giovedì 21 novembre 2013

di Lucia Zapparoli

L’America Latina svelata

Marcos López, Plaza de MayoBuenos Aires, série Pop Latino,
 1996 Tirage chromogène,  Collection privée, Buenos Aires © Marcos López

Ha inaugurato qualche giorno fa "America Latina 1960 – 2013", la nuova mostra alla Fondation Cartier pour l’art contemporain di Parigi, di cui avevamo già parlato qui (Link al post) .
Fino al 6 aprile 2014 saranno esposti i lavori di ben 72 artisti provenienti da 11 paesi del Centro e Sud America.
Lavorando col medium fotografico, ma anche attraverso il video, la scrittura, il collage e la performance, questi artisti, la maggior parte dei quali ha raramente esposto in Europa, presentano il loro punto di vista sui fatti storici politici e sociali che hanno attraversato i paesi latino americani all’indomani della rivoluzione cubana.
Il percorso espositivo è suddiviso in quattro sezioni tematiche : TERRITOIRES, VILLES, INFORMER-DENONCER, MEMOIRE ET IDENTITES.

La necessità di riappropriarsi del proprio territorio, in alcuni casi sperimentandolo direttamente con il proprio corpo, è un tema comune alle opere esposte nella prima sezione. Lo possiamo ritrovare nel lavoro di Jorge Macchi che, attraverso lunghe passeggiate per Buenos Aires, cerca di documentare la sua città riscoprendola e svelandola agli altri. 
Il panorama delle condizioni economiche, sociali, architetturali delle città di questi paesi è fornito dai lavori della seconda sezione, dove si possono osservare gli scatti dell’argentino Facundo de Zuviria, volti a catturare le vetrine di negozi ormai chiusi e in disuso nel centro di Buenos Aires, mostrando quindi il declino economico di una nazione. Declino ma anche paradosso di una società, come ci mostra Paolo Gasparini, italiano di nascita ma residente attualmente in Venezuela, il quale fotografa la proliferazione di insegne commerciali nelle strade di Caracas, Lima e Montevideo.

Facundo de Zuviria, Confitería,
 Avenida de Mayo,1987

Photographie couleur, © Facundo de ZuviriaCollection 
Paolo Gasparini , El habitat de les hombres..., Caracas, Bello Monte, 1968
© Paolo Gasparini
Più d’impatto è sicuramente la sezione Informer- Denoncer in cui, oltre ad una tavola cronologica con i principali fatti politici avvenuti in questi paesi dal 1959 al 2013, troviamo lavori di forte denuncia sociale contro la violenza esercitata dai governi dittatoriali militari, come quelli stabiliti in Cile nel 1963 e in Argentina tredici anni dopo. L’arte diventa quindi un modo per informare il resto del mondo e denunciare quello che sta succedendo, sotto gli occhi fra l’altro della Chiesa, come giustamente rileva Leon Ferrari con le sue opere, inglobanti fotografia, collage e testo scritto. In questa sezione è presente anche la documentazione di alcune performance messe in atto da artisti o gruppi di artisti, come Lotty Rosenfeld che nel 1979 ha disegnato sulle strade di Santiago delle croci con del nastro adesivo, a rappresentare le vittime della violenza repressiva di quegli anni.

L’ultima sezione infine si interroga sulla questione del ricordo e dell’identità delle popolazioni di questi territori a partire dagli anni ’90, quando oramai la maggior parte dei paesi sudamericani aveva intrapreso la strada verso forme politiche più democratiche. Spiccano i lavori di Marcos Lopez, il quale critica ironicamente la cultura commerciale e l’influenza dilagante degli Stati Uniti nella società argentina all’alba degli anni ’90. 

La mostra è arricchita inoltre da un documentario realizzato dal fotografo Fredi Casco e dalla regista Renate Costa, i quali hanno realizzato una trentina di interviste ad alcuni degli artisti presenti nella mostra. 

Dopo Parigi le opere saranno esposte in Messico, al Museo Amparo di Puebla.
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