giovedì 5 maggio 2011

di Unknown

5 maggio 2011 | Cronaca della Conferenza Stampa della Biennale di Venezia per il Padiglione Italia

Presso la sala ex stenditoio del Complesso Monumentale del San Michele a Ripa Grande, si è conclusa da poco la conferenza stampa per la partecipazione italiana alla 54° Esposizione Internazionale d'arte della Biennale di Venezia
Inutile anticiparvi che quando c'è Sgarbi il clima si fa sempre rovente e per far scoppiare la polemica ci vuol poco.

V. Sgarbi durante la Conferenza stampa, da www.artribune.com

I ringraziamenti ed il benvenuto sono della Dott.ssa Antonia Pasqua Recchia, Direttore Generale per il Paesaggio, le Belle Arti, l'Architettura e l'Arte contemporanee, che ha evidenziato il carattere di eccezionalità del Padiglione italiano della edizione di quest'anno, tant'è che una conferenza stampa esclusiva per l'Italia, come quella di oggi, non si era mai avuta nelle edizioni passate.

A. P. Recchia

Non poteva mancare, oltre ai dovuti ringraziamenti a tutti coloro che hanno partecipato alla gestazione dell'evento, anche un accenno alle polemiche che l'hanno colorata: 
 "Polemiche che mi hanno fatta soffrire, ma allo stesso tempo sono servite a  riscuotere l'interesse sul Padiglione",
ha dichiarato la Pasqua Recchia. 

La parola è stata poi passata ad altri importanti personalità che hanno partecipato alla messa in opera dell'evento.
Per primo è intervenuto Giovanni Accolla, Consigliere Culturale del Ministro degli Affari Esteri, che ha ricordato che anche
"La cultura tout court è un mezzo di politica estera".
Giuseppe Furlanis, Presidente del CNAM, ha posto l'accento sull'intervento delle accademie chiamate a partecipare. 

In collegamento via Skype è intervenuto anche Mario Caligiuri, assessore alla cultura della Regione Calabria che, parlando riguardo il ruolo delle regioni nel progetto, ha dichiarato:
"E' una vetrina importante e prestigiosa per moltissimi artisti importanti a livello regionale che in qualche modo saranno così risarciti".
Dopo tutte queste belle parole e ringraziamenti a gogò, la Pasqua Recchia ha passato la parola al curatore Sgarbi. 

Dopo circa un quarto d'ora di monologo tutto incentrato su un'affascinante metafora erotica rispetto all'arte, che ha visto coinvolti in un paradossale confronto Albertazzi (presente alla conferenza), Picasso, Berlusconi e il padre di Sgarbi, e dopo essersi dilungato tra culatelli e salami di Ferrara, uno dei presenti, si è risentito ed ha alzato la voce per ottenere meno chiacchiere ed informazioni più concrete riguardo la Biennale.
Inutile dirvi che Sgarbi l'ha alzata ancor più forte, spiegando come i discorsi appena fatti fossero strettamente legati al suo maxi progetto per Venezia. 

Rientrata la polemica e calmate le acque, il critico ferrarese è tornato a spiegare. 

Un nodo essenziale del Padiglione è sicuramente la sezione dal titolo "L'Arte non è cosa nostra", scritta che tra l'altro campeggiava alle spalle degli intervenuti alla conferenza di oggi. 
Più di 200 artisti, in gran parte anche sconosciuti, sono stati indicati da uomini di cultura volutamente non critici d'arte. 
Ad esempio il regista turco Ferzan Ozpetek ha scelto l'artista Lello Esposito.


F. Ozpetek
L. Esposito


La domanda che ha dato vita a questa impostazione, come ha più volte ripetuto Sgarbi, è:
"Perchè un uomo di cultura che non è un critico d'arte non può segnalare un artista? Chi è che decide? Perchè Ermanno Olmi, Miriam Mafai, Ada Alberti, Giuliano Ferrara, Ferdinando Bologna... non possono avere un occhio all'arte contemporanea?".
Gli uomini che hanno un pensiero possono averlo anche per l'arte e gli artisti. Questo in sintesi il senso del Padiglione. La lista è lunghissima.
Un'impostazione che vuol tentare un'esplicita critica al sistema dell'arte di cui il curatore stesso fa parte. 

Dopo aver salutato Albertazzi, che in medias res lascia la conferenza stampa, Sgarbi passa agli altri numerosi eventi collaterali al Padiglione.

Le Accademie coinvolte nel progetto hanno scovato, tra i diplomati degli ultimi 10 anni, 158 artisti. Altri 50, ancora studenti del secondo o terzo anno, sono stati selezionati personalmente da Sgarbi. 

Da parte loro, gli Istituti Italiani, hanno curato tanti piccoli padiglioncini all'estero. Qualcuno ha fatto scelte monografiche, come ad esempio Parigi con Valerio Adami. A Tunisi ed Algeri, non trovando artisti contemporanei italiani, si è optato per fotografi attivi durante le campagne militari. 
Gaetano Pesce e Angelo Filomeno saranno invece esposti da New York. Tutte le mostre degli Istituti  saranno direttamente collegati con Venezia tramite videoschermi.

Un'altra parte del progetto è dedicata agli artisti stranieri ed a riguardo Sgarbi ha ricordato:
"Una delle cose più belle che abbiamo in Italia sono i pittori stranieri che hanno eletto L'Italia come patria artistica".
Ne sono stati selezionati circa 60 ma non ci sono, ad oggi, ancora  spazi disponibili per loro. 

Sempre per motivi di spazio, rimangono fuori altri mini progetti espositivi. Quindi a Venezia, per ora, non vedremo ad esempio la mostra di Elthon John, quella dedicata al Museo della Pazzia, a Canaletto ed altre ancora. Per Cucchi, ad esempio, che aveva promesso personalmente opere di grande formato, è ancora in forse la disponibilità di Palazzo Grimani. 

Per quanto riguarda le Regioni, si è chiesto loro di dar vita ad una sorta di mappa, un inventario degli artisti degli ultimi dieci anni, attivi a livello regionale. Così pezzi della Biennale saranno visitabili anche in luoghi lontani dalla laguna, da Nord a Sud dell'Italia.

Un accenno poi anche alla Fotografia, che avrà un ruolo importante e non secondario.

Sgarbi ha chiuso il suo intervento con un ringraziamento all'ex Ministro dei Beni Culturali Bondi, ricordando come l'intento comune iniziale fosse 
"Liberare l'arte contemporanea dai lacci".
Partire con un intento del genere significa non porsi limiti stabili ed alla fine la mancanza di spazi, al centro delle scorse polemiche, potrebbe rivelarsi solo uno degli effetti collaterali del sovraddosaggio. 
Tant'è che come ha anticipato la Tagliabue, progettista del Padiglione,
 "Se le opere non entrano negli spazi a disposizione, useremo anche dei gommoni"


Proprio così, alla fine delle beghe, Sgarbi ha proposto di ripiegare su veri e propri gommoni a mo' di piedistalli, come quelli su cui arrivano i clandestini sulle nostre coste. 
Come non sembra esserci posto per loro, a Venezia non c'è posto per le opere e tante rimarranno perfino imballate. 
Non so se gli artisti saranno felici di vedere le proprie opere a galla in quel di Venezia, ma io la trovo un'idea sicuramente molto originale, anche se provocatoria ed in perfetto stile Sgarbi.
D'altronde il fermento intorno al Padiglione Italia è sintomo di un'arte contemporanea italiana tutt'altro che alla deriva.
Condividi questo post

mercoledì 4 maggio 2011

di Unknown

VideoPost | Bill Viola: videoarte sacra in luogo sacro

Si avvicina la nuova Biennale di Venezia e alla curiosità per le opere che saranno presentate si sovrappone il ricordo delle opere delle passate edizioni.

Una per tutte è "Ocean without a Shore" di Bill Viola, presentata nell'ambito della Biennale del 2007.
Forse torna alla mente per la sua collocazione insolita. Non un padiglione qualsiasi ma la Chiesa di San Gallo, vicino San Marco.
Il risultato fu strabiliante, il misticismo che pervade da sempre le opere dell'artista si rispecchiava nelle volte dello spazio sacro.
Daltronde qualche tempo fa girava la voce che proprio a lui fosse stata commissionata una video pala d'altare da installarsi, non in maniera temporanea ma definitiva, presso St. Paul a Londra. A che punto si trovi la committenza londinese ancora non si sa.

Nel frattempo godetevi queste immagini, ripescate su You Tube, relative all'installazione del 2007.




Condividi questo post
di Unknown

Padiglione Italia, domani la conferenza stampa

Acque calme per quanto riguarda le polemiche dei giorni scorsi tra Galan e Sgarbi, dopo l'incontro di quest'ultimo con Berlusconi. 
Ora i riflettori sono puntati  sulla conferenza stampa di domani, per la presentazione del progetto per il Padiglione Italia alla Biennale di Venezia - 54. Esposizione Internazionale d'Arte. 

A grandi linee sappiamo già che il padiglione ospiterà circa 200 artisti selezionati da intellettuali, volutamente non critici d'arte, chiamati a far parte del Comitato tecnico scientifico. 
L'allestimento sarà composto da due sezioni: "Lo Stato dell’Arte nel 150° dell’Unità d’Italia" e "L'arte non è Cosa Nostra". 

Domani pubblicheremo in tempo reale tutti i dettagli che saranno resi noti dalla tanto attesa conferenza. 
Vi invitiamo a rimanere collegati sul nostro Blog e sui nostri canali Twitter e Facebook!
Condividi questo post

lunedì 2 maggio 2011

di Unknown

Biennale: Sgarbi parla con Berlusconi e ritira le dimissioni

«Berlusconi mi ha convinto, ritiro le dimissioni.»

Le quattro chiacchiere con il premier, hanno folgorato sulla via di Damasco il critico ferrarese.
Sgarbi aveva appena dato le dimissioni, semiufficiali, dal ruolo di curatore del Padiglione italiano. 
Le dimissioni secondo alcuni sarebbero scaturite dalla questione inerente la nomina a Soprintendente del polo museale veneziano, secondo altri da ragioni legate alla mancanza di fondi e all'insufficienza di spazi per il progetto del padiglione italiano. 

In assenza di garanzie provenienti dal MiBAC, il noto critico le ha cercate ai piani superiori. Lui stesso, come riportato da IlSole24ore, ha dichiarato: 
«Ho incontrato il premier che mi ha garantito il suo diretto impegno per il reperimento dei fondi e per consentire l'accoglienza a tutti gli artisti invitati.»
Sgarbi ribadisce quindi l'impegno per la Biennale e rimanda alla conferenza stampa del 5 maggio prossimo per i dettagli. Speriamo che nel frattempo non cambi nuovamente idea.

Condividi questo post

sabato 30 aprile 2011

di Unknown

Biennale di Venezia 2011: Sgarbi ed il nostro padiglione

Nell'ultimo post dedicato all'imminente edizione della Biennale di Venezia, ho soffermato l'attenzione sulle nuove partecipazioni di alcuni paesi, senza accorgermi che, dietro l'angolo, vi era in agguato l'ennesima polemica riguardante il padiglione del nostro bel paese. 
E' finito alla ribalta non per questioni artistiche, come dovrebbe, ma ahimè per brighe di palazzo inerenti nomine, promesse, ripicche (a seconda dei vari punti di vista).

V. Sgarbi
Mi riferisco alla questione che vede coinvolti Vittorio Sgarbi ed il novello Ministro dei Beni Culturali Giancarlo Galan, ma nel calderone della discordia altri si sono già tuffati ed altri ancora si tufferanno.

La bega parte dalla nomina per Sgarbi a Soprintendente del polo museale veneziano che diviene oggetto della Corte dei Conti, si accende quando la Direzione generale competente del Ministero dei Beni culturali decide di affidare invece l'incarico ad un dirigente interno all'Amministrazione, dando il bel servito al noto critico ferrarese che, per tutta risposta, a solo un mese e mezzo di distanza dall'inaugurazione, alza i tacchi dalla direzione del padiglione italiano della Biennale.
C'è chi parla allora di ripicca, chi fornisce giustificazioni, chi da ragione ad uno chi all'altro, chi ne fa una questione di principi e chi estrae dal fodero articoli e leggi violate.

Come sempre il tutto finisce in un brodo di giuggiole che a noi poco interessa.
Il Padiglione che fine fa?
Per saperlo c'è da aspettare fino al 5 maggio, quando ci sarà la conferenza stampa della Biennale. 
Condividi questo post

venerdì 29 aprile 2011

di Unknown

Confronti al di là di uno spioncino...ZimmerFrei come Duchamp

Dal 12 febbraio il MACRO di Roma ha presentato al pubblico due nuove opere, entrate recentemente a far parte della propria collezione. Una delle due è l'installazione Untitled (2010) di ZimmerFrei, un collettivo di giovani artisti fondato a Bologna nel 2000.



Per descrivervi l'opera vi fornirò solo 3 brevi indicazioni:
  • si presenta come un semplice spioncino nel muro
  • il lavoro è stato allestito negli spazi del museo al limite tra area espositiva e area uffici, in un luogo quindi non deputato all'arte
  • guidati da uno sguardo curioso si scopre al di là dello spioncino un ambiente retrostante ricco di cimeli e oggetti feticcio
Con queste indicazioni, chi di arte contemporanea sa almeno un po', non potrà fare a meno di pensare ad un'importantissima opera del secolo scorso. 
Mi riferisco all' Étant donnés (1946/1966), opera postuma del famigerato Marchel Duchamp.

ZimmerFrei, Untitled, 2010
MACRO

Marchel Duchamp, Étant donnés, 1946/1966
 Philadelphia Museum of Art

Stesso meccanismo e stessa insolita collocazione. Marcel Duchamp, o pseudonicamente scrivendo Rose Sélavy, all'indomani della sua morte sconvolse per l'ennesima volta il mondo artistico, che credeva che egli avesse abbandonato l'arte venticinque anni prima per dedicarsi unicamente agli scacchi. 
Invece ecco spuntar fuori un rebus tridimensionale al di là di un semplice spioncino. Ci lavorò segretamente per vent'anni nascondendo la sua esistenza anche agli amici più cari.

ZimmerFrei, Untitled, 2010
MACRO

Dietro la porta del gruppo bolognese un uccello in tassidermia, dei vinili di musica jazz, un teschio di capriolo e vari libri di saggistica. 

Marchel Duchamp, Étant donnés, 1946/1966
 Philadelphia Museum of Art
Dietro la porta in legno massiccio di Duchamp, una donna nuda distesa su un letto di ramoscelli secchi, le gambe spalancate a mostrare i genitali e la mano sinistra a sollevar una lampada ad olio.

Le due installazioni, al di là delle similitudini e differenze e al di là delle teorie estetico-filosofiche sottese,  rappresentano un sacro inno alla curiosità...

Condividi questo post

giovedì 28 aprile 2011

di Unknown

VideoPost | Misticismo contemporaneo tra fili di perle

Opera: Cattedrale, 2002, videoinstallazione, (proiezioni su uno schermo di perle di vetro montate su fili; per un totale di 750.000 perle e 650 fili; audio). 

In questi mesi il video di Alessandra Tesi, artista bolognese di ultima generazione, torna come già nel 2002, negli spazi del MACRO a Roma.
Ambientato nella cattedrale di Notre-Dame di Parigi, presenta aspetti della liturgia cattolica con officianti e corali con paramenti blu e verdi che si ordinano in una processione ripetitiva. L’occhio della camera non inquadra mai le figure intere ma si sofferma sui giochi geometrici del pavimento per creare una sorta di straniamento e incanto.


Condividi questo post