mercoledì 19 settembre 2012

di Unknown

VideoPost | "Fare arte a Scampia" e... metterla in mostra al PAN di Napoli

"Fare arte a Scampia" è una collettiva di arte contemporanea in mostra dal 15 al 30 settembre presso il PAN Palazzo delle Arti di Napoli.  37 artisti provenienti da Cina, Croazia, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, India, Romania, Spagna e Italia hanno preso parte al Simposio Internazionale d'Arte organizzato dalla Cooperativa Occhi Aperti da luglio 2008 a luglio 2012 nel cuore di Scampia. Le opere in mostra, frutto della collaborazione tra artisti e residenti del noto quartiere napoletano, evidenziano l'importanza dell'arte e dei suoi linguaggi, il suo sapersi muovere e stabilire legami entro confini problematici. In realtà spesso dimenticate o alla ribalta solo per eventi negativi, l'arte crea connubi, relazioni e scambi inaspettati, capaci di superare i pregiudizi e dar vita alla bellezza.


Così Enrico Muller descrive il meccanismo magico del progetto: 
"L'incontro ha fatto sgorgare il "desiderio" di ciascuno e ciascuna per la vocazione universale dell'arte: la gente è stata toccata nel cuore e ha permesso che una nuova comunicazione avvenisse, che le culture s'incontrassero, le lingue si mischiassero, che si stesse insieme dentro l'arte e dentro il Mistero della comune umanità. Le artiste e gli artisti, a loro volta, si sono lasciati toccare i cuori e hanno permesso che fosse Scampia a inebriarli e a far sì che le loro opere fossero come sbocciate dal quartiere stesso"
Eccovi un video della mostra in corso ma vi invitiamo ad andare di persona a vedere, molte delle opere sono davvero interessanti. In più vi segnaliamo il sito della Cooperativa Occhi Aperti, dove scoprirete una faccia diversa di Scampia, più colorata e meno grigia.

Condividi questo post

mercoledì 12 settembre 2012

di Unknown

Maurizio Savini e la scultura in chewing gum

Maurizio Savini
(photo by Romaprovinciacreativa)
Quando sembra tutto fatto e sperimentato ecco che un materiale nuovo fa la sua comparsa nel mondo dell'arte. E noi rimaniamo lì a bocca aperta, sguardo incredulo e sorriso sarcastico. Più o meno è così che mi sono sentita quando per la prima volta ho visto dal vivo una scultura realizzata da Maurizio Savini.  
Fino a quel momento ho sempre considerato la Big Babol come nient'altro che panna e fragola compresse in un mini cubetto dal colore pop e dall'inconfondibile aroma dolciastro. Unica azione possibile: masticare.
Savini invece, fin dal 1997, ha scoperto e sperimentato le doti di questo particolarissimo chewing gum, eleggendolo suo imprescindibile materiale scultoreo.

I suoi lavori hanno tutti un'anima in fibra di vetro, poi ricoperta tramite la gomma da masticare. Ma l'arte saviniana non si riduce a mero tecnicismo, anche se in un primo momento è ciò che più colpisce.
La sua ricerca si muove su un doppio binario: la sperimentazione pratica si sovrappone e sottostà ad una critica che è prima di tutto rivolta all'uomo e alla società. Le sue sculture sono tribù rosa di animali in estinzione, personaggi in azioni quasi oniriche e oggetti d'uso comune. Un mix per riflettere su ecologia, consumismo e contraddizioni uomo/società.

La scoperta del materiale è avvenuta per caso ma nel momento giusto: proprio mentre Savino era alla ricerca di un materiale che fosse contemporaneo, duttile e di colore rosa. Ecco che il tabaccaio sotto casa getta via cinque confezioni di gomma da masticare e lui le trova.

Una storia che ha il sapore Dada e Pop, oltre che di fragola. 

M. Savini, Uomo fluttuante

M. Savini, Orso
Condividi questo post

martedì 11 settembre 2012

di Unknown

A Napoli una nuova personale per Lidia Palumbi

L. Palumbi, Infanzia,
mixed media, 2000
Lidia Palumbi l'abbiamo conosciuta qualche tempo fa per un'intervista su Blarco. Ci fa piacere annunciarvi che sabato 15 settembre inaugurerà una sua personale a Napoli, nella bella cornice di Castel dell'Ovo, dal titolo Noli Tangere. Saranno esposte opere scultoree, alcune frutto della sua più recente ricerca artistica. 

Per maggiori dettagli sulla mostra eccovi un link ed un estratto del comunicato stampa:

Lidia Palumbi, artista italo-olandese, presenta una personale di sculture nella Sala delle Prigioni, a Castel dell'Ovo, Napoli, dal 15 al 29 settembre 2012. 

Messaggio centrale dell'opera e' dare voce al silenzio di sofferenza e di protesta dell'oppresso. Le sculture rappresentano spazi chiusi, immagini di coercizione, e spazi aperti, le piazze, che esprimono liberta' di pensiero e azione. Due realta' poste l'una accanto all'altra, vicine ma senza toccarsi. 
Nella mostra a Castel dell'Ovo l'artista pone un particolare accento sul silenzio dell'infanzia sottoposta alla violenza fisica ed emotiva dell’indottrinamento culturale e ideologico. 
In questo contesto le parole Noli Tangere hanno un doppio significato. Si riferiscono alla proibizione imposta sul bambino di “non toccare la vita” e contengono un'ammonizione verso gli adulti che “toccano negativamente” la vita e l'integrita' del bambino attraverso l'abuso fisico o psicologico. 
Di quest'ultimo aspetto parlano le opere “Omaggio e Pianto”, “Piccola Venere”, e “Child-Bride”, sculture che vengono esposte in anteprima nella mostra a Napoli. Sono un omaggio alla figura femminile e un richiamo a rispettare la donna. 
Condividi questo post

venerdì 7 settembre 2012

di Unknown

Finissage di RE-GENERATION al MACRO Testaccio di Roma

MACRO, Finissage di RE-GENERATION
RE-GENERATION, la mostra dei giovani artisti romani al MACRO Testaccio di Roma, ieri sera si è conclusa con successo di pubblico e performance che prima di tutto hanno stuzzicato e stravolto la percezione uditiva.
Aerial, performance di Francesco Fonassi, si è svolta all'interno delle cisterne, dove sono alloggiati i grandi serbatoi del Mattatoio, in uno spazio raramente utilizzato. Una voce umana (della performer Carlotta Martina Crapes) si modula e stratifica cercando di imitare l'intensità e andamento sonoro di un modulo audio registrato nei pressi di un aeroporto.

Non c'è cosa più assordante del silenzio. Le note ci vengono raccontate da un gruppo di direttori di orchestra che nei moti scandiscono le melodie mute di un'opera. Si tratta della performance di Valentina Vetturi intitolata Orchestra. Studio #1. E' bello pensare che ogni spettatore abbia assistito ad uno stesso spettacolo avendo in testa suoni diversi e personali.

Valentina Vetturi, Orchestra. Studio #1, 2012

E' la volta del suono che irrompe nello spazio aperto del museo. Matteo Nasini dirige un'orchestra sui generis. Stan, questo il titolo della performance, si concentra in soli due minuti. Un ensemble estemporaneo utilizza ogni sorta di strumento per eseguire le note iniziali di Also sprach Zarathustra, poema sinfonico di Richard Strauss e colonna sonora di 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick. (per il video integrale della performance leggete anche questo post)

L'ultima performance è di Michele Monfellotto, dal titolo The sparrow is immortal money is piss.

A fine serata è stata presentata in prima assoluta un nuovo genere musicale chiamato PLUG. I PLUGGER, un gruppo di musicisti, artisti e performer, partendo dal patrimonio musicale lasciatoci in eredità dagli ultimi grandi del rock, lo rigenerano e rinnovano scomponendo la musica in microscopici brandelli per poi ricomporla con risultati del tutto nuovi.

Se vi siete persi la serata e la mostra che ieri ha chiuso i battenti, eccovi un video riassuntivo del tutto.

Condividi questo post

giovedì 6 settembre 2012

di Unknown

VideoPost | Finissage di RE-GENERATION al Macro Testaccio con la performance sonora di Matteo Nasini

Finissage Re-Generation, MACRO
Matteo Nasini, classe 1976, vive e lavora a Roma. Si è diplomato in contrabbasso presso il Conservatorio di Santa Cecilia di Roma.

Beh... dalla performance a cui ho assistito questa sera nulla mi avrebbe fatto pensare ad uno scolaretto del Santa Cecilia.
Matteo Nasini, con Stan, una performance che mi ha felicemente rotto i timpani e frantumato le coordinate sonore e spaziali, ha preso parte all'ultima serie di performance di Re-generation, mostra in corso fino ad oggi presso il MACRO Testaccio di Roma.

Un ensemble estemporaneo, composto da musicisti professionisti e non, ha eseguito le note iniziali di Also sprach Zarathustra, poema sinfonico di Richard Strauss e colonna sonora indimenticabile (dopo questa performance lo è ancor di più) di 2001: Odissea nello spazio. Un vero e proprio omaggio dell'artista a Stanley Kubrick.

Facciamo un gioco da settimana enigmistica? Provate a distinguere ogni tipo di strumento utilizzato. Scommettiamo che non riuscite ad individuarli tutti?
Comincio io: sega su transenna. Non mi credete?
Eccovi il video della performance.


Matteo Nasini, Stan, 2012
Re-Generation, 
Macro Testaccio, 6 settembre 2012
Condividi questo post
di Unknown

Galleria Gallerati: Land Market di Stefano Parrini




E' già tutta nel titolo della mostra la poetica di Stefano Parrini
La serie Land Market, presentata alla Galleria Gallerati dal 28 giugno al 5 settembre (in realtà ancora visitabile fino a lunedì prossimo), racchiude una visione della terra in cui l'uomo non è contemplato, o meglio un luogo in cui l'unica accoglienza possibile è rivestita, prima ambiguamente e poi più esplicitamente, da una minacciosa ambientazione che restituisce il conto in sospeso. 

E' una storia di violenza e potere che, tramite la messa in mostra dei danni, riscatta il silenzio passivo della natura sopraffatta dal progresso incurante.
Si parte con la visone di un carrello da supermarket vuoto, posizionato come punto di partenza di un'azione ripetitiva e quasi compulsiva, sempre usurpatrice della natura. 
Man mano che il carrello avanza nella composizione fotografica, dall'apparente serenità di un campo fiorito, due generose e placide mucche al pascolo ed innocue zolle di terra smosse si passa a cieli minacciosi, tronchi dal verticalismo esasperato, bottiglie di plastica e macchie di sangue su candidi manti nevosi. Nell'ultima immagine con i palloncini neri la denuncia si fa esplicita e ancora più urgente e inquietante.

Per saperne di più sull'artista vi rimando al suo sito. Per un'amara resa dei conti con la natura, velata però da sarcasmo ed ironia, tipici ingredienti dell'autore, non vi resta che fare un salto in via Apuania 55, a Roma.

Stefano Parrini, Land Market
(courtesy by Galleria Gallerati)

Stefano Parrini, Land Market
(courtesy by Galleria Gallerati)

Stefano Parrini, Land Market
(courtesy by Galleria Gallerati)

Condividi questo post

mercoledì 5 settembre 2012

di Unknown

VideoPost | Al Giappone il Leone d'oro della Biennale d'Architettura 2012

(photo: Domus Web)
L'architetto Toyo Ito ha affascinato tutti alla 13. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia. Il suo progetto sta con i piedi ben saldati a terra, una terra che ha visto e vissuto la tragedia dello tsunami nello scorso marzo. Il Giappone presenta il suo domani ripartendo dall'architettura e dai luoghi di un passato che sembrava perso per sempre. Il tema del padiglione è "Qui l'architettura è possibile?". L'installazione presentata alla Biennale rappresenta un "Sì" grande come una casa.

Ci sono senso pratico, minima preoccupazione estetica e valori primitivi per un'architettura che svela le sue forme essenziali. Come afferma Ito stesso in questa intervista
"Quando gli esseri umani si ritrovano davanti ad una tale catastrofe ritornano ad avere un certo tipo di purezza, cominciano a rimettersi insieme per cercare di creare di nuovo una comunità e per ritrovarsi"
200 modellini di strutture possibili, di cui 130 esposti a Venezia, segnano l'iter progettuale di Toyo Ito ed altri tre giovani architetti giapponesi, Kumiko InuiSou Fujimoto Akihisa Hirata, per arrivare a creare un edificio che realmente sarà realizzato nelle zone colpite dallo tsunami.

Home for all, questo il nome del progetto giapponese, ha preso il via grazie al confronto con le persone, le loro esigenze e loro desideri. Una sorta di case-palafitte costruite con i tronchi risparmiati dalla furia dello tsunami sono un esempio di casa razionale, ecologica e che nella ricostruzione metabolizza anche i traumi della tragedia.
Il Giappone ha colto a pieno il concetto di Common Ground richiesto dal Presidente della rassegna di quest'anno, David Chipperfield.

(La Biennale Channel)


Condividi questo post