni angolo della città?
Bene, immaginatela così quest'eroina dello scatto sconosciuta a tutti i manuali di storia della fotografia. Possedeva una Rolleiflex, amava il formato 6x6, tanto per la cronaca il formato preferito da Diane Arbuse, e nelle pause lavoro si divertiva a fotografare vetrine, volti, mocciosi, signorine, smorfie, scorci architettonici, con una maestria innata.
Ma siamo negli anni Cinquanta e le sue foto anziché finire in una pagina Facebook, come oggi, o su un portfolio da consegnare a critici e galleristi, finiranno tutte in un cassetto, quello in cui si rilegano passioni e passatempi che non ambiscono a glorie.

Ma la gloria, per uno scherzo del destino, per miracolo o meritocrazia tardiva, mettetela come volete voi, arriva alla sua porta.
Nel 2009 un certo John Maloof, agente  immobiliare ventiseienne dell'Illinois, amatore della vita e storia locale, compra uno stock di vecchi negativi messi all'asta dall'allora ottantottenne Vivian per pagare i suoi debiti. Incuriosito ne stampa alcuni e scopre un mondo in bianco e nero degno dell'obiettivo di un Abbott o di un Evans.

Nel frattempo la nanny fotografa muore e John acquista altri negativi, in tutto 100 mila, mette una selezione di foto su Flickr e grazie al crowdfounding gira un documentario su questa storia dal titolo Finding Vivian Maier.


Sembra la sceneggiatura di un film, invece è tutto vero e oggi le foto della Maier sono già state esposte in diverse gallerie negli Stati Uniti e in Europa, nel London Photography Festival, ad Amsterdam, Monaco, Oslo e Copenhagen. 
Dal 29 settembre approdano anche in Italia, in una mostra dal titolo Vivian Maier, lo sguardo nascosto, presso la Galleria dell'incisione di Brescia, in cui una selezione inedita del lavoro di Vivian Maier approfondisce i temi dell'infanzia e dell'autoritratto. 
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giovedì 6 settembre 2012

di Unknown

Galleria Gallerati: Land Market di Stefano Parrini




E' già tutta nel titolo della mostra la poetica di Stefano Parrini
La serie Land Market, presentata alla Galleria Gallerati dal 28 giugno al 5 settembre (in realtà ancora visitabile fino a lunedì prossimo), racchiude una visione della terra in cui l'uomo non è contemplato, o meglio un luogo in cui l'unica accoglienza possibile è rivestita, prima ambiguamente e poi più esplicitamente, da una minacciosa ambientazione che restituisce il conto in sospeso. 

E' una storia di violenza e potere che, tramite la messa in mostra dei danni, riscatta il silenzio passivo della natura sopraffatta dal progresso incurante.
Si parte con la visone di un carrello da supermarket vuoto, posizionato come punto di partenza di un'azione ripetitiva e quasi compulsiva, sempre usurpatrice della natura. 
Man mano che il carrello avanza nella composizione fotografica, dall'apparente serenità di un campo fiorito, due generose e placide mucche al pascolo ed innocue zolle di terra smosse si passa a cieli minacciosi, tronchi dal verticalismo esasperato, bottiglie di plastica e macchie di sangue su candidi manti nevosi. Nell'ultima immagine con i palloncini neri la denuncia si fa esplicita e ancora più urgente e inquietante.

Per saperne di più sull'artista vi rimando al suo sito. Per un'amara resa dei conti con la natura, velata però da sarcasmo ed ironia, tipici ingredienti dell'autore, non vi resta che fare un salto in via Apuania 55, a Roma.

Stefano Parrini, Land Market
(courtesy by Galleria Gallerati)

Stefano Parrini, Land Market
(courtesy by Galleria Gallerati)

Stefano Parrini, Land Market
(courtesy by Galleria Gallerati)

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