mercoledì 27 aprile 2011

di Unknown

VideoPost | Nuovi meccanismi scultorei

Quando la scultura mette in dis-accordo acciaio, masse e volumi, quando la scultura crea e distrugge, quando la scultura è quiete apparente ed esplosione improvvisa.
Siamo rimasti affascinati dall'elucubrazioni artistico scientifiche di Arcangelo Sassolino.

Giovane artista, ex designer di giocattoli, trasforma i principi dell'ingegneria meccanica in metrica scultorea.

Ecco per voi i video in quiete ed in attività di "Piccolo animismo" esposto al MACRO di Roma, nella Sala Enel:






E se non vi bastasse, su You Tube abbiamo scovato anche un altro lavoro dello stesso artista.
La semplice forza di un pistone idraulico ed una trave di legno danno vita ad una performance sonora simile ad uno spettacolo pirotecnico.


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sabato 9 aprile 2011

di Unknown

Biennale di Venezia 2011 "ILLUMInazioni": nuove partecipazioni nazionali

Cliccando su www.labiennaledivenezia.org e girovagando da una pagina all'altra del sito, si scoprono subito le novità e gli accenti permanenti dell'esposizione d'arte contemporanea a noi più cara, giunta alla sua 53° edizione. Per novità mi riferisco soprattutto ai paesi che per la prima volta porteranno alla ribalta le loro opere in quel di Venezia. Ci sarà l'Andorra, il Regno dell'Arabia Saudita, la Repubblica Popolare del Bangladesh e Haiti.


D' altronde anche il titolo di questa edizione, "ILLUMInazioni",  punta dritto alle idee che in ogni dove si accendono e moltiplicano.
L'accento, assolutamente meticcio della Biennale, è ormai assodato, come si evince anche dall'intervento di Paolo Baratta, Presidente della Biennale, che ha dichiarato:
"La Biennale è un grande pellegrinaggio dove nelle opere degli artisti e nel lavoro dei curatori si incontrano le voci del mondo che ci parlano del loro e del nostro futuro".
Paolo Baratta
L'autonomia e originalità locale e geografica si fonde con il variopinto modus operandi di ogni artista che individualmente porta in mostra una parte di se e del suo paese, più o meno ufficiale e stereotipata, a discrezione del curatore.
Gli artisti sono quindi considerati, attraverso uno sguardo da Giano bifronte, entro e fuori i limiti nazionali che rappresentano. 

Per Bice Curiger, regista dell'evento, gli artisti oltre a portar traccia del paese d'origine, sono cittadini di un mondo globalizzato e quindi "migranti consapevoli e turisti della cultura". Le frontiere si innalzano per essere abbattute nell'istante successivo!

A proposito, penso ad esempio agli artisti da me conosciuti personalmente, nell'ambito della rassegna di videoarte "videozoom: Bangladesh" allestita, non molto tempo fa, presso la nota galleria romana Sala 1 e che avrò l'onore di rivedere in uno dei padiglioni della Biennale per la prima volta.
Bice Curiger
Già in quell'incontro, sfogliando alcuni cataloghi portati dall'artista Mahbubur Rahman, mi resi conto di come echi e antiche tracce si combinino magicamente con simboli e credo contemporanei del mondo globalizzato, senza perdere autorità, ma anzi innestando inedite epifanie.

Aldilà dell'elemento culturale, che da sempre soggiace nella formula collaudata della Biennale, quest'anno tutto ruota intorno all'intuizione o meglio "alla possibilità di esperire attraverso il pensiero, favorita dall'incontro con l'arte e con la sua capacità di affiancare gli strumenti di percezione" come sottolineato dalla Curiger.

In attesa di altre news e approfondimenti sull'evento, per maggiori info vi rimandiamo al seguente link:
http://www.labiennale.org/it/arte/esposizione/nuove-partecipazioni/
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martedì 5 aprile 2011

di Unknown

ANTEPRIMA: NUOVE E VECCHIE EPIFANIE PER MIMMO PALADINO

Mimmo Paladino

Dal 7 aprile al 26 giugno 2011, Milano sarà teatro di un imperdibile evento: Palazzo Reale, ma anche Piazza Duomo e l’Ottagono della Galleria Vittorio Emanuele II, accolgono la monografica di Mimmo Paladino (Paduli, 1948). Curata da Flavio Arensi, promossa dal Comune di Milano – Cultura, prodotta da Palazzo Reale, Civita e GAmm Giunti, la mostra prende in esame oltre trent’anni di attività del maestro campano.
Dai microfoni di Radiotre, durante un'intervista all'artista e al curatore della mostra in questione, si sono svelati alcuni retroscena.
Arensi riguardo i criteri di scelta adottati ha dichiarato: "Abbiamo tentato di unificare questi trent'anni di storia che vanno dagli anni '70 ad oggi presentando però in maniera alternata quella che è stata la storia di Mimmo e quello che è il presente, con gli ultimi lavori".
L'intento, sempre secondo le dichiarazioni dello stesso curatore, è consistito nel riunire opere che non si vedevano da parecchi anni in Italia, anche andando a recuperare i lavori sparsi per l'Europa e l'America.
Ritorna, quasi come una sorta di revival di se stessa, anche la nota "Montagna di sale", lavoro simbolo del rinascimento napoletano, apparsa nel 1990 a Gibellina dove era stata realizzata per essere la scena di un’opera teatrale in Sicilia e poi esposta in Piazza del Plebiscito a Napoli dove fu fatta esplodere.

La Montagna di sale, Piazza del Plebiscito
(fonte http://www.museomadre.it/it/opere.cfm?id=373
La scultura in versione ridotta è stata posizionata davanti Palazzo Reale. Secondo il progetto originario, avrebbe dovuto essere sistemata tra il monumento a Vittorio Emanuele II e la facciata della Cattedrale, ma ragioni di forza maggiore non l’hanno permesso.
Aldilà delle polemiche e controversie circa la definitiva collocazione, l'opera, durante la realizzazione, ha già attratto innumerevoli curiosi, dato il suo fascino piuttosto fiabesco. In effetti dalle parole dichiarate dall'artista si evince anche una sorta di storia, storia di un viaggio di un'opera che di volta in volta instaura un nuovo dialogo urbano.
L'artista stesso ha affermato: "La montagna riappare per la seconda volta ed il termine riappare mi piace perché è una sorta di epifania, dopo Napoli non avrei mai pensato di farla riapparire ma Milano mi è sembrata la giusta seconda intermedia tappa, c'è questo filo sottile che dal Sud sale verso il Nord, tant'è vero che per il sale si è voluto specificatamente della Sicilia".
Tra le altre opere si potrà ammirare anche l'opera che segnò il ritorno al disegno nell'arte contemporanea, mi riferisco al celebre "Silenzioso mi ritiro a dipingere un quadro" del 1977, ma sarà possibile indagare anche l'interesse dell'artista per altri media, come ad esempio le diverse contaminazioni con la musica.
Passato e presente, nuovi contesti ed opere inedite sono le premesse giuste per un evento espositivo su cui vale la pena scommettere.

Per maggiori informazioni riguardo la mostra si rimanda a http://www.teknemedia.net/archivi/2011/4/6/mostra/43583.html

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domenica 3 aprile 2011

di Unknown

Dall'energia della terra all'energia dell'arte

S. Limonta, Gravity one
Nell'estate del 2010, ad un anno dal sisma che ha colpito l'Aquila, girovagando nell'appena riaperto centro storico, tra cataste di macerie mal nascoste e qualche locale riaperto da poco, mi si presentò in tutto il suo frastuono un'installazione sonora dello scultore Sergio Limonta che in qualche modo esorcizzava l'accaduto attraverso una babele di suoni, echi della transitorietà delle cose e delle persone. 
Continuando a camminare, trovai sotto i portici, tra impalcature e strade sbarrate, una bella mostra fotografica.
In quell'occasione mi resi conto di come l'arte, tra le sue molteplici capacità, abbia anche quella di metabolizzare gli eventi anche più catastrofici, restituendone una lettura inedita.
Lo stesso effetto l'ho sortito tra le stanze degli appartamenti reali della Reggia di Caserta, dove tra consolle, busti in alabastro, lampadari in bronzo dorato, affreschi, vedute settecentesche ed altri arredi fastosi del '700/'800, ho trovato un'originale e importante collezione d'arte contemporanea. Mi riferisco alla collezione Terrae Motus, raccolta di opere d'arte sbocciate, inaspettatamente, da un altro evento sismico.
  "Si doveva rispondere all'evento catastrofico, c'era dell'energia nell'arte, tanta energia da potersi contrapporre a quella scatenata dalla terra"
Con questi propositi il gallerista Lucio Amelio decise di dare il proprio contributo in occasione del devastante terremoto che ha colpito l'Irpinia nel novembre del 1980, invitando una serie di artisti a vivere in prima persona la realtà territoriale e sociale del dopo terremoto. Da questo nobile intento ne nasce una collezione davvero prestigiosa, ultimamente poi tornata alla ribalta grazie ad una mostra dal titolo Terrae motus, trent'anni dopo. Attualità di una collezione, occasione in cui si è pensato ad un nuovo percorso espositivo, a carattere geografico, in relazione alla nazionalità degli autori. 
La scelta del nuovo allestimento è dettata dal fatto che negli anni in cui la collezione prende corpo, si sviluppano una serie di fenomeni artistici caratterizzati per lo più per aree geografiche e con connotazioni che a volte sono marcatamente regionaliste, come i nuovi selvaggi in Germania, la transavanguardia in Italia, i graffitisti e il realismo neo-espressionista americano.
Nella Sala degli Alabardieri la prima opera che si incontra è "Fate presto" di Andy Wharol, un trittico che riproduce la prima pagina del quotidiano "Il Mattino" del 26 novembre 1980, all'indomani dell sisma. Il maestro pop mette in risalto il potere mediatico ma estraniante di un giornale e ne amplifica l'effetto trasformando una richiesta d'aiuto in un manifesto del dolore. L'accento drammatico è dato grazie all'uso dei toni del bianco e del nero.

A. Wharol, Fate presto
Nella sala delle Guardie del Corpo è esposta l'opera più famosa di Keith Haring, "Senza titolo" in cui le immagini e i segni che affollano la composizione rendono l'idea della violenza e aggressività con cui la natura rompe la falsa quiete umana.

K. Haring, Senza titolo
Nella Sala di Alessandro l'istallazione in metallo assemblato dal titolo "West-ho Go (Glut)" di Robert Raushenberg.

R. Rauschemberg, West-ho Go


Il percorso poi continua e si snoda attraverso le sale degli Appartamenti Storici.
Partendo da alcuni autori americani si passa al nutrito gruppo italiano in cui colpisce, oltre alla nota "Italia Porta" di Luciano Fabbro, l'opera di Michelangelo Pistoletto "Annunciazione Terrae motus", una serigrafia su acciaio inox lucidato a specchio, in cui una donna ed uomo, contemplando l'impossibilità di raggiungersi, raffigurano metaforicamente l'impossibilità di prevenire una catastrofe, la cui imprevedibilità è ribadita anche dall'abbigliamento della donna.

L. Fabbro, Italia porta

M. Pistoletto, Annunciazione Terrae motus
La Spagna è rappresentata dal lavoro di Barcelò mentre tra gli autori tedeschi che seguono è l'opera esplicita e letterale di Anselm Kiefer "Et la terre tremble ancore, d'avoir vu la fuite des géants" che attraverso la qualità ed il peso materico esprime l'energia della terra. Il percorso si conclude con i francesi, e gli artisti inglesi.

A. Kiefer, Et la terre tremble ancore, d'avoir vu la fuite des géants
Il bello dell'arte è che quando è chiamata ad intervenire, reagisce e trasforma i fatti da cui prende spunto da soggettivi e particolari ad universali ed umani. Tutte queste opere che in comune hanno il ricordo vivo del dramma, svelano una dopo l'altra la fragilità dell'uomo.


Per info visitate il sito:
http://www.ambientece.arti.beniculturali.it/reggia/terraemotus/indice.html
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giovedì 31 marzo 2011

di Unknown

Nam June Paik "Il Rembrandt del video"


 Il 13 marzo hanno chiuso i battenti sia la grande retrospettiva della Tate di Liverpool, sia la concomitante piccola mostra a cura di Achille Bonito Oliva, IV appuntamento espositivo della Fluxus Biennial presso gli spazi dell'Auditorium Arte di Roma. 
Entrambe le mostre hanno reso conto dell’attività di Nam June Paik.
I fortunati visitatori della mostra britannica hanno avuto l'opportunità di ammirare circa 90 opere appartenenti a tutte le fasi della carriera artistica di Paik, molte delle quali inedite ed esposte per la prima volta nel Regno Unito, accanto ad una ricca selezione di materiale documentario relativo ad alcune sue performance.
All'Auditorium romano, nonostante il numero esiguo delle opere presentate, lo spirito eccentrico e poliedrico dell'artista è stato comunque messo in risalto.
La prima installazione è “Cage in Cage” del 1989, una gabbia per uccelli in cui l’artista ha inserito un piccolo schermo che trasmette una performance di Cage in una strada di New York nei primi anni ’70 con l’aggiunta del sonoro di uno spot pubblicitario nord coreano. Il risultato è un mix di media differenti che riconduce ad un mix culturale.

N. J. Paik, Homage to Pitagoras
“Homage to Pitagoras” gioca anch’esso su effetti visivo sonori imbastiti tramite schermi montati e assemblati  che alludono esplicitamente all’antico teorema.

N. J. Paik, Candle TV- Buddha

Come contraltare alla Babele di video e suoni delle due installazioni precedenti, la silenziosa “Candle TV- Buddha” del 1990, in cui del caos mediatico e culturale sopravvive solo l’involucro superficiale di una televisione, contenente una candela accesa e la statua di un Buddha in meditazione. A completare la mostra anche una serie di fotografie in bianco e nero su alcune performance dell’artista.
Ma chi è Nam June Paik?
Nato a Seoul nel 1932 e morto a Miami nel 2006, artista ma anche musicista, si laurea a Stockhausen e si specializza in Germania studiando con Arnold Schonberg.
Profondamente coinvolto dal mezzo tecnologico della tv,  è considerato il padre della video arte, data la sua pionieristica capacità di trasformare il linguaggio tecnologico in espressione artistica, tant’è che è stato definito dalla critica "Il Rembrandt del video".
Il suo primo intervento consiste nell’avvicinare una calamita al tubo catodico modificando il circuito orizzontale e verticale di modulazione, determinando una serie di distorsioni dell’immagine, forme, colori e suoni, movimento e tempo fino a risolverle in una decostruzione totale tendente all’astratto. Testimonianza emblematica di tale procedimento rimane “Magnet TV” del 1965.
Paik è stato anche il primo ad usare nel 1965 la telecamera portatile per la registrazione dal vivo, la portapack Sony Av 3400, appena apparsa in commercio, con cui realizza “Cafè Gogò” e “Bleecker Street”: videotape che registra non un evento artistico ma un evento banale collaterale e in secondo piano rispetto ad un evento storico (il traffico della Fifth Avenue a New York il giorno della visita di Paolo VI), riproposto la sera stessa in un ritrovo artistico. Un evento qualunque, modificato e reso artistico dal luogo in cui è presentato. Medesimo excursus del ready-made alla Duchamp!
Paik tramite la manipolazione ossessiva del segnale elettronico delle trasmissioni e delle registrazioni, creando videosculture e videoinstallazioni, dà vita ad una nuova era dell'arte, d'altronde lui stesso affermava:

Come la tecnica del collage ha rimpiazzato la pittura a olio, allo stesso modo il tubo a raggi catodici rimpiazzerà la tela. Un giorno gli artisti lavoreranno con i condensatori, le resistenze, i semiconduttori come oggi lavorano con i pennelli, i violini e materiali vari


Le notizie relative alla biografia e tecniche dell’artista sono tratte da S. Bordini (a cura di), Arte contemporanea e tecniche, materiali procedimenti, sperimentazioni, Carocci editore, Roma 2007.
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martedì 22 marzo 2011

di Unknown

Invasione di "pelago" in corso all'Aurum di Pescara

                                                                                                                                          
Partendo da semplici ed innocui segni di inchiostro nero, Donato di Zio crea un mondo metamorfico e totalizzante che dal grazioso servizio per il tè a quello per il caffè, si allarga e si staglia su fondi di piatti e si trasforma in intrecci per parure. 
Dal design intriso di antico artigianato, gli stessi grovigli ritmicamente e ossessivamente sono reiterati su tele, stampe, supporti in rame, in cui dal pelago in bianco e nero si passa a prove più articolate in cui agli ingredienti base si aggiungono applicazioni in foglia d'oro, monocromi blu, lingue di rosso fuoco e scie di cromie contrastanti.


Un semplice groviglio che nella reiterazione trova autonomia, si libera dal suo aspetto segnico ed invade ogni che. All'Aurum le opere di Di Zio sono legate l'una all'altra tramite omonimia grafico testuale che di volta in volta si rinnova. La sensazione che ne deriva è un germogliare organico che nasconde echi passati.  Lo stesso motivo che invade le porcellane e che ricorda gli intrecci  fitomorfi e astratti  tanto cari al Secessionismo, s'insinua tra le storie della Divina Commedia e dagli Inferi danteschi rimbalza e si espande sino al macrocosmo.





Il segno incontrollabile della mano certosina dell'artista approda e dilaga anche in foto di spazi urbani ben riconoscibili, come la Piramide di Pei a Parigi o Palazzo della Signoria a Firenze.



Ogni immagine, testo, scena o spazio contagiato dal pelago si apre quindi a letture multiple. Rita Levi Montalcini, nominata e ringraziata nel catalogo che correda la mostra a cura di Gillo Dorfles, ha scritto : " [...] indaga la vita in tutti i suoi molteplici e variegati aspetti, alcune opere possono ricordare dei microrganismi ingranditi al microscopio dove si ha la reale percezione della grandezza e della vitalità che regna nel cosmo: in questo trovo dell’assonanza con il mio operato, una ricerca costante che non avrà mai fine. [...] Trovo che la scienza, la cultura e l’arte siano campi d’indagine che portano chi se ne occupa in maniera attiva ad avere una visione sempre più ampia della vita [...]".
Interessanti anche una serie di pop ritratti in negativo/positivo e i bozzetti per i costumi di scena.



L'opera di Donato Di Zio, pittore, grafico, scenografo, costumista, invade letteralmente gli spazi candidi dell'Aurum di Pescara fino al 27 marzo. Affrettatevi!

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martedì 21 dicembre 2010

di Unknown

I nuovi spazi del MACRO spiccano il volo con Enel Contemporanea












Il 4 dicembre Roma ha finalmente inaugurato i nuovi spazi del Macro, creati dall’architetto francese Odile Decq. 

Un progetto che ridisegna la geografia del Museo d’Arte Contemporanea della capitale. Per cominciare cambio d’ingresso da via Reggio Emilia a Via Nizza, più precisamente, angolo via Cagliari. L’entrata vecchia diviene fine percorso. Ma nel nuovo spazio un percorso lineare vero e proprio non c’è. Il visitatore è libero di tracciarsi il proprio in torno al grande volume rosso e spigoloso che, come un meteorite caduto dal cielo, travalicando la barriera di vetro e ferro del soffitto, si è bloccato ora in un’ancorata sospensione, un attimo prima di schiantarsi al suolo. Si tratta dell'auditorium. 
A pian terreno, dal foyer di rosso e nero vestito, vista cielo, siamo invitati ad entrare nel white space della Sala Enel in cui il Macro ha allestito l’opera vincitrice della quarta edizione dell’Enel Contemporanea Award 2010. L’esposizione ha inaugurato il nuovo spazio. 
E “The winner project is” Are you really sure that a floor can’t also be a ceiling?
Prima di entrare un’assistente di sala ci invita a non utilizzare il flash nelle foto e a far attenzione a non calpestare le farfalle fuggite dal parallelepipedo di vetro.
Avete capito bene, parlo di farfalle, farfalle vere. Il duo Bik Van der Pol (Liesbeth Bik e Jos Van der Pol) nel suo lavoro ha pensato di inserirne di ogni specie. Le farfalle sono “indicator species”. Sono particolarmente sensibili ai cambiamenti ambientali. E come non pensare al cosiddetto “butterfly effect”, metafora che racchiude in sé il concetto di dipendenza sensibile dalle condizioni iniziali nell’ambito della teoria del caso, e cioè che piccole differenze nelle condizioni iniziali di un sistema dinamico possono produrre grandi variazioni nel comportamento a lungo termine del sistema.
Gli artisti hanno inserito una marea di piccole e grandi variopinte farfalle all’interno di uno spazio citazione della Farnsworth house di Mies van der Rohe, enfatizzando così lo stretto contatto tra uomo e natura.
 Il visitatore è invitato ad entrare nel parallelepipedo in vetro, membrana simbolica creata tra spazio interno e spazio del museo. Una sorta di ecosistema uomo/natura sottovuoto.

Uscendo dalla Sala Enel, ritorniamo nella sala d’ingresso. Come una grande altalena bloccata dai montanti in ferro, l’ottagono rosso accoglie il visitatore e lo fa accomodare per un po’, un attimo prima di scegliere da quale parte riprendere il cammino. Una serie di piccoli ponti, in bilico tra le trasparenti mura in vetro e le opache mura nere, ruotano e segmentano lo spazio. Da più porte è possibile accedere agli spazi galleria che accolgono la collezione del Macro vecchia e recente che per l'occasione ha selezionato una serie di opere che riflettono intorno alla figura umana. Dalla galleria il percorso si ricongiunge con il vecchio corpo di fabbrica.
Per Odile Decq le traiettorie possibili della nuova ala riflettono le sensazioni che si provano ogni volta che si cammina nel centro di Roma.Come lei stessa ha affermato in una recente intervista, la sua idea è "Una storia stratificata che si manifesta in un groviglio di vicoli a misura di pedone, di monumenti stupendi che ti si rivelano d’improvviso, di piccole piazze accoglienti come cortili". La partitura che ha composto Odile Decq è scandita sul ritmo lento di una passeggiata, costellata di scorci, scoperte, mai un colpo d’occhio totale. Un intrecciarsi di rampe, scalinate, balconate sospese. 
Per le mostre e le opere della collezione esposte in questo periodo al Macro vi terremo aggiornati nei prossimi post. Per ora godetevi le foto che catturano l'architettura della Decq  e il lavoro premiato da Enel Contemporanea, ma vale la pena andare di persona.


















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