domenica 15 dicembre 2013

di Martina Cicogna

Lisbona Contemporanea: Il Museo Coleção Berardo


Durante il mio ultimo viaggio in Portogallo ho visitato una Fondazione che mi ha sorpreso passo dopo passo. Il Museo Coleção Berardo, nasce in una zona turistica ma molto accattivante di Lisbona, dal 2006 si erge infatti fra il Mosteiro dos Jerónimos, il Padrão dos Descobrimentos e la Torre de Belém; un triangolo di monumenti che qualunque turista dovrebbe visitare. 

Si accede al museo da una verde terrazza in cui fanno sfoggio diverse opere fra cui un bellissimo lavoro di Henry Moore e uno abbastanza imponente dell’artista portoghese Joana Vasconcelos

José Manuel Rodrigues Berardo comincia fin da piccolo a collezionare gli oggetti più disparati, il suo amore per le collezioni cresce insieme alle sue disponibilità; in età adulta, diventato imprenditore in Sud Africa, il suo amore per l’arte può finalmente fiorire in pieno. 
La sua idea di collezione è strettamente legata al concetto di libera fruibilità, la sua fondazione è infatti ad ingresso libero, organizzazione più unica che rara che mi ha piacevolmente sorpreso. 
Il museo ospita la collezione permanente, che costituisce un ricco corpus riassuntivo dell’arte del ‘900 fino ai nostri giorni, e mostre temporanee di vario genere. Nel periodo della mia visita le mostre permanenti erano due: La prima una raccolta di manifesti pubblicitari del XX secolo e la seconda un’importante excursus sul corpo; fotografato, ripreso e rappresentato nelle sue molteplici forme



Partendo dal secondo piano si può seguire un percorso cronologico che comincia dal Cubismo e dal Dadaismo, attraversa l’Arte Cinetica e la Op Art per finire con una ricca selezione di Pop Art inglese e americana. 


L’esposizione permanente del primo piano segue un semplice ordine e divide le opere raggruppandole secondo i maggiori movimenti artistici dalla Land Art al Minimalismo, passando per l’Arte Povera e il Concettualismo. 


Sospesa sulla scala che collega i due piani della fondazione, un bellissimo lavoro di Alexander Calder che ondeggia al passaggio dei visitatori. La collezione è fantastica, c’è poco da dire, anche se probabilmente manca un po’ quello che dovrebbe risaltare maggiormente, ovvero il gusto del collezionista. Josè Berardo dice di aver avuto come filo conduttore della sua collezione il tempo e la voglia di avere una raccolta di lavori che fosse significativa del secolo, molte opere sono state realizzate esplicitamente per il museo e questo si evince dalla loro perfetta fusione con lo spazio circostante.


A mio avviso però, questa sua scelta relega la collezione ad una sfera un po’ asettica che non ci si aspetterebbe da una fondazione nata dalla ricerca di un grande appassionato d’arte.
Ciò non toglie che il museo sia bellissimo e riesca veramente a creare uno spaccato della società del ‘900 e che consiglio assolutamente di visitare.
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