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domenica 27 aprile 2014

di Anna Ricciardi

Le collezioni del MoMA, nell’epoca della riproduzione digitale


È sabato, mattinata inoltrata. Appena arrivata a New York City dopo un viaggio in autobus piuttosto lungo. Non ho molto tempo per visitare i musei, ma ho le idee chiare e subito mi dirigo verso la 53a strada per raggiungere il MoMA. Ho tre ore piene da dedicare alle collezioni e magari, se avanza del tempo, dare un’occhiata alle esposizioni temporanee.
Sono fortunata, non mi attende una fila troppo lunga alla biglietteria e posso in breve tempo avviarmi all’entrata. Non prendo l’ascensore, preferisco soffermarmi un attimo davanti all’enorme vetrata che apre sul giardino delle sculture per poi prendere le scale che mi offrono scorci e visuali della struttura del museo. Giusto uno sguardo, breve ma intenso, all’architettura in “stile internazionale” di quest’edificio inaugurato nel 1936, che pure meriterebbe attenzione pari a quella per le opere che contiene. 

giovedì 26 dicembre 2013

di Anna Ricciardi

Bill Viola entra nelle collezioni degli Uffizi

B. Viola, Self Portarait, Submerged, 2013,
(foto Kira Perov)
Link foto
Firenze-Uffizi è stata l’ultima tappa di un percorso che ha visto il noto video artist americano confrontarsi con alcune tra le maggiori istituzioni museali del nostro paese. Dopo The Encounter e The Raft, opere rispettivamente esposte alla GAM di Torino e al Palazzo Te di Mantova, per la città toscana Bill Viola ha realizzato un autoritratto che entrerà a breve nella collezione del Corridoio Vasariano. Prima, però, il video Self Portrait – Submerged, è stato esposto nella suggestiva cornice dell’ex-abside di San Pier Scheraggio, fino al 22 dicembre.

Come suggerisce il titolo, l’artista si presenta completamente sommerso dall’acqua, disteso sul letto di ciottoli di un fiume. L’inquadratura è fissa, la figura appare immobile ed esanime, avvolta da una sensazione di sospensione e fissità. 

Inizialmente l’audio sembra essere completamente assente, solo a poco a poco si avverte un leggero sciabordio mentre gli arti iniziano a muoversi impercettibilmente e anche le guance e gli occhi cominciano a fluttuare sotto le increspature delle onde. Alla stasi iniziale subentra via via un intenso dinamismo e ogni cosa diventa improvvisamente vitale e mutevole. 

L’elemento simbolico dell’acqua, ricorrente nelle opere di Bill Viola, si ripresenta anche nel caso dell’autoritratto, che perde, in questo modo, ogni connotazione personale e biografica, per essere assurto a metafora della condizione esistenziale stessa, del suo scorrere e continuo divenire.
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domenica 3 aprile 2011

di Unknown

Dall'energia della terra all'energia dell'arte

S. Limonta, Gravity one
Nell'estate del 2010, ad un anno dal sisma che ha colpito l'Aquila, girovagando nell'appena riaperto centro storico, tra cataste di macerie mal nascoste e qualche locale riaperto da poco, mi si presentò in tutto il suo frastuono un'installazione sonora dello scultore Sergio Limonta che in qualche modo esorcizzava l'accaduto attraverso una babele di suoni, echi della transitorietà delle cose e delle persone. 
Continuando a camminare, trovai sotto i portici, tra impalcature e strade sbarrate, una bella mostra fotografica.
In quell'occasione mi resi conto di come l'arte, tra le sue molteplici capacità, abbia anche quella di metabolizzare gli eventi anche più catastrofici, restituendone una lettura inedita.
Lo stesso effetto l'ho sortito tra le stanze degli appartamenti reali della Reggia di Caserta, dove tra consolle, busti in alabastro, lampadari in bronzo dorato, affreschi, vedute settecentesche ed altri arredi fastosi del '700/'800, ho trovato un'originale e importante collezione d'arte contemporanea. Mi riferisco alla collezione Terrae Motus, raccolta di opere d'arte sbocciate, inaspettatamente, da un altro evento sismico.
  "Si doveva rispondere all'evento catastrofico, c'era dell'energia nell'arte, tanta energia da potersi contrapporre a quella scatenata dalla terra"
Con questi propositi il gallerista Lucio Amelio decise di dare il proprio contributo in occasione del devastante terremoto che ha colpito l'Irpinia nel novembre del 1980, invitando una serie di artisti a vivere in prima persona la realtà territoriale e sociale del dopo terremoto. Da questo nobile intento ne nasce una collezione davvero prestigiosa, ultimamente poi tornata alla ribalta grazie ad una mostra dal titolo Terrae motus, trent'anni dopo. Attualità di una collezione, occasione in cui si è pensato ad un nuovo percorso espositivo, a carattere geografico, in relazione alla nazionalità degli autori. 
La scelta del nuovo allestimento è dettata dal fatto che negli anni in cui la collezione prende corpo, si sviluppano una serie di fenomeni artistici caratterizzati per lo più per aree geografiche e con connotazioni che a volte sono marcatamente regionaliste, come i nuovi selvaggi in Germania, la transavanguardia in Italia, i graffitisti e il realismo neo-espressionista americano.
Nella Sala degli Alabardieri la prima opera che si incontra è "Fate presto" di Andy Wharol, un trittico che riproduce la prima pagina del quotidiano "Il Mattino" del 26 novembre 1980, all'indomani dell sisma. Il maestro pop mette in risalto il potere mediatico ma estraniante di un giornale e ne amplifica l'effetto trasformando una richiesta d'aiuto in un manifesto del dolore. L'accento drammatico è dato grazie all'uso dei toni del bianco e del nero.

A. Wharol, Fate presto
Nella sala delle Guardie del Corpo è esposta l'opera più famosa di Keith Haring, "Senza titolo" in cui le immagini e i segni che affollano la composizione rendono l'idea della violenza e aggressività con cui la natura rompe la falsa quiete umana.

K. Haring, Senza titolo
Nella Sala di Alessandro l'istallazione in metallo assemblato dal titolo "West-ho Go (Glut)" di Robert Raushenberg.

R. Rauschemberg, West-ho Go


Il percorso poi continua e si snoda attraverso le sale degli Appartamenti Storici.
Partendo da alcuni autori americani si passa al nutrito gruppo italiano in cui colpisce, oltre alla nota "Italia Porta" di Luciano Fabbro, l'opera di Michelangelo Pistoletto "Annunciazione Terrae motus", una serigrafia su acciaio inox lucidato a specchio, in cui una donna ed uomo, contemplando l'impossibilità di raggiungersi, raffigurano metaforicamente l'impossibilità di prevenire una catastrofe, la cui imprevedibilità è ribadita anche dall'abbigliamento della donna.

L. Fabbro, Italia porta

M. Pistoletto, Annunciazione Terrae motus
La Spagna è rappresentata dal lavoro di Barcelò mentre tra gli autori tedeschi che seguono è l'opera esplicita e letterale di Anselm Kiefer "Et la terre tremble ancore, d'avoir vu la fuite des géants" che attraverso la qualità ed il peso materico esprime l'energia della terra. Il percorso si conclude con i francesi, e gli artisti inglesi.

A. Kiefer, Et la terre tremble ancore, d'avoir vu la fuite des géants
Il bello dell'arte è che quando è chiamata ad intervenire, reagisce e trasforma i fatti da cui prende spunto da soggettivi e particolari ad universali ed umani. Tutte queste opere che in comune hanno il ricordo vivo del dramma, svelano una dopo l'altra la fragilità dell'uomo.


Per info visitate il sito:
http://www.ambientece.arti.beniculturali.it/reggia/terraemotus/indice.html
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