giovedì 23 settembre 2010

di Unknown

Visioni future

O Zhang , Horizon, 2004
Futurspectives "Può la fotografia interpretare il futuro?"
Questo il tema della IX edizione del FOTOGRAFIA FESTIVAL INTERNAZIONALE DI ROMA ospitato per la prima volta negli spazi del MACRO FUTURE. Tre le sezioni che indagano e scardinano l'idea della fotografia come memoria, mezzo rivolto solo ed esclusivamente al passato e all'attimo.

A cura di Paul Wombell la sezione di fotografia e arte contemporanea. I fotografi interpretano il futuro rendendo visibile ciò che sarà. "BUMPY RIDE" raccoglie il lavoro di fotografi contemporanei che utilizzano sia l'analogico che il digitale per interrogarsi sul domani. Iikka Halso propone una musealizzazione della natura a scopo salvifico. Jill Greenberg preannuncia le tragedie del futuro attraverso le lacrime a colori di bambini occidentali ai quali fanno da contraltare gli sguardi dei loro coetanei cinesi nel faccia a faccia con l'obbiettivo di O Zhang.
Jill Greenberg,
 Earth, End Times, 2005
Sulle possibili metamorfosi della città il fiction flash viaggia su una Londra infuocata di Ebru Erülkü o una Los Angeles irreale di Mirko Martin.

A cura di Valentina Tanni la sezione più interessante: fotografia e new media. Intitolata "MAPS AND LEGENDS". La fotografia che vive in rete, come fosse un nuovo luogo, ne adotta i modi e i tempi. Mappe, leggende, gif animate, fotografie virtuali, reali e non di Google street view.
La sezione su fotografia e editoria curata da Marc Proust "UNPUBLISSHED- UNKNOWN" presenta una selezione di lavori ancora non pubblicati. Forse per contraddire chi ritiene che la pubblicazione sia, insieme allo scatto, indispensabile allo statuto ontologico della fotografia.
Moltiplicatore di sguardi ed esperienze il nuovo fotografia festival di Roma ci spinge verso un futuro sempre più reale e meno fantasioso in cui speranze e preoccupazioni rimangono però solo potenziali.
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FOTOGRAFIA
Festival Internazionale di Roma - IX Edizione
24 settembre - 24 ottobre 2010
MACRO TESTACCIO
Piazza Orazio Giustiniani, 4 Roma



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sabato 24 ottobre 2009

di Unknown

DADA E SURREALISMO RISCOPERTI


Marcel Duchamp, Orinatoio
Opere che oltre il plausibile e il razionale si composero in seno a due dei maggiori movimenti del ‘900 e oggi esibiti in tutto il loro caotico e ostico significato artistico : "Dada e Surrealismo riscoperti" questo il titolo della mostra a cura dello storico dell’arte, saggista, poeta e filosofo Arturo Schwarz nel Complesso del Vittoriano a Roma.
Riscoperti perché il curatore ha raccolto per questa occasione opere dei più importanti e conosciuti dadaisti e surrealisti del calibro di Duchamp, Man Ray, Magritte, ma anche e soprattutto opere di artisti meno noti sia alle penne della critica, sia all'occhio del pubblico più istruito ma che militarono nei due gruppi precisandone l’estetica.

Ma cosa hanno in comune dada e surrealismo? Secondo Schwarz non vi è un legame di filiazione ma piuttosto una comune volontà: sono stati gli unici due movimenti dell'avanguardia storica ad impegnarsi non solo in una rivoluzione visiva ma anche culturale, approdando ad una nuova filosofia di vita. Olii, sculture, readymade, assemblaggi, collage,video, disegni automatici e quasi trecento periodici a disposizione del pubblico che in un percorso fitto, denso e a tratti caotico urlano e per un istante sospendono il senso dell'arte.
Dada imbriglia la realtà e la investe di aura, schernisce antico e arte di tradizione, rinnega mani esperte di artisti , e loro status, rinnega il fare e se stessa, e tutto si riduce a tabula rasa. Il Surrealismo travalica la realtà vestendola di fascino immaginario e esiti inaspettati.

Il percorso espositivo ripercorre nella sua interezza il cammino figurativo di tanti dei protagonisti di questi due movimenti rivoluzionari, senza trascurare i precursori. Testimonia nella parte dedicata al Surrealismo, l’attività degli artisti che parteciparono ad almeno una delle sei principali mostre collettive dirette da Breton. Il cammino prosegue ripercorrendo, attraverso i suoi protagonisti, le tre importanti mostre del dopoguerra che testimoniano lo sviluppo e la diffusione internazionale del Surrealismo.

Volendo evitare un excursus storico su ciò che furono dada e surrealismo mi limito a segnalarvi una delle mie "Riscoperte" riguardo il complesso corpus esposto.
Curiosi nelle prime sale gli schizzi ludici di Breton e i suoi amici nati attraverso la tecnica del "Cadavere eccellente" consistente nella compilazione di frasi e figure eseguite su una serie di carte che si susseguono alla cieca tra i partecipanti, senza che nessuno possa vedere la parte inventata da chi lo precede. Il risultato sono storie affatto sensate, in cui figure umane e non si ritrovano imbrigliate in gesti e luoghi a loro non deputati proprio come, nella sala attigua, "l'urinatoio", " la ruota di bicicletta" e gli altri ready made che tramite la semplice scelta dell'artista, obbediscono ad una sospensione di funzione e perdita di senso, in virtù del loro presunto statuto artistico. Storie e oggetti ancor oggi in bilico tra il semplice quotidiano e il sensazionale artistico.
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