lunedì 20 dicembre 2010

di Unknown

"Automatismi Residui: Duetto".Elie Abou Samra e Jörg Grünert

La mostra "Automatismi residui: Duetto", inaugurata ieri presso i suggestivi spazi di Area E-Spò a Spoltore (PE), è un abstract delle opere già esposte, dall'artista Elie Abou Samra e dall'amico/mentore e artista Jörg Grünert, nella primavera scorsa presso l’Ex Aurum di Pescara.  
Due ambienti si contendono le opere degli artisti.
Nel primo spazio il calore e l'atmosfera simbolico/religiosa delle tele dipinte dall'artista libanese Elie.
Tele lavorate con bitume, oro e cera. La pittura dal sapore antico e meticoloso, rimanda alla tradizione bizantina.
I bruni e i verdi magici strozzano urla e sospiri di donne Mito: Pasifae ci accoglie nella sua passione folle. Il Minotauro ci costringe ad un faccia a faccia. La luce della cera tramanda i silenzi di ombre/segni che come visioni ancestrali si muovono da una tela all'altra fin negli angoli più angusti della stanza. Elie completa il tutto con un'installazione video realizzata in Giordania.

Nel secondo spazio la ricerca artistica di Joerg, tedesco di nascita ma italiano d'adozione. Ferro, pietra, smalto, tela, alluminio, giornali, pigmenti, espressi con un linguaggio più astratto-concettuale ed una grammatica logico-formale di matrice filosofica. La prima sperimentazione polimaterica-Racconta l'artista stesso che durante il Vernissage riflette con i visitatori intorno ai suoi lavori- trae spunto dalla microbiologia, quella infinita e affascinante dello studio analitico di veri e propri vetrini. Alla biologia si aggiunge il fascino erotico e sensuale per le figure zoomorfe che con fattezze poco riconoscibili si muovono come materia fluttuante in paesaggi simbolico materici. 
Nella scultura al centro della stanza e nelle tre tele che fanno da pendant alle pareti, la ricerca si fa segnica e minimale. La X e le sue contrastanti accezioni (incognita, moltiplicatore...) divengono spunti di riflessione sulla vita senza abbandonare la simbologia materica. Il bianco candido ingloba la morbidezza del feltro, il legno arde sul rosso fuoco, il ferro moltiplica la freddezza dello sfondo nero, le ampolle in vetro rendono instabili le certezze. Entrambe gli artisti elaborano memorie culturali di provenienza ma con linguaggio espressivo contemporaneo.
I due artisti si sono “formati esteticamente” in Italia, Jörg Cristoph Grünert, scultore, performer e drammaturgo nato Köln, Germania, si è laureato in scultura presso l’Accademia delle Belle Arti di L' Aquila, vive e lavora in Abruzzo da oltre un ventennio. Elie Abou Samra, nato a Beirut, Libano, si è laureato in pittura presso l’Accademia delle Belle Arti di Venezia, dopo una permanenza in Italia risiede nuovamente in Libano. 
Si sono conosciuti in Libano durante le numerose attività di pedagogia teatrale ed artistica che l’artista tedesco realizza insieme con Cam Lecce con il progetto internazionale La Linea di Pace.

Di seguito altre foto delle opere in mostra:















Sede: Via Dietro le Mura, s.n Area E-Spò - Spoltore PE
Curatore: Rolando Alfonso
Catalogo: AUTOMATISMI RESIDUI, foto di Gino di Paolo
Durata mostra: 19 dicembre – 23 dicembre 2010
Orario: 18,00 - 21,00
Ingresso gratuito




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domenica 12 dicembre 2010

di Unknown

Il Novecento all'ombra del Duomo

"Quarto Stato" di Giuseppe Pellizza da Volpedo
Gli ultimi musei dedicati all’arte contemporanea, guardando al modello francese del Centre Georges Pompidou, sono serviti anche e soprattutto come motori trainanti di rivalutazione urbanistica di quartieri metropolitani poco o mal definiti, basti guardare ad esempio il MACRO a Roma. Ma il contemporaneo ben si insinua anche tra vecchi palazzi e storiche piazze. Dopo 3 anni di lavori è stato aperto al pubblico lo scorso 6 dicembre, all’Arengario, presso Piazza Duomo, il Museo del Novecento, nuovo spazio museale ed espositivo del Comune di Milano.
Le quattrocento opere in mostra fanno tutte parte delle Civiche Raccolte Artistiche del Comune.
In ordine cronologico, la raccolta parte da Giuseppe Pellizza da Volpedo, con il Quarto stato del 1898-1902, installato sulla rampa elicoidale, stile Frank Lloyd Wright al Guggenheim, realizzata al centro dell’Arengario. Le altre opere, attentamente selezionate, rappresentano tappe fondamentali della storia dell’arte del secolo scorso.
L’avanguardia internazionale è presentata tramite le opere di Braque, Picasso, Klee, Matisse, Kandinskij e Modigliani. Un corpus di opere forma la sezione dedicata al Futurismo, con una sezione monografica tutta per Boccioni. Si prosegue poi ammirando opere di Sironi, Casorati, De Chirico, Morandi, Martini, Rosai e Melotti con opere degli anni ’20 e ‘30. Per Lucio Fontana, con il suo neon e i Concetti Spaziali degli anni ‘50, il posto d’onore sulla torre dell’Arengario. Il terzo piano è tutto per l’Informale, da quello materico di Burri a quello segnico di Capogrossi, dai lavori di Vedova all’originalità dell’ Accardi. Nell’ultima sezione gli esponenti della Pop Art made in Italy come Adami, Baj, Schifano e Rotella e altri artisti degli anni ’60 riconducibili all’Arte Povera come Boetti, Pistoletto, Calzolari, Kounellis e Zorio.
Alle note critiche sugli artisti assenti all’appello la Direttrice del Museo Marina Pugliese ha risposto, in difesa dell’attento lavoro di selezione svolto, di aver avuto come obiettivo quello di creare un corpus di opere che raccontassero una storia e non un’antologia. Inoltre, visto il successo di pubblico, prende maggior forma l’ipotesi di allargare gli spazi. Prima del 2015 Milano potrebbe inaugurare un secondo Museo del Novecento con opere datate dal 1965 ad oggi.
Per ora chiunque si trovasse in pieno centro a Milano è invitato a visitare il nuovo polo museale, in più vi farà piacere sapere che fino a marzo la visita è gratuita. Approfittiamone!
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venerdì 10 dicembre 2010

di Unknown

Convegno: Giulio Carlo Argan intellettuale e storico dell'arte, Roma, 9-11 dicembre 2010

Ieri mattina nell'Aula Magna del rettorato de La Sapienza a Roma, si è aperto il convegno su Giulio Carlo Argan. Testimonianze, ricordi e analisi intorno ad uno dei maggiori critici d'arte del Novecento.
Il Convegno, che conclude i lavori inaugurati da una giornata di studi tenuta ai Lincei nel 2009, rientra nel fitto programma di iniziative promosse e coordinate dal Comitato Nazionale per le celebrazioni del centenario dalla nascita di Giulio Carlo Argan (1909-1992), istituito dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e posto sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica.
Le tre giornate, promosse in collaborazione con il Dipartimento di Storia dell’arte e Spettacolo della Sapienza, daranno testimonianza della riflessione critica su Argan come intellettuale e storico dell’arte attraverso ricerche documentarie e contributi di studiosi e allievi. 

La maggior parte di noi associa questo nome al manuale di storia dell'arte studiato durante il liceo ma i più informati sanno che Argan fu molto di più. 
Classe 1909, negli anni Venti frequenta l'ambiente culturale gobettiano e si forma all'Università con Lionello Venturi, ricevendone l'esempio di una critica di impostazione crociana, ma estesa anche all'arte contemporanea e all'architettura. Nel 1933 entra nell'Amministrazione delle Antichità e Belle Arti. Elabora il progetto dell'Istituto Centrale del Restauro. Interviene, nel dopoguerra, in difesa dell'arte astratta e dell'architettura moderna, occupandosi anche di urbanistica, di museologia, di design. Pubblica monografie su artisti rinascimentali e porta avanti la rivalutazione dell'arte barocca, della pittura inglese dell' Illuminismo e del neoclassicismo europeo. Nel 1955 inizia l'insegnamento universitario, prima a Palermo e poi a Roma. Nel '58 è membro della CIHA (Comité International d'Histoire de l'Art), di cui nel '79 diviene presidente. Dal '63 al '66 è presidente dell'AICA (Associazione Internazionale dei Critici d'Arte). Nel 1968 pubblica la "Storia dell'Arte italiana" seguita poi da "L'arte moderna 1770-1970". Dal'76 al '79 è sindaco di Roma. Dall '83 al '92 è Senatore del PCI per due legislature. Nel 1987 è eletto Presidente emerito della Casa Editrice Einaudi. Negli ultimi anni si dedica alla difesa del patrimonio artistico e alla riforma delle leggi di tutela. 

Del convegno in corso vi segnalo gli interventi che riconducono l'attività del critico all' arte contemporanea: 

-“Argan: Studi e note”. L’arte contemporanea dal 1945 al 1955. 
-Argan. Arte e tecnica 
-Argan e la militanza nel contemporaneo 
-Quarant’anni di amicizia senza un’ombra: le carte di Vedova nell’Archivio Argan. 
-Argan e l’Informale 
-Argan e l’eretico precursore: lettere inedite e scritti su Picasso (1947-57) 


In occasione del Convegno è allestita una mostra nell'Atrio della ex Facoltà di Lettere e Filosofia (dal 7 al 23 dicembre)


Per maggiori informazioni e dettagli sul programma http://www.giuliocarloargan.org/

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domenica 5 dicembre 2010

di Unknown

Carla Accardi al Museo Bilotti. Spazio, ritmo e colore.

Nella suggestiva cornice dell’Aranciera di Villa Borghese, presso il Museo Carlo Bilotti, la capitale rende omaggio ad un’artista nota al pubblico internazionale ma d’origine siciliana e romana d’adozione fin dal secondo dopoguerra: Carla Accardi.

Pavimento in feltro, 2010

L’intento della mostra, a cura di Pier Paolo Pancotto, è riflettere sui suoi sessant’anni di lavoro rintracciandovi coerenza ed esemplarità. Una mostra antologica ma anche inedita dei lavori meno conosciuti dell’artista, privilegiando quelli con una spiccata intenzione ambientale, raddoppiata dal confronto con gli spazi propri di questo piccolo museo.
La mostra si apre con Gli ombrellini, opera del 1999 in sicofoil e plexiglas, uno dei frutti della sua instancabile sperimentazione materica. L'esposizione non segue un ordine cronologico. A confronto e con continui rimandi reciproci, sono esposti lavori dei primi anni e lavori recentissimi, come il Pavimento in feltro calpestabile, del 2010, una delle opere che ci accoglie al pian terreno del museo e creato appositamente per l’occasione. Sullo sfondo Stendardo Don Chisciotte del 2009. In questo stesso spazio, come arazzi moderni trafitti da luce che lascia l’impronta, sono esposti anche i famosi Lenzuoli, dipinti tra il 1972 e il 2008 e che segnarono il ritorno dell’artista al colore.

Lampade, 2010

Procedendo si arriva in una sezione in cui la sperimentazione è tutta rivolta alla luce tramite la serie di Lampade in plexiglas e vernice su plastica degli anni’ 70, marchiati con i caratteristici ideogrammi e qui disposti come fiori geometrici o colorati tubi cilindrici ripieni di luce che germoglia dalla terra.




Tuono, 1998
Nell’ ambiente successivo la performance Tuono in cui una luce ed una voce, a metà tra serio e faceto, si azionano in sincrono, accordando al proprio ritmo una tela, disposta morbidamente ad angolo retto tra la parete ed il pavimento. Una scultura ed una serie di tavolette in ceramica policroma, esposte lungo il corpo scala, accompagnano il pubblico nelle tre salette contigue superiori in cui sono esposti una serie di Lavori su carta, inediti e diversi per data e tecnica. Disposti secondo un andamento non tradizionale ma atto a delineare il particolarissimo ABC pittorico di questa artista mai banale. Alcuni sono in bianco e nero, tipici della sua produzione anni ’50, altri alla ricerca dei colori, dal viola deciso all’ arancio sgargiante. 

I lavori esposti al Museo Bilotti, dal 1 dicembre al 27 febbraio 2011, meritano davvero di essere visti.
Come in un atelier d’artista le opere invadono gli spazi che le accolgono e si accordano l’una all’altra come una sorta di grande ed unica "Installazione Accardi".  Le opere sono liberamente fruibili sia in assolo che in concerto tra loro. Al visitatore non resta che cercare le proprie note d’accordo ed immergersi.
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giovedì 25 novembre 2010

di Unknown

Occasioni perse: MAXXI imballa Gino De Dominicis...

Il 7 novembre ha avuto termine la retrospettiva dedicata dal MAXXI a Gino De Dominicis a cura di Achille Bonito Oliva. 
La mostra ha preso in esame i nodi tematici e iconografici più cari all'artista: la materia e l’entropia, il rovesciamento prospettico e l’ubiquità, la metamorfosi e l’evoluzione, il confine tra visibile e invisibile, l’ironia, la sospensione tra passato e avvenire. Su tutti domina una costante: l'immortalità.
Per chi si fosse sbadatamente perso la mostra eccovi alcune pillole sul poliedrico ed eccentrico artista e su una selezione personale delle opere esposte. Una sorta di "Se foste andati... avreste visto..". Occasione persa perchè in questa "era della riproducibilità tecnica dell'opera d'arte" in cui le immagini sono riprodotte all'infinito, i lavori di De Dominicis rimangono rari da vedere. Fu l'artista più attento nell'evitare di catapultare se stesso e i suoi lavori nel sistema dell'arte e quando poteva evitava cataloghi, mostre e tutto l'ambaradam che crea e nel contempo distrugge l'aura. Il catalogo pubblicato da Electa, che accompagna la mostra, è la prima monografia di riferimento per una conoscenza esaustiva dell'artista. 
Calamita cosmica
Nel cortile del Museo avreste trovato ad ad introdurvi alla mostra Calamita cosmica, una delle opere più ambiziose di De Dominicis, anche se voci di corridoio affermano che non appena l'opera fu realizzata l'artista ebbe molto da ridire, non soddisfatto dal risultato finale. Malgrado lo scetticismo dell'autore io l'ho trovata fantastica. Non è tanto la dimensione ad assalire lo sguardo, anche se per essere sinceri la sensazione provocata dai 24 m di scheletro è quella di un lillipuziano al cospetto di un gigante. A catturare lo sguardo sono i vuoti tra le costole che evocano i pieni di una vita apparentemente assente. L'equilibrio e la forza gravitazionale dell' asta dorata sono linfa vitale e donano alla mastodontica scultura un tempo ultraterreno.
Mozzarella in carrozza, 1970
Entrando nel museo ci accoglie l'ironia di Mozzarella in carrozza lavoro che quando venne presentato all’Attico nella collettiva del ’70 suscitò molto scandalo. E' una delle opere che ha spinto la critica a collocare l' artista nel "Concettuale". Le parole sono qui materializzate, visualizzate. E' inoltre la messa in discussione del meccanismo del ready made duchampiano fondato sull'idea che la galleria o il museo abbiano il potere di trasmutare in opera d'arte qualunque oggetto in essi esposto. La mozzarella rimane tale pur trovandosi nel lussuoso contenitore: meccanismo che non funziona!
Dal fondo del corpo scala subito si fa notare - pardon.... Si sarebbe fatto notare -, la risata di D’io, anche qui un gioco di parole: di me stesso/Dio. Qui l'opera si fa impalpabile, fatta solo di suono, opera invisibile.
I lavori esposti erano 130 in totale, impossibile descriverli tutti. Bastano i già citati per farvi rimpiangere l'evento. Tra orologi senza tempo, tracce di geometrie e geometrie sospese, ironici necrologi e nasi adunchi come becchi, il MAXXI saluta l'artistata singolare che De Domincis fu,  quest'uomo elegantemente vestito sempre immerso in instabili equilibri tra scienza e irrazionale.
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martedì 23 novembre 2010

di Unknown

Not only Contemporary Art: una domenica ai Musei Capitolini

Spesso giro per Musei, Gallerie, Fondazioni, alla scoperta di news o arte già da manuale ma sempre e comunque contemporanea. 
Domenica ho fatto un cambio di rotta e ho scelto di fare un giro nel cuore di Roma. Cuore antico politico e artistico: il Campidoglio. 
Lo sapevate che il Museo Capitolino è il Museo pubblico più antico al mondo?

La nascita dei Musei Capitolini viene fatta risalire al 1471, quando il papa Sisto IV donò al popolo romano un gruppo di statue bronzee di grande valore simbolico. Le collezioni hanno uno stretto legame con la città di Roma, da cui proviene la maggior parte delle opere. Il Museo fu però aperto al pubblico solo in seguito all'acquisizione della collezione di statue e ritratti del cardinale Albani ad opera del papa Clemente XII, che lo inaugurò nel 1734.
Lupa Capitolina
V sec. a. C., bronzo
Mi dilungherei troppo nel parlare di tutte le collezioni oggi visibili nei Musei Capitolini. Ve ne sono davvero tante. A queste si aggiungono molte opere frutto degli scavi archeologici di Roma, la Pinacoteca e le mostre temporanee (se riuscite ad andare prima del 5 dicembre troverete esposto in pompa magna, nella Sala degli Arazzi in Palazzo dei Conservatori, un bozzetto di Michelangelo: "I due lottatori").
Il mio vuol essere solo un invito a tralasciare ogni tanto inaugurazioni e conferenze stampa di una "Contemporary Rome" e volgere il nostro sguardo "all'Antiqua Roma". Ripartire dalla fondazione, dalla Lupa Capitolina, da Romolo e Remo, tanto per esagerare.
Il problema delle città artistiche, per Roma soprattutto, è per chi ci vive. Abitua lo sguardo alla bellezza straordinaria dei suoi monumenti dimenticandone l'eccezionalità. Ho sentito di gente che vive da anni a Roma e ancora non ha visto la Cappella Sistina, ma gironzola tranquilla tra aperitivi d'arte e vernissage ad invito. Buffo? Io direi un po' triste.
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lunedì 8 novembre 2010

di Unknown

KEVIN FRANCIS GRAY... memorie contemporanee

Inaugura domani negli spazi di Sala1 la mostra di Francis Kevin Gray, per la prima volta a Roma. 

Tra le penombre e le alte volte della suggestiva galleria romana, dal 9 novembre sino al 6 dicembre sostano in attese sterili, a metà tra bellezza neoclassica e macabri risvolti, le sculture di quest’artista internazionale dal sangue irlandese. 

Il passato, tutto nella forma, il presente underground e metropolitano, tutto nei soggetti e nei dettagli. Gray restituisce l’aura alla scultura ma lo fa con accenti contemporanei. Le sue figure poggiano su veri e propri piedistalli, quelli dalle forme più tradizionali ma lo fanno con scarpe da tennis o tacchi a spillo perfettamente modellati. Anche nei materiali l'incanto dei contrari: il candore antico del marmo nero, la lucentezza del bronzo e la leggerezza della resina si mescolano all’opulenza dell’oro e al glamour delle perline che celano teschi inaspettati.

Ghost Boy, 2007
Fiberglass Resin, Glass Crystal Beads, Wood Pedestal


La ricerca di Gray non è esclusivamente artistica, materica, tecnica, la ricerca scultorea si trasforma in approfondimento antropologico ed infatti nella nota critica di M. Cavallarin si legge: “permane una raggelante indagine antropologica, uno srotolare dimensioni e geografie, una visionaria smagnetizzazione della sua realtà sociale e generazionale.” L’indagine sociale si fa esplicita soprattutto in Ghost Boy, del 2007. Il passo statico e lo sguardo basso celano una gioventù disintegrata che del volto perde le fattezze e si fa scheletro. In altre sculture il volto è velato e si fa incognita, come in Face- off, un bronzo del 2007. 

Kevin Francys Gray nasce in Irlanda del Nord nel 1972. Vive e lavora a Londra. Ha esposto in numerosi musei prestigiosi di Londra, Parigi, New York, in Korea e Canada. Molte delle sue opere sono presenti in importanti collezioni italiane ed estere.








Sala 1 in collaborazione con Changing Role
Vernissage Martedì 9 Novembre ore 18:00 fino al 6 Dicembre 2010 
martedì-sabato 16,30-19,30

Sala1 Complesso monumentale della Scala Santa/ Padri Passionisti
Piazza di porta San Giovanni, 10 Roma
www.salauno.com
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