giovedì 4 ottobre 2012

di Unknown

Ornaghi nomina Bartolomeo Pietromarchi Curatore del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia 2013

Bartolomeo Pietromarchi
Finalmente dal MIBAC giunge l'attesissima fumata bianca per il nuovo Curatore del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia 2013. Meglio tardi che mai... Ministro Ornaghi!

Trattasi di Bartolomeo Pietromarchi, attualmente direttore del MACRO di Roma e con una carriera alle spalle che lo ha visto prima direttore della sezione arte della Fondazione Adriano Olivetti, poi collaboratore del MAXXI.
Pietromarchi porterà una ventata di vera arte italiana a Venezia? Che sia talentuosa ma soprattutto che restituisca dignità al Padiglione? Noi crediamo e speriamo proprio di si. Certo i tempi sono davvero stretti. 
Intanto il Mibac in una nota del 3 ottobre dichiara: Il Ministro, Prof. Lorenzo Ornaghi, nell’apprezzare assai positivamente il livello culturale delle proposte pervenute, ha sottolineato il valore complessivo del progetto di Bartolomeo Pietromarchi. Tale progetto potrà rappresentare in modo significativo il ruolo dell’arte italiana contemporanea nel quadro dei cambiamenti, estesi e profondi, che caratterizzano questa fase storica del nostro Paese.

Caro Pietromarchi non Le rimane che rimboccarsi le maniche e gettarsi a capofitto nel progetto. Auguri!
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di Unknown

Erwin Wurm e la manipolazione del reale attraverso semplice e sano humor

Improbabili punti di ancoraggio, case ciccione o esageratamente slim, macchine obese, strani maglioni che nascondono forme in espansione, teste e mani talmente curiose da perdersi nei corpi altrui, forme e volumi pompati e sgonfiati come fossero palloncini ad elio, tir che prendono una brutta piega...Erwin Wurm gioca con la fantasia non solo platonicamente. 

Erwin Wurm, Fat House

Erwin Wurm, Camion

E' come se, durante il processo creativo, l'artista austriaco fosse colto da attacchi schizofrenici che all'improvviso lo spingono verso variazioni destabilizzanti. In tutta la sua produzione si nasconde un'azione non ordinaria che ha un tempo sia perenne che istantaneo. Una casa in bilico sul tetto di un palazzo, bloccata ma che sta per schiantarsi al suolo. Corpi su muri agganciati come quadri che da un momento all'altro cadranno. Abbinamenti inaspettati e dimensioni relative si combinano di volta in volta.

Rewin Wurm, House Attack

One Minute Sculptures, questa la definizione dei suoi lavori, a metà tra sculture temporanee e installazioni precarie immortalate dal mezzo fotografico, affrontano di petto la realtà e, servendosi di oggetti d'uso quotidiano e familiari, la stravolgono attraverso un unico media: sano e semplice humor.

Erwin Wurm, one minute sculpture

Consiglio: divertitevi a cercare altre foto dei suoi lavori sul web. Se poi avete voglia di trovarvi faccia a faccia con i lavori di Wurm, sappiate che sono parte di prestigiose collezioni. In Italia, ad esempio, lo troviamo nella Collezione del Centro per l'Arte Contemporanea Pecci di Prato.
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mercoledì 3 ottobre 2012

di Unknown

Intelligenza collettiva delle formiche e modelli di crescita sociale ed economica. Rapporto di Luana Perilli

La prima, la più grande, era stata esposta al MACRO Testaccio di Roma, nella mostra Re-generation. Ora la seconda, di dimensioni più ridotte, campeggia nel centro della romana The Gallery Apart per la mostra 108 (spontaneous collective in thoughtless awareness).

Luana Perilli, 108
 The Gallery Apart

Si tratta di teche in vetro contenenti ecosistemi improbabili ma reali. Mondi a parte in cui mobili dal design anni '50 fungono da nidi per colonie di formiche tessitrici. A realizzarle è Luana Perilli, artista romana  mai scontata e sempre inaspettatamente diversa da se stessa. 
L'avevamo conosciuta sempre presso il MACRO, questa volta nella sede di via Nizza, con l'affascinante intreccio emotivo di The man of the Season, un video nato dalla riflessione sullo schema proppiano della fiaba. 

Luana Perilli, 108
 The Gallery Apart

Ora l'analisi invece coinvolge la sociobiologia, approfondendo in chiave artistico scientifico modelli eusociali di animali, in particolar modo quello della formica. Partendo dall'intelligenza collettiva che contraddistingue l'insetto meglio conosciuto dall'uomo, la critica si rivolge all'attuale crisi dei modelli di crescita sociale ed economica.

Luana Perilli, 108
 The Gallery Apart
(frame dal video)

Come sempre l'approccio alla materia avviene per vie diverse ma tutte collegate tra loro: dalle teche installazioni agli studi svolti su fogli di quaderno, dagli appunti grafici sul design al video spot degli anni '50 montato su un sottofondo tipico di Bollywood.

Luana Perilli? Artista da tenere sott'occhio!

Per maggiori info sulla mostra eccovi un link

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martedì 2 ottobre 2012

di Unknown

Richard Artschwager da Gagosian Gallery

Nome impronunciabile dell'artista e arte altrettanto difficile da favellare. Ma ci proviamo. 
Certo non ci aiuta la mostra presso Gagosian Gallery, come sempre molto molto minimal, ma se non altro in linea con l'artista che espone.

Richard Artschwager, Gagosian Gallery, Roma

Cominciamo con qualche informazione sull'artista. Richard Artschwager, un destino già tutto nel cognome, statunitense, classe 1923, nasce a Washington ma vive e lavora a New York. Ha mosso i suoi primi passi nel mondo dell'arte intorno ai primi anni '50, proprio mentre la Pop Art e la Minimal Art mettevano definitivamente KO il concetto di arte unica e irripetibile.
Il suo lavoro è stato spesso ricollegato alle due correnti artistiche, alla Pop Art per la funzionalità degli oggetti e per l'uso di materiali commerciali e industriali; alla Minimal Art per il suo linguaggio geometrico e asciutto. Ma le due correnti non sono sufficienti per spiegare la sua ricerca poliedrica e zeppa di rimandi. 

Richard Artschwager, Gagosian Gallery, Roma

Procediamo dunque per punti.

Arredamento d'interni: I suoi lavori sono un ibrido tra mobili di design e sculture vere e proprie.
Materiali sintetitici:i suoi preferiti sono fòrmica e celotex.
Punti escamativi, interrogativi e parentesi: sicuramente vi sarete già imbattuti in queste sculture, gigantografie 3D dei segni di interpunzione, riprodotti con materiali morbidi o solidi. 

Nella mostra di Roma Artschwager riprende un filo concettuale iniziato con Piano (1965). Come scritto nel comunicato stampa "gli straordinari pianoforti di Artschwager sostengono una confusione attentamente orchestrata tra pittura e scultura e ci ricordano che siamo nel regno dell'arte e non nella realtà".

Richard Artschwager, Piano Malevich, 2012
(Courtesy Gagosian Gallery)

La musica e le sue partiture entrano nel mondo di quest'artista per essere scompaginate con variazioni minime. Ad esempio i tasti bianchi, riprodotti sui parallelepipedi ricoperti in formica, hanno dimensioni diverse (fa, sol e la sono più grandi rispetto a do, re, mi e si); i pedali dei pianoforti ora sono tre, ora due. Tanto quanto basta per fuorviarci ancora una volta.
Sempre dal comunicato stampa: "Nel sorprendente universo metaforico di Artschwager, nulla è mai soltanto un'unica cosa (...) un pianoforte è al tempo stesso un mobile, una scultura e un'immagine".

Il suo lavoro è sempre rimasto ancorato all'ambiguità della percezione, nell'interazione tra osservazione e illusione. Oggetti solo apparentemente riconoscibili che stuzzicano i piani dello sguardo e della mente.
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venerdì 21 settembre 2012

di Unknown

Il caso Vivian Maier, la nanny fotografa arriva a Brescia

Vivian Maier
Immigrata dalla Francia agli Usa negli anni Trenta, single, cattolica, esile e un po' mascolina, faceva da baby sitter a tre rampolli di buona famiglia. 
E' più o meno questo tutto ciò che si sa di Vivian Maier e fin qui una storia qualunque. 

Avete presente le migliaia di ragazze oggi in giro per il mondo, armate di Reflex al collo come fossero collane portafortuna, a fare foto in ogni angolo della città?
Bene, immaginatela così quest'eroina dello scatto sconosciuta a tutti i manuali di storia della fotografia. Possedeva una Rolleiflex, amava il formato 6x6, tanto per la cronaca il formato preferito da Diane Arbuse, e nelle pause lavoro si divertiva a fotografare vetrine, volti, mocciosi, signorine, smorfie, scorci architettonici, con una maestria innata.
Ma siamo negli anni Cinquanta e le sue foto anziché finire in una pagina Facebook, come oggi, o su un portfolio da consegnare a critici e galleristi, finiranno tutte in un cassetto, quello in cui si rilegano passioni e passatempi che non ambiscono a glorie.

Ma la gloria, per uno scherzo del destino, per miracolo o meritocrazia tardiva, mettetela come volete voi, arriva alla sua porta.
Nel 2009 un certo John Maloof, agente  immobiliare ventiseienne dell'Illinois, amatore della vita e storia locale, compra uno stock di vecchi negativi messi all'asta dall'allora ottantottenne Vivian per pagare i suoi debiti. Incuriosito ne stampa alcuni e scopre un mondo in bianco e nero degno dell'obiettivo di un Abbott o di un Evans.

Nel frattempo la nanny fotografa muore e John acquista altri negativi, in tutto 100 mila, mette una selezione di foto su Flickr e grazie al crowdfounding gira un documentario su questa storia dal titolo Finding Vivian Maier.


Sembra la sceneggiatura di un film, invece è tutto vero e oggi le foto della Maier sono già state esposte in diverse gallerie negli Stati Uniti e in Europa, nel London Photography Festival, ad Amsterdam, Monaco, Oslo e Copenhagen. 
Dal 29 settembre approdano anche in Italia, in una mostra dal titolo Vivian Maier, lo sguardo nascosto, presso la Galleria dell'incisione di Brescia, in cui una selezione inedita del lavoro di Vivian Maier approfondisce i temi dell'infanzia e dell'autoritratto. 
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di Unknown

L'immagine del tempo e della fisica dai Muse a Nicolai Carsten

Muse
(photo link)
Quando ascolto i Muse, con il loro tocco apparentemente minimal e al contempo esplosivo, immagino un'arte visiva fatta di suoni e luci, in cui la fisica svela l'immagine elementare delle sue leggi, la scienza fa esplodere tutte le sue provette multicolore e gli acuti di Matthew Bellamy si perdono nell'aria.
Il nuovo disco del gruppo, The 2nd Law, uscirà il 2 ottobre prossimo.

Carsten Nicolai
(photo link)
Nel frattempo mi godo la visione, anche questa solo apparentemente minimal, di Nicolai Carsten, inaugurata ieri presso l'Hangar Bicocca di Milano. La ricerca portata avanti dall'artista tedesco sul piano visivo, mi ricorda molto da vicino quella del trio inglese sul piano musicale. 

50 metri di luci e suoni per dar vita ad un'esperienza personale e infinita. Lo spettatore è a tu per tu con l'immagine del tempo che prende forma, colore, luce e ritmo nell'installazione Unidisplay. L'opera consiste in un'unica parete - display audiovisiva, agli angoli due muri specchianti su cui le immagini si riproducono all'infinito, tutto grazie all'elaborazione delle forme tramite software all'avanguardia, capaci di attribuire segni e colori alla scomposizione del suono. Non a caso anche Nicolai è musicista e la sua ricerca si muove tra musica elettronica e immagini, ricerca scientifica e sperimentazione.

Ancora una volta il confine tra musica e arte visiva si fa magicamente evanescente. In entrambi i casi il risultato diviene pura poesia che, scavalcando udito e vista, arriva a toccare corde più profonde della percezione.

Carsten Nicolai, Unidisplay, Hangar Bicocca
(photo link)
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giovedì 20 settembre 2012

di Unknown

VideoPost | 45 Art. Connubio perfetto tra arte e musica

Solo grazie a questa mostra di Cover Art, in corso al PAN di Napoli, ho scoperto che la musica e l'arte hanno in comune molto più di quanto si creda.

P. Smith e R. Mapplethorpe
(photo by  http://www.gqitalia.it/)
Un esempio? 
Grazie a questa mostra ho scoperto il magico legame tra la cantante Patti Smith e il fotografo Robert Mapplethorpe

Per chi volesse saperne di più a riguardo è vivamente consigliato Just Kids, il libro in cui lei racconta della loro amicizia. La loro complicità vien fuori dalla famosa copertina del primo album di Patti, Horses, del 1975, una foto che Mapplethorpe le fece senza luci, senza assistenti, soli in una stanza lei e lui. Ma questa è solo una delle tante cover e storie che raccontano l'intreccio tra le due arti e le loro reciproche evoluzioni. Jazz, Rock e Pop veicolati da artisti sempre diversi: Andy Warhol e Roy Lichtenstein, per l’ equilibrio forma-colore, Keith Haring e Banksy per la graffiti art, Guido Crepax e Frank Kozic per il fumetto, il già citato Robert MapplethorpeAnton Corbijn per la fotografia, Hipgnosis e Peter Saville per la grafica. E poi Salvador Dalì, Damien Hirst, Andrea Pazienza, HugoPratt, Jim Flora, John HolstromCharles Burns e altri ancora. 
Il connubio perfetto tra arte e musica è tutto in 45 Art, l'Arte a 45 giri, una mostra da non perdere, avete tempo fino al 30 settembre. 

Eccovi un video della mostra, per maggiori info vi rimandiamo al sito.

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