mercoledì 8 gennaio 2014

di Anna Ricciardi

EROICA/ANTIEROICA al MADRE, una retrospettiva dedicata a Vettor Pisani

Inaugurazione Eroica/Antieroica, MADRE

Non è semplice presentare, senza profusione di parole, la personalità di Vettor Pisani (1934-2011), artista nato a Bari ma di origini ischitane, attualmente protagonista a Napoli dell’esposizione Eroica/Antieroica, prima e più completa retrospettiva mai dedicatagli (MADRE, 21 dicembre 2013 – 24 marzo 2014).


Non lo si può definire pittore, né artista concettuale, né commediografo, né architetto, né poeta, né filosofo, o almeno nessuna di queste cose singolarmente, piuttosto tutte e altre ancora contemporaneamente. Nella sua produzione artistica, infatti, affronta questioni di politica contemporanea ma rievoca anche il mito, realizza assemblaggi caotici di strumenti musicali, manichini e specchi come pure opere dal rigore geometrico (in cui ricorrono semicroci, cerchi e triangoli), riesce a spaziare dalla performance alla pittura su tela, dal disegno alla riflessione concettuale, dalle installazioni site-specific alla fotografia e ai collage. 

V. Pisani, Elevazione della Vergine, 1972-2011
Courtesy Elisabetta Catalano
Photo © Elisabetta Catalano
Nessuna etichetta, per quanto azzeccata, riuscirebbe a definire compiutamente la sua personalità, tanto è eccentrica, poliedrica ed eclettica. Questo spiega la scelta del titolo della mostra che intende riferirsi, oltre che ad alcuni titoli ricorrenti delle sue opere – come Camera dell’Eroe (Venere di Cioccolato) – anche e soprattutto alla complessità della figura dell’artista e agli aspetti antitetici del suo fare arte. 

Il discorso su Vettor Pisani è dispiegato dai curatori Andrea Viliani e Eugenio Viola secondo polarità e antinomie (che pure non escludono possibilità di commistione), coerentemente a quanto accade nelle sue opere. Eros-sacro, umano-divino, femminile-maschile, umano-animale sono alcuni dei binomi ricorrenti che diventano spunti tematici per l’ordinamento delle sale, tra la Re_pubblica MADRE del piano terra (che ospita la ricostruzione della sua prima esposizione alla Galleria La Salita di Roma nel 1970, intitolata Maschile, Femminile e Androgino – Incesto e Cannibalismo in Marcel Duchamp) e il terzo piano del museo.

Sospensione, meditazione e fragilità effondono le opere dai titoli volutamente evocativi come Barca dei sogni, Divano (Cipressi), Viaggio nell’eternità, Il mio cuore è un cupo abisso, Edipo e la Sfinge, in cui Pisani recupera e fa rivivere temi e immagini del simbolismo europeo, da Khnopff a Böcklin. Cosa che non significa, però, mero citazionismo, ma capacità di riappropriazione e ricreazione, nell’accezione propria del termine revival, e che svela un altro aspetto caratteristico del modo di lavorare di Pisani: il rapporto e il dialogo con l’altro, con le opere e gli artisti del passato, ma anche del presente.

V. Pisani, Barca dei sogni, 2001
Courtesy Galleria Umberto Di Marino, Napoli
Collezione Ovidio Jacorossi, Roma


V. Pisani, Divano (Cipressi), 1980
Courtesy Dora Stiefelmeier, Roma
Ne è un chiaro esempio l’esplicito e ricorrente riferimento a Duchamp, come in Lo Scorrevole e in Camera di Eros, in cui si ripresenta la figura femminile, ora come vittima/oggetto del desiderio maschile, sottomessa alla gogna o spiata voyeuristicamente, come in L’azzurro teatro della Vergine, ora liberata ed elevata a una dimensione superiore, come in Elevazione della Vergine.

V. Pisani, Camera di Eros, 1989
Collezione Maria Teresa Incisetto, Napoli
Frequenti sono anche i rimandi a Yves Klein e all’esoterismo rosacrociano, come pure all’opera e alla lepre di Joseph Beuys, cui Pisani confronta/scontra il suo ‘antieroico’ e ‘banale’ coniglio. E ancora, la relazione con Alighiero Boetti, Gino de Dominicis e Michelangelo Pistoletto, col quale avvia addirittura il progetto di Plagio, in una delle innumerevoli varianti de Lo Scorrevole, performance ispirata al Grande Vetro di Duchamp e ricostruita nella serata dell’inaugurazione.

V. Pisani, Lo Scorrevole, 1972
Courtesy Collezione Maramotti, Reggio Emilia

Dunque vastità e varietà, antitesi e polarità nella produzione di Vettor Pisani, ma anche unitarietà e armonia se le singole opere vengono lette come tasselli di un’unica, coerente e affannosa ricerca artistica, in continua evoluzione. È stato un precursore, per questo poco compreso dal suo tempo, un artista ironico ma allo stesso tempo tragico (e vale la pena ricordarlo, morto suicida all’età di 77 anni), che – come sottolinea Laura Cherubini, supervisore scientifico della mostra – ha vissuto l’arte con “atteggiamento meditativo, mai perentorio” e per questo insieme eroico e anti-eroico. 

Per maggiori info Vettor Pisani | eroica / antieroica: una retrospettiva | MADRE


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Servizio Fotografico a cura di Anna Ricciardi
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