mercoledì 13 novembre 2013

di Giovanni Cascavilla

Salviamo l'Italia con la cultura! Intervento di Philippe Daverio alla rassegna di Microeditoria a Chiari



Si è conclusa domenica 10 novembre la tre giorni dedicata all'editoria indipendente italiana. Giunta alla sua undicesima edizione, la Rassegna di Microeditoria negli anni è diventata fulcro principale e vetrina per molti editori e scrittori che operano al di fuori del mercato commerciale tradizionale. 
Un'occasione unica e piacevole all'insegna della cultura e dell'arte, organizzata e curata dall'Associazione culturale l’Impronta, in collaborazione con il comune di Chiari e il patrocinio della Provincia di Brescia e della Regione LombardiaConsiglio regionale della Lombardia e della Consigliera provinciale di Parità.

Oltre 100 espositori, provenienti da tutta la penisola, si sono dati appuntamento nella fantastica location di Villa Mazzotti che ha ospitato altre numerose iniziative fra cui mostre, workshop, tavole rotonde, laboratori creativi per i più piccoli e incontri con grandi ospiti del mondo della cultura.

Lo slogan di questa undicesima edizione è stato “Con la cultura si mangia”, dimostrando come sostenere la crisi del mercato editoriale e sfruttare le risorse dei canali indipendenti possano far ripartire la nostra economia. 
Ospiti d'eccezione, come Philippe Daverio, sono intervenuti nei convegni previsti dal programma della manifestazione. Intervistato da Alessandro Gozzini, in un incontro intitolato “Salvare l'Italia con la cultura”, il noto critico d'arte italo-francese ha espresso la sua opinione sul difficile momento che l'arte e la cultura italiana stanno attraversando. Il dialogo ha preso le mosse dai suoi due libri usciti lo scorso anno: “Il secolo lungo della modernità” e “Il museo immaginato”.
Il primo fa riferimento alla storia della cultura europea del XX° secolo: si assiste all'incrocio tra letteratura e arte dal momento in cui riviste e libri illustrati fanno la loro comparsa sugli scaffali di circoli, associazioni, edicole e biblioteche, mutando velocemente i meccanismi della comunicazione e dell'immaginario culturale contemporaneo. 
Il discorso di Daverio prosegue con la critica nei confronti dell'arte e delle mostre di “alto consumo” dei musei più blasonati, in cui si tiene conto più del numero di visitatori e dei guadagni che del valore culturale delle opere esposte. Secondo Daverio si sta perdendo quell'approccio all'arte diretto, in cui fare cultura significa sperimentare, assistere ad un confronto critico e compiere un'esperienza estetica diretta e personale.

Questa tendenza echeggia negativamente nel momento più delicato, in cui il nostro patrimonio culturale ha bisogno del sostegno di tutti per essere valorizzato, per tornare ad essere una risorsa economica ma soprattutto la riscoperta dell'identità del popolo italiano, europeo e mondiale.


  
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